Cos’è l’MMA, lo “sport violento” praticato dagli assassini di Willy Fonteiro Duarte

L’MMA è una disciplina di combattimento diventata tristemente nota in questi giorni per l’omicidio del giovane Willy Fonteiro Duarte. Ma di cosa si tratta e quali sono le regole e i limiti di questo sport considerato “violento”?

Cos'è l'MMA, lo “sport violento” praticato dagli assassini di Willy Fonteiro Duarte

Cos’è l’MMA, acronimo di Mixed Martial Arts (ovvero arti marziali miste), pratica sportiva di cui erano appassionati i fratelli Marco e Gabriele Bianchi arrestati insieme ad altri due ragazzi per l’omicidio del 21enne Willy Monteiro Duarte a Colleferro.

L’MMA è una disciplina sportiva, praticata da uomini e donne, diventata sempre più di moda negli ultimi anni in diverse parti del mondo, in particolare negli USA ma di recente anche in Italia. Si tratta di una tecnica di combattimento che combina diverse discipline: dalla boxe al wrestling, dal judo al jujitsu. Pugni, calci e tecniche di corpo a corpo e sottomissione, tutto è concesso agli atleti sul ring, seppure nel pieno e totale rispetto delle regole e dell’avversario.

L’MMA dunque è davvero uno sport violento? Cosa è consentito e cosa invece è vietato durante uno scontro? Ecco la storia e le regole di questa disciplina.

Cos’è l’MMA: origini e storia

La Mixed Martial Arts è uno sport da combattimento a contatto e ha origini molto antiche, affondando le proprie radici nella disciplina praticata nell’Antica Grecia chiamata “pancrazio”. Nel 648 a.C. questa pratica sportiva venne introdotta per la prima volta nei Giochi olimpici e prevedeva una combinazione di pratiche come lotta e pugilato. Il regolamento all’epoca consentiva agli atleti di ricorrere a ogni tecnica possibile per mettere al tappeto l’avversario, comprese quelle più cruente, tanto che il combattimento veniva considerato al limite fra disciplina sportiva e pratica bellica.

Negli anni, a partire dal pancrazio, in varie parti del mondo si sono sviluppate diverse pratiche di lotta libera, ma le MMA moderne nascono in Brasile attorno al 1970, prendendo le mosse dal “Vale Tudo” (“Vale Tutto”) brasiliano. Solo negli anni ’90 però diventano popolari a livello internazionale grazie ai primi tornei americani indetti dall’UFC (Ultimate Fighting Championship), la più famosa organizzazione di MMA professionistiche.

Se in un primo momento le competizioni erano state concepite come un confronto diretto fra atleti esperti in discipline differenti, con lo scopo di individuare l’arte marziale più efficace, oggi l’MMA è uno sport a sé stante con precise regole, tecniche di combattimento specifiche e limitazioni.

Regole generali e tecniche di combattimento

Come già accennato, l’MMA è uno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento permette l’utilizzo sia di tecniche di percussione, come calci, gomitate, pugni e ginocchiate, sia di tecniche di lotta ossia leve, strangolamenti e proiezioni. Le regole di un combattimento MMA variano da Paese a Paese e da organizzazione a organizzazione, in generale però ci sono alcuni aspetti che restano uguali.

Il termine tecnico per indicare due combattenti che lottano tra loro è “match” (ovvero “incontro”), questo si svolge in un ring fatto da reti metalliche e imbottiture, definito proprio per questo “cage” (“gabbia”). Un match è costituito di solito da 3 turni (o round) con la possibilità di andare a 5 turni se c’è in gioco una cintura. Ogni round dura dai 3 ai 5 minuti e tra un round e l’altro è previsto un tempo di recupero della durata di un minuto.

