Cosa sono i Certificati di credito del Tesoro? Tutto quello che c’è da sapere su CcT e CCTeu

Marta Panicucci

6 Aprile 2013 - 08:30

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I CcT sono classificabili come titoli a indicizzazione finanziaria emessi in euro a partire dal gennaio del 1999. Sono strumenti di copertura del debito pubblico costituiti da titoli al portatore o all’ordine a medio-lungo termine e forniscono un tasso variabile che viene determinato aggiungendo una maggiorazione (spread) fissa al tasso di rendimento dei BoT. I CcT possono avere una durata compresa tra 2 e 10 anni e un taglio unitario minimo di 1.000 euro.

Indicizzazione

Il meccanismo di indicizzazione prevede che la prima cedola venga fissata al momento stesso dell’emissione. Le cedole successive poi, sono determinate sulla base del rendimento lordo, calcolato in base al prezzo ufficiale d’asta dei BoT semestrali così come risulta dall’ultima asta del mese precedente l’entrata in maturazione delle cedole stesse. Prendendo quindi come esempio una cedola pagata al primo di luglio, questa cedola entra in maturazione il primo di gennaio e l’asta a cui fa riferimento è quella del mese di dicembre.

Questo meccanismo di indicizzazione è entrato in vigore a partire dal 1995 sostituendo il precedente meccanismo di calcolo che resta comunque in vigore per tutte le cedole emesse fino a quel momento. Il precedente meccanismo prevedeva che le cedole venissero determinate sulla base della media dei rendimenti lordi dei BoT a 12 mesi risultati dalla quattro aste relative al bimestre che precedeva di un mese l’entrata in maturazione della cedola.

Spread o maggiorazione

Lo spread rispetto al rendimento dei BoT, determinato dal Tesoro al momento dell’emissione e fisso per tutta la durata del CcT, è compreso tra 0,30% e 1%. Questa maggiorazione consiste in una cedolina addizionale nata per compensare gli investitori per la minor liquidità di un CcT rispetto a quella di un BoT.

Mercato e rendimento

I CcT sono collocati mediante asta marginale e, coma accade per i BTp, vengono ammessi d’ufficio alla quotazione in borsa il giorno successivo a quello dell’asta. Sono negoziati sull’MTS, ovvero il mercato secondario dei Titoli di Stato.

Il calcolo del rendimento di un CcT rappresenta un’evidente semplificazione, poichè il valore delle cedole future di un CcT dipende dall’evoluzione del rendimento dei BoT che è ignota. Si ipotizza quindi che tali rendimenti futuri saranno uguali a quello registrato nell’ultima asta BoT preso come punto di riferimento. Tale ipotesi però manca di cogliere il reale profilo di rendimento di un titolo a tasso variabile come un CcT.

Cosa sono i CCTeu?

I CCTeu sono simili ai CcT fatta eccezione per il meccanismo di indicizzazione che, in questi nuovi titoli, è collegata al tasso Euribor a 6 mesi.

Il CCTeu è destinato a sostituire gradualmente i vecchi CcT (che non verranno più emessi regolarmente) anche mediante successive operazioni di concambio, con tempi e modi idonei a garantire liquidità ed efficienza per entrambi.

La struttura del nuovo strumento è simile a quella dei comuni floater emessi da altri emittenti dell’area euro (siano essi sovrani o istituzionali): prevede cedole semestrali calcolate in base al tasso Euribor 6 mesi rilevato il secondo giorno lavorativo antecedente il primo giorno di maturazione della cedola e una scadenza finale che, di norma, è pari a 7 anni.

L’indicizzazione della cedola al tasso Euribor 6 mesi è stata scelta con l’obiettivo di allargare la base degli investitori in strumenti floater emessi dal Ministero dell’economia e della finanza e rafforzare i livelli di efficienza e liquidità del mercato secondario di questi strumenti. Negli ultimi anni, gli attuali CcT, le cui cedole, come detto sopra sono legate all’andamento del rendimento in asta del BoT 6 mesi, hanno mostrato, in alcune occasioni, performance subottimali sul mercato secondario, con livelli di volatilità di prezzo inconsueti per la natura dello strumento. Questo andamento è riconducibile al profilo prevalentemente domestico del mercato dei CcT a differenza degli altri titoli di Stato. Il nuovo parametro, invece, è uno dei principali indicatori del mercato monetario dell’Eurozona e gode di ampia diffusione tra gli operatori del comparto obbligazionario europeo. Come tale, esso possiede quindi i presupposti affinché il nuovo strumento benefici di una penetrazione maggiormente diversificata nei portafogli di operatori nazionali ed internazionali.

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