L’oro è sceso ai minimi da luglio scorso in area 1520$ l’oncia, continuando la fase discendente in corso da inizio novembre quando le quotazioni erano ancora in area 1800$ l’oncia. Ad inizio settembre, invece, l’oro aveva anche toccato quota 1920$/oz, che resta così il massimo storico. Il prezioso metallo giallo ha perso progressivamente appeal, nonostante le turbolenze sui mercati finanziari tutt’ora in corso provocate soprattutto dalla grave crisi dei debiti sovrani nella zona euro.
Da bene rifugio l’oro è passato al nuovo status di asset speculativo, complice le quotazioni esagerate raggiunte negli ultimi anni. Non bisogna dimenticare che l’oro dieci anni fa quotava sotto 300$ l’oncia e che è stato l’asset con la maggiore rivalutazione dopo la bolla di internet del 2000. Insomma, si può parlare di una vera e propria bolla che ora sta scoppiando creando i presupposti per un crollo spettacolare.
Per il prossimo anno le pressioni al ribasso dovrebbero continuare, soprattutto nei primi 3-6 mesi. E’ molto probabile che i prezzi scendano sotto 1500$ l’oncia e raggiungano almeno quota 1460-1450$ l’oncia. Considerando la volatilità attuale dell’oro, le quotazioni potrebbero oscillare tra 1400$ e 1700$ l’oncia nei primi 6 mesi del 2012. Tuttavia, non sono da escludere dei picchi ribassisti attualmente impensabili come 1300$ o addirittura 1000$ se il bearish trend dovesse assumere proporzioni sempre maggiori. D’altronde la storia ci insegna che, quando scoppiano le bolle, le quotazioni subiscono tracolli eclatanti e questo non è ancora il caso dell’oro.
Bisogna anche considerare che dal punto di vista fondamentale, il rallentamento economico mondiale previsto nel prossimo anno potrebbe creare i presupposti per una drastica diminuzione della domanda per gioielleria ed uso industriale. Insomma, sia i fattori tecnici che quelli fondamentali inducono a credere che il gold possa ancora trascorrere mesi di grandi difficoltà. L’ipotesi di un miglioramento del quadro tecnico si potrebbe avere soltanto in caso di brusco declino delle quotazioni del dollaro americano, al quale l’oro è legato da una forte correlazione inversa. Il greenback resta, insieme allo yen, la valuta rifugio per eccellenza e questo status dovrebbe restare immutato anche il prossimo anno.
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