Negli ultimi giorni è avvenuto un sell-off generalizzato sulle materie prime, che in realtà erano in continua salita da diversi mesi. Andiamo ad analizzare le commodity più importanti, in particolare quelle più legate a doppio filo con i movimenti del dollaro americano e delle valute in generale: oro, argento e petrolio. L’oro ha toccato un nuovo top storico lo scorso lunedì 2 maggio a 1.576,1$/oz. Da questi livelli è partita una forte discesa fino in area 1.462$/oz, minimo più basso dal 15 aprile scorso) per una performance negativa del 7,8% circa e oltre 100 dollari di perdita. La trendline rialzista che parte dai minimi dello scorso 28 gennaio sta tenendo ancora a galla il trend rialzista di medio-lungo periodo, aprendo la strada per un rimbalzo tecnico (ora siamo in area 1.485$). Tuttavia, occhio all’eventuale perdita di area 1.460-1.450$: in questo caso potrebbe iniziare un trend ribassista più pronunciato con target a 1.400$ prima e 1.380$ poi.
Passiamo all’argento. Il prezioso metallo grigio ha toccato i top storici a 49,77$ lo scorso 25 aprile e a partire da lunedì 2 maggio ha completato il pattern di inversione 123 High. Considerando il minimo odierno (33,1$), i prezzi sono scesi del 50% nelle ultime 10 sedute: performance tanto negative da far pensare a uno scoppio di una bolla speculativa. Oggi i prezzi stanno rimbalzando, ma la volatilità di breve è su livelli elevatissimi. Tuttavia, considerando che siamo su una zona di supporto rilevante sul daily chart, direi che un rimbalzo fino in area 39,7-40$ potrebbe avvenire nei prossimi giorni.
Infine, il petrolio che stamattina ha toccato il minimo più basso dallo scorso 22 febbraio a 94,66$ al barile. Dal top delle ultime 5 sedute di 114,79$, i prezzi sono scesi più del 21%. Ora è in atto la formazione di una pin candle su base daily, ma anche qui la volatilità è troppo elevata per fare valutazioni più precise. Oggi i prezzi sono stati respinti in area 100,9$, per cui mi sembra necessario un consolidamento sotto 100$ prima di una ripresa più robusta.
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