Riforma costituzionale, nuovo art.117: allo Stato competenza esclusiva su ambiente e tutela del paesaggio

Ma anche su produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia. Tensione alta a San Benedetto del Tronto, in zona Agraria si vuole realizzare un impianto di stoccaggio gas in sotterraneo.

La riforma costituzionale Renzi-Boschi si dice che renderà più rapida e più moderna la gestione delle competenze dello Stato e delle Regioni.

Sulla rapidità proprio non ci siamo. Al riguardo il futuro parlamento avrà il Senato che diventerà di fatto delle Regioni e alla Camera che, con l’Italicum, un partito con il 25% dei consensi avrà con il premio di maggioranza oltre il 50% dei deputati. La rapidità dipende dai contrasti nella maggioranza di governo. Ad esempio, il Lodo Alfano e la legge Fornero sulle pensioni sono state approvate in 20 giorni.

Si tenga conto che al momento la gestione dell’Unione europea viene regolata tra organismi non eletti dai cittadini come la Bce, Commissione Europea e Consiglio Europeo, e i governi. Il Parlamento italiano per l’80% ratifica direttive europee e il governo Renzi opera con decreti legge oppure ponendo la fiducia.

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L’accentramento dei poteri è caratteristica di uno Stato pre-moderno e appare chiaro che si tornerà indietro di decenni. Eloquente al riguardo è l’art.31 della riforma costituzionale Renzi-Boschi che modifica l’art.117.

Una serie di materie passeranno dalla gestione delle Regioni allo stato e si ribalterà la riforma del titolo V della Costituzione realizzata nel 2001. Alcune di queste materie sono fondamentali a livello di ambiente come anche la tutela e valorizzazione dei beni culturali nonché ambiente ed ecosistema e disposizioni generali e comuni per il governo del territorio.

Chi deciderà dove finiscono le disposizioni generali e comuni del governo del territorio e iniziano quelle specifiche?

Il passaggio allo stato non appare uguale per tutte materie. Le opere pubbliche sono presentate in modo più chiaro e meno soggette a possibili conflitti di attribuzione ma proprio per la mancanza di consultazione con le regioni queste materie potrebbero far esplodere conflitti e questo non sarebbe certo modernità.

Si tenga conto che un contenzioso come quello che ha contrapposto 10 regioni al governo in materia di estrazione di gas e petrolio con il ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione non sarà più possibile quando entrerà in vigore il nuovo art. 117.

A San Benedetto del Tronto è alta la tensione perché è previsto un impianto di stoccaggio gas in zona Agraria che, essendo questa una città che vive esclusivamente di turismo, vedrebbe azzerarsi l’economia urbana perché l’ambiente ne sarebbe fortemente compromesso. Sia chiaro e senza equivoci: alberghi, ristoranti, chalet e bar non sono de-localizzabili.

L’11 giugno in un incontro Pubblico sulla «Revisione della Costituzione e conseguenze su energia, infrastrutture e Stoccaggio Gas» a San Benedetto del Tronto con moderatore Pier Paolo Flammini e con relatori prof. Enzo di Salvatore (docente di Diritto Costituzionale Unv. di Teramo) e Adriano Mei (Coordinatore dei Comitati in Rete) alla presenza di un pubblico sono state messe in evidenza le conseguenze del Referendum del 16 ottobre su questa riforma costituzionale sul territorio se vincesse il si.

Di particolare rilievo l’attenzione è stata sul comma V: Produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia.

I riflessi che questa riforma potrebbe avere sull’iter ancora in corso per quest’impianto di stoccaggio del gas sono enormi. In sintesi lo scenario ipotizzato da Di Salvatore se vincesse il si è che si dovrebbe tenere conto dei no a quest’impianto ma con una legge ordinaria retroattiva si potrebbero annullare gli effetti e agire in funzione della nuova costituzione in totale autonomia senza che le popolazioni locali potrebbero opporsi nelle sedi istituzionali.

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