CONSOB, BANCHE - Il presidente della Consob Giuseppe Vegas ha ribadito che a partire da Giovedì, il divieto sulle vendite allo scoperto di tipo «naked» - in cui il venditore non consegna l’azione al momento della conclusione dell’ordine - saranno estese a tutte le categorie di titoli del listino.
All’inizio di novembre, la Consob aveva annunciato il divieto di vendite allo scoperto naked su tutti i mercati azionari regolamentati per ridurre la volatilità del mercato, una decisione che sarà effettiva dalla mezzanotte del 1° dicembre.
In un’intervista pubblicata Mercoledì dal quotidiano La Repubblica, Giuseppe Vegas ha anche fatto esplicito riferimento ai requisiti imposti dall’Autorità bancaria europea. Secondo il presidente della Consob i criteri stabiliti dall’EBA, in materia di ricapitalizzazione delle banche, ritenuti sono «oggettivamente discutibili».
Vegas chiede che vi sia «un ripensamento» delle regole per il calcolo dei requisiti patrimoniali, perché “l’introduzione di criteri penalizzanti di ripatrimonializzazione ha un effetto di ridurre la capacità delle banche di erogazione dei prestiti”. Il pericolo è che si inneschi un corto circuito finanza-economia reale.
Il nuovo regolamento UE rischia di provocare una nuova stretta creditizia, che potrebbe paralizzare l’economia dell’ Italia, ha messo in guardia il presidente dell’autorità del mercato azionario italiano.
«In Italia ci sono timori sulle banche. Il denaro non circola. Il rischio principale è lo sviluppo di una crisi del credito».
«In questo scenario, il rischio che una banca collassi è secondario. Se l’illiquidità dell’intero sistema paralizza l’economia, allora tutta l’Italia, e non solo un operatore, fallirà».
Secondo Vegas è necessario ripensare il ruolo della BCE, che oggi si limita all’acquisto del debito dei paesi periferici sul mercato secondario, e rivedere i trattati europei. «La Fed e la Banca d’Inghilterra stampano moneta. La Bce non può farlo. Allora, o cambiamo il ruolo delle Bce, oppure dobbiamo accettare il rischio che l’euro salti, e ogni Paese torni alla sua valuta nazionale».