La battuta è sempre la stessa, il copione anche: «La Grecia deve mantenere gli impegni», o più goliardicamente, «La Grecia deve fare i compiti». Punto e basta, senza «se» e senza «ma», altrimenti il destino del Paese ellenico sarà lontano dall’eurozona.
Il piano B dell’Europa
Le previsioni su questa possibilità si stanno accavallando e sovrapponendo sempre di più sui principali organi d’informazione in questi ultimi giorni, ma ormai sembra chiaro che nonostante tutte le dichiarazioni dei primi ministri e dei vertici europei sulla volontà di far restare la Grecia nel gruppo, si stia già pensando a un piano B. Ed è anche quanto ha affermato il commissario europeo al commercio Karel De Gucht al quotidiano belga «De Standaard»: «Un anno e mezzo fa ci poteva essere il pericolo di un effetto domino, ma oggi ci sono, sia all’interno della Bce sia all’interno della Commissione europea, servizi che stanno lavorando su scenari d’emergenza nell’eventualità che la Grecia non ce la faccia». In breve, se la Grecia esce dall’euro, non ci sarà nessun problema per una prosecuzione stabile ed equilibrata dell’euro. Un concetto, peraltro, che è stato ribadito anche dal ministero delle Finanze tedesco: «Il governo della Germania ha il dovere di prepararsi all’eventualità di un’uscita della Grecia dall’euro».
Poi è arrivata la smentita
Affermazioni che hanno fatto scalpore e che sono state subito seccamente smentite dalla Commissione europea, per voce di Mina Andreeva: «Questo non è lo scenario al quale stiamo lavorando», ha dichiarato. «Tutto quello che abbiamo fatto finora e che stiamo facendo rientra nella prospettiva di mantenere la Grecia nell’euro. Non commentiamo scenari irrealistici».
Ci si appella tuttavia alla razionalità dei greci alle prossime elezioni, la Grecia deve rispettare gli impegni presi, quindi, deve rispondere alle misure di austerity stabilite dal governo: in conseguenza di ciò il voto del prossimo 17 giugno darà una risposta definitiva ai vertici Ue. I cittadini sono chiamati, più che alla scelta di un candidato, a esprimere la loro preferenza sul rimanere nell’eurozona o uscirne: secondo un sondaggio il 70% vorrebbe restare in Europa, ma a fronte dei sacrifici richiesti e alla propaganda anti-europeista delle sinistre radicali e delle ali più estreme, il futuro del Paese risulta ancora molto incerto.
E non può poi essere così lontano dalla realtà il pensiero che l’Europa stia varando un piano B, nonostante tutte le dichiarazioni di facciata.
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