Commercio internazionale ed economia: per vederci più chiaro

Per commercio internazionale si intende lo scambio di prodotti, servizi e beni capitali attraverso i confini nazionali. Si tratta di un’attività che vale cifre imponenti ed è considerata centrale per la formazione del Pil di molti paesi.

Per molte nazioni le importazioni sono fondamentali per la produzione di beni. In assenza di commercio, tanto i consumatori quanto i produttori sono costretti a sviluppare beni sostitutivi o devolvere buona parte dei loro guadagni nell’acquisto di prodotti, laddove la domanda non è in grado di adattarsi oppure l’offerta nazionale è inadeguata.

Alcuni concetti

Parlando di commercio internazionale bisogna iniziare dai concetti di specializzazione e vantaggio comparato.

È logico intuire che i paesi possano beneficiare dal commercio internazionale se c’è sempre qualcuno che fa qualcosa, meglio di qualcun altro (ad esempio producendo beni ad un costo inferiore). Ma cosa succede se una compagnia è la migliore in ogni bene? Questa è la situazione che si definisce come vantaggio assoluto.

Tuttavia, anche in una situazione di vantaggio assoluto si possono trarre benefici dal commercio. Dal momento che un paese non può essere superiore nella produzione di ogni bene, ci saranno sempre differenze di costi per la produzione dei vari prodotti. Ed è in questo senso che entrano in gioco i vantaggi comparati. Poiché due paesi avranno sempre efficienza e costi relativi, entrambi potranno trarre beneficio dal commercio e il paese con il vantaggio assoluto continuerà a beneficiare indirizzando le proprie risorse in quelle aree in cui è più produttivo e continuando a vendere il proprio prodotto agli altri.

La specializzazione si riferisce a questo processo: i paesi (così come gli imprenditori) possono massimizzare il proprio welfare specializzandosi nella produzione di quei beni nei quali sono maggiormente efficienti, beneficiando così di maggiori vantaggi sui propri rivali.

Bilancia commerciale e bilancia dei pagamenti

La bilancia commerciale di un paese, in breve, tiene traccia dei flussi finanziari con i partner commerciali di una nazione. La bilancia commerciale include dunque i pagamenti effettuati per importazioni ed esportazioni. Le esportazioni creano un’entrata positiva, le importazioni una negativa. Detto ciò, la bilancia commerciale dovrebbe teoricamente sempre bilanciarsi allo zero.

Un deficit (più importazioni che esportazioni) dovrà essere bilanciato dagli investimenti stranieri, un calo nelle riserve o un aumento del debito. D’altra parte, un surplus sarà bilanciato dall’uscita dei capitali o dall’aumento delle riserve.

Assieme alla bilancia commerciale c’è la bilancia dei pagamenti. La bilancia dei pagamenti rappresenta il bilancio primario (esportazioni meno importazioni) assieme al netto degli interessi e dei dividendi, e a quello dei trasferimenti monetari.

Gli ostacoli al commercio

Sebbene il libero commercio sia generalmente inteso come positivo, i paesi applicano periodicamente determinate barriere a tale libertà. Più specificamente, su taluni beni importati, vengono applicate delle imposte che rendono i prodotti più costosi e meno competitivi rispetto a quelli nazionali.

Sebbene in passato questa pratica fosse intesa per lo più a rimpinguare le tasche dei governi, oggi viene praticata in modo particolare per proteggere il settore produttivo nazionale e/o punire altri paesi ritenuti “sleali” (ovvero quando le importazioni da un determinato paese stanno causando l’impoverimento delle industrie nazionali).

I sussidi, invece, rappresentano i pagamenti che i governi nazionali concedono alle industrie nazionali per la produzione di beni e servizi. Fornire sussidi alle imprese significa aumentare la produzione e poter abbassare i prezzi, in modo che i prodotti di origine nazionale diventino più competitivi rispetto a quelli importati.

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