Ogni incontro parte sempre con i due lottatori (o fighter) in piedi, che in seguito però possono proseguire lo scontro a terra. Gli atleti possono vincere per knock-out, per punti o per sottomissione, ovvero costringendo l’avversario alla resa tramite leva o strangolamento. Ecco alcuni termini tecnici impiegati in questo sport:

  • Striking: fase di combattimento basata sulle percussioni. Poiché nelle MMA sono vietate le testate, le percussioni concesse a un lottatore sono: gomitate, ginocchiate, calci, pugni, colpi a mano aperta, ma anche spallate e colpi di avambraccio;
  • Grappling: stile di lotta che si svolge in piedi e a terra che ha come fine ultimo la sottomissione dell’avversario senza l’uso di percussioni. La sottomissione (“submission”) che può essere uno strangolamento, una presa dolorosa o una leva a un’articolazione, costringe l’avversario ad arrendersi e ad ammettere (con un segnale verbale o fisico) che non può liberarsi dalla presa, riconoscendo così la propria sconfitta;
  • Clinch: fase del combattimento durante la quale i due lottatori si immobilizzano stando in piedi con l’obiettivo di impedire all’avversario di infliggere colpi efficaci. Vi sono due tipi di clinch: quello tipico dalla lotta greco-romana che consiste nello stringere con le braccia il busto dell’avversario per avere il controllo del suo corpo e ottenere una proiezione; quello derivante dalla Muay Thai in cui un lottatore stringe con le braccia la nuca e il collo dell’avversario con l’obiettivo di bloccargli la testa e infierire con le ginocchia;
  • Ground and Pound: il termine vuol dire letteralmente “tenere a terra e picchiare forte”. Consiste nel conquistare una posizione dominante sull’avversario a terra e nel colpirlo ripetutamente con percussioni (pugni, gomitate e ginocchiate);
  • Takedown: tecnica di proiezione dell’avversario a terra tipica della lotta libera. Il lottatore che ricorre a questa tecnica si dirige verso l’avversario per afferrargli una o due gambe e condurlo a terra. Se la gamba afferrata è una sola si tratta di una single leg takedown, quando le gambe afferrate sono due si ha un double leg takedown;
  • Tap out: azione che compie un fighter nel battere una delle mani ripetutamente a terra o sul corpo dell’avversario con lo scopo di dichiarare la propria resa, generalmente causata da una presa di sottomissione o da un infortunio.

Restrizioni e limiti

Rispetto al passato le competizioni di arti marziali miste al giorno d’oggi si svolgono in maggiore sicurezza. In principio infatti, le regole in questo sport erano poche e gli unici colpi proibiti erano quelli considerati “sleali”, ovvero colpi ai genitali e accecamento dell’avversario. Inoltre l’unico strumento di protezione consentito erano i guanti.

Attualmente invece durante i match è obbligatorio l’uso di protezioni come sospensorio, bendaggi sotto guanto e paradenti. Sono aumentati i colpi considerati proibiti (a seconda del set di regole utilizzato): è vietato per esempio dare ginocchiate in volta al combattente che si trova a terra o in ginocchio; non è permesso colpire l’avversario dietro la testa o alla schiena; non è permesso sputare, graffiare o mordere l’avversario.

A ogni incontro è sempre presente un team di medici specializzato che controlla lo stato di salute degli atleti prima, dopo e durante le pause tra un round e l’altro. Inoltre sul volto dei due combattenti viene spalmata una particolare crema che serve a chiudere i tagli che possono essere provocati sul viso.

Altra regola essenziale è che i lottatori per combattere tra loro devono essere dello stesso peso. Per garantire questo esistono infatti delle categorie di peso, che cambiano di federazione in federazione, ma che in generale sono (per gli uomini):

  • Pesi atomo (Atomweight): fino a 48 kg circa
  • Pesi paglia (Strawweight): da 49 kg a 52 circa
  • Pesi mosca (Flyweight): da 53 kg a 57 kg circa
  • Pesi gallo (Bantamweight): da 58 kg a 61 kg circa
  • Pesi piuma (Featherweight): da 62 kg a 66 kg circa
  • Pesi leggeri (Lightweight): da 67 kg a 70 kg circa

Nelle federazioni femminili sono molto diffuse categorie di peso come i pesi paglia (fino ai 52 kg) e i pesi atomo (fino ai 48 kg).

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