Cosa vuole l’ISIS veramente?

Flavia Provenzani

14/11/2015

16/11/2015 - 20:23

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Il pericolo ISIS è da tempo sottovalutato dall’occidente. Ma cosa vuole l’ISIS veramente? La risposta è necessaria per poter riuscire a combattere lo Stato Islamico, ma è tutto già scritto.

Cosa vuole l’ISIS veramente?
Lo Stato islamico non è un semplice un gruppo di psicopatici: si tratta di un gruppo religioso con credenze attentamente considerate: una su tutte, l’ISIS crede di essere una figura chiave per un’apocalisse imminente e che abbia un ruolo fondamentale nel Giorno del Giudizio.

- Leggi anche: Terrorismo: come possiamo difenderci?

Cos’è lo Stato Islamico
Da dove proviene l’ISIS e quali sono le sue intenzioni?
La semplicità di queste domande può essere ingannevole, e solo alcuni leader occidentali sembrano conoscere già le risposte.

Nel mese di dicembre, il New York Times ha pubblicato dei commenti confidenziali del generale Michael K. Nagata, comandante delle operazioni speciali per gli Stati Uniti in Medio Oriente, dove ammetteva di aver appena iniziato a capire cosa volesse veramente lo Stato islamico.

In riferimento alle intenzioni dell’ISIS ha dichiarato:

«Non abbiamo sconfitto l’idea, ma non abbiamo nemmeno capito l’idea.»

Lo scorso anno, il presidente Obama si è riferito allo Stato Islamico, varie volte, apostrofandolo come «non islamico».

Il gruppo ha preso la città di Mosul, Iraq, lo scorso giugno, e già governa su un territorio più grande del Regno Unito.

Abu Bakr al-Baghdadi è il leader dal maggio 2010, ma fino alla scorsa estate la sua apparizione video più recente era stata in alcuni frammenti a bassa risoluzione durante la prigionia sotto gli Stati Uniti Camp Bucca, durante l’occupazione dell’Iraq.

Poi, il 5 luglio dello scorso anno, dopo essere stato proclamato Califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, si è mostrato al pubblico dalla Grande Moschea di al-Nuri a Mosul, ha consegnato il Sermone del Ramadan, si è fatto riprendere ad alta definizione e bene in volto, e la sua posizione è passata ufficialmente da guerrigliero a comandante di tutti i musulmani.

L’afflusso di jihadisti che ne seguì, da tutto il mondo, senza precedenti in ritmo e il volume, sta continuando ancora oggi.

La nostra ignoranza sullo Stato islamico è in qualche modo comprensibile: è un regno eremita; pochi sono andati lì e poi sono tornati. Baghdadi ha parlato alle telecamere solo una volta.

Ma il suo indirizzo, con lo Stato islamico che punta sulla condivisione innumerevoli video di propaganda, è on-line, e i sostenitori del califfato hanno lavorato con forza per rendere il progetto dell’ISIS riconoscibile a tutti.

Cosa vuole l’ISIS?
Possiamo riassumere dicendo che l’ISIS rifiuta la pace come una questione di principio; che ha fame di genocidio; che le sue opinioni religiose lo rendono costituzionalmente incapace di alcuni tipi di cambiamento, anche se questo cambiamento potrebbe garantire la sua sopravvivenza; e, infine, si considera un presagio di un’ imminente fine del mondo.

Lo Stato islamico, noto anche come lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS), segue una serie di convinzioni distintive dell’Islam circa il percorso strategico da seguire in preparazione al Giorno del Giudizio, e il che può aiutare l’Occidente a conosce il suo nemico e prevedere il suo comportamento.

La realtà è che lo Stato Islamico è islamico. Molto islamico. Sì, ha attirato psicopatici e persone in cerca di avventura, in gran parte dai Paesi ostili al Medio Oriente e dall’Europa.
Ma la religione predicata dai suoi seguaci più ardenti deriva dalle interpretazioni coerenti e imparate dall’Islam.

Ed è qui la chiave.

Praticamente, ogni decisione importante e ogni legge promulgata dallo Stato islamico aderisce a quello che definisce, nei suoi comunicati e dichiarazioni, sui cartelloni pubblicitari, targhe, articoli di cancelleria e monete, «la metodologia profetica», il che significa sefuire la profezia e l’esempio di Muhammad, puntualmente in ogni dettaglio.

I musulmani possono respingere lo Stato islamico; quasi tutti lo fanno.

Ma far finta che non sia in realtà un gruppo religioso, con una teologia che deve essere compresa per port essere combattuta, ha già portato gli Stati Uniti a sottovalutare la situazione. Avremo bisogno di conoscere la genealogia intellettuale dello Stato islamico se vogliamo reagire in un modo che non lo rafforzi, ma che invece lo aiuti ad auto-immolarsi nel suo zelo eccessivo.

Fonte: The Atlantic, articolo originale datato febbraio 2015

Argomenti

# Iraq
# ISIS

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