La prima seduta della nuova ottava sui mercati finanziari è iniziata all’insegna delle vendite, che stanno accompagnando anche Wall Street dopo il tonfo delle borse europee. La nuova ondata di avversione per il rischio che sta colpendo i mercati ha impattato negativamente non solo su equity e valute high risk (in particolare l’euro), ma anche sulle commodity. Il petrolio Wti, ad esempio, è sceso sotto 98$ al barile e potrebbe effettuare il breakout ribassista di 97.5$/bl nelle prossime ore per puntare poi al target successivo di 95.8$ - 95.5$ al barile.
La forza del dollaro americano sta creando problemi a tutte le materie prime, in particolare i metalli preziosi. L’oro, come segnalatto venerdì, era interessato da una congestione con bassa volatilità poco sopra la soglia psicologica di 1700$ l’oncia che era diventato un “floor” fondamentale nel breve periodo. Oggi è arrivata la rottura decisiva, che ha portato i prezzi fino a sotto 1660$ l’oncia. Ora è in corso un return move verso la resistenza, ex supporto, di 1670$ l’oncia. Se questo pullback dovesse essere negativo, è lecito attendersi una nuova gamba ribassista fino a 1600$ nel giro di un paio di giorni.
Occhio poi all’argento che sembra inserito all’interno di una fase di distribuzione molto ampia. I prezzi hanno già rotto al ribasso i supporti di 31.4$/oz prima e 31.1$ poi. Ora i prezzi sono diretti verso il supporto giornaliero di 30.5$ l’oncia: in caso di breakout ribassista il target diventerebbe sicuramente 30$/oz prima e 29.5$/oz poi.
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