Confindustria, attacco alla riforma del lavoro: così smorza la competitività delle imprese

Daniele Sforza

25 Maggio 2012 - 15:40

Confindustria, attacco alla riforma del lavoro: così smorza la competitività delle imprese

La riforma del lavoro continua a far discutere, e stavolta la steccata arriva direttamente dal neo-numero 1 di Confindustria, Giorgio Squinzi.

Confindustria contro la pressione fiscale

A quanto riporta la sua prima relazione all’assemblea annuale, Squinzi considera la riforma Fornero come una «riforma che modifica il sistema in più punti, ma non sempre in modo convincente». «Se la riforma delle pensioni è stata severa ma necessaria», ha dichiarato «quella del mercato del lavoro appare meno utile alla competitività del Paese e delle imprese di quanto avremmo voluto».

Sul banco degli imputati la pressione fiscale, principale causa del ricorso ad altre forme di contratto da parte delle aziende italiane, le quali non riescono a reggere il peso delle imposte. A suffragare questa teoria, in soccorso di Squinzi arrivano i dati: «In Italia il fisco incide per il 68,5%, contro il 52,8% della Svezia, il 46,7% in Germania, il 37,3% nel Regno Unito. Da qui ne deriva che il Paese ha urgente bisogno di una riforma che inverta la rotta e che sia attuata con cura e attenzione, riducendo la pressione fiscale su imprese e lavoro». La proposta di Squinzi (e delle aziende) è quella di utilizzare gli introiti derivati dalla lotta all’evasione fiscale come un supporto finalizzato a ridurre le tasse a chi le ha sempre pagate, ma soprattutto a quelle imprese che producono ricchezza nel Paese.

La crescita è vista come obiettivo perseguibile, ma solo se alle imprese viene data la possibilità di lavorare seriamente, senza i pressanti sgravi fiscali: invece il panorama attuale prevede licenziamenti, riduzione dei posti di lavoro, fallimenti. Quindi, ciò che Squinzi auspica, è una riforma della pubblica amministrazione e del fisco, oltre all’esecuzione di veri tagli alla spesa pubblica.

La riforma va vista nel suo insieme

Il ministro Fornero ha voluto ribadire che la riforma va vista in tutta il suo insieme e non a comparti stagni: «Se ci si sforza di metterla insieme», ha detto «si capisce che questa riforma mira a incrementare la produttività del lavoro, che è il primo elemento per la crescita delle aziende e del Paese».
Sempre sulla riforma del lavoro e sulle polemiche che vi ruotano attorno, è intervenuto anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti: «Non c’è più niente da modificare a questo punto», ha dichiarato. «Basta, non ne possiamo più. Ogni volta che modificano il testo, lo peggiorano».