Recessione più intensa, ripresa dalla seconda metà del 2013. Non sono certo buone notizie quelle che provengono da via dell’Astronomia.
I danni della crisi sono analoghi a quelli di una guerra
Il Centro Studi di Confindustria fa il punto della situazione sul sistema Italia, e quel che ne viene fuori non è certo un’analisi ottimistica. Certo, «non siamo in guerra», ma «i danni economici in qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto: a essere colpite sono state le parti più vitali e preziose del sistema Italia». A essere state danneggiate, dunque, sono state prevalentemente «quelle parti dalle quali dipende il futuro del Paese».
«A sei anni dall’inizio della crisi», rileva il Centro Studi «nel 2013 l’Italia si troverà con un livello di benessere, misurato in Pil pro-capite, del 10% inferiore alla media 2007».
La metafora è chiara e lampante: «L’aumento e il livello dei debiti pubblici sono analoghi, in quasi tutte le economie avanzate, a quelli che si sono presentati alla fine delle guerre mondiali. Una sorta di guerra c’è stata ed è tuttora in corso, combattuta in Europa e in Italia».
Cifre allarmanti
Il calo è «pari quasi a 2.500 euro in meno (prezzi costanti dal 2005)», prosegue il Centro. «Una perdita difficilmente recuperabile in assenza di riforme incisive che riportino il Paese su un sentiero di crescita superiore al 2% annuo come è alla sua portata».
Nonostante il miglioramento dei conti pubblici, «si allontana il pareggio di bilancio». Il deficit pubblico nel 2012 sarà del -2,4%, mentre nel 2013 si attesterà al -0,3%, dati peggiori delle stime iniziali.
«Siamo nell’abisso», sono le parole di Luca Paolazzi, capoeconomista di Confindustria.
Un abisso nel quale sprofonderà anche l’occupazione: 482mila posti di lavoro in meno dal 2008, disoccupazione record entro la fine del 2012, al 12,4%.
Pressione fiscale dal 54,2% del 2012 al 54,6% del 2013, con le entrate fiscali che avranno un incremento del 5,2% quest’anno e del 2,6% per il prossimo.
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