Clienti in negozio senza mascherina: cosa si rischia?

Cosa rischiano oggi gli esercenti nel caso in cui facciano entrare clienti senza mascherina. Tra commercianti e clienti chi sbaglia paga.

Clienti in negozio senza mascherina: cosa si rischia?

Cosa si rischia a far entrare un cliente senza mascherina all’interno del proprio negozio? E, dall’altra parte, quali sono le conseguenze per chi decide di entrare in un esercizio commerciale senza indossare l’ormai consueto dispositivo di sicurezza?

Le regole sono state chiarite nel decreto legge n° 33 e sono entrate in vigore il 16 maggio scorso.

Le regole da seguire nei negozi

Il punto di caduta della tenuta del rapporto commerciante e cliente potrebbe essere proprio l’uso della mascherina: obbligatoria in tutti gli esercizi commerciali al chiuso e anche se la cassa fosse all’aperto, sempre, al momento del pagamento.

Il sopracitato decreto contiene un testo di norme generali, che ha fatto un po’ di ordine ed ha chiarito le sanzioni e dettato le regole anche per la riapertura al pubblico di locali ed esercizi commerciali, sia al chiuso sia all’aperto. Entro sessanta giorni dovrà essere convertito in legge dal Parlamento e potrebbe subire ancora qualche piccola modifica.

Nel frattempo, però, le norme sono in vigore ed alcune sono dettagliate in modo diverso dalle singole regioni, come ha stabilito l’ultimo Dpcm del presidente del Consiglio dei Ministri, che il 17 maggio ha riconosciuto il lavoro della Conferenza delle regioni ed i protocolli dettagliati per tipologia di attività, sottolineando al primo posto il divieto di assembramento ed il rispetto, sia al chiuso che all’aperto, della distanza minima di un metro tra due persone.

Come ha riepilogato l’avvocato Cristian Sinigaglia a Money.it, anche l’Italia del commercio, per l’estate e fino a nuovo ordine, dovrà mettersi a norma con tutte le regole per l’igienizzazione degli ambienti, l’aereazione e il ricambio d’aria più volte al giorno. Un occhio estremamente vigile sarà rivolto ai condizionatori d’aria che, in alcune regioni, verranno disinfettati con l’utilizzo di modalità dettagliate (alcol sulle lamine) mentre, in altre, si seguiranno semplicemente le linee guida dell’Istituto Superiore di sanità, ma ai commercianti spetterà un vero e proprio obbligo in più: quello di far rispettare le regole ai clienti.

Infatti, se nei locali fino a 40 metri quadri si entra uno per volta, in quelli più grandi e con articoli di generi diversi si dovrebbe dichiarare all’ingresso dove si intende andare e cosa occorra davvero. Il senso delle regole è restare il meno possibile fermi in un reparto, senza distrarsi troppo tra un capo e l’altro (abbigliamento) o tra un prodotto e l’altro.

Il distanziamento è la regola principe e nei negozi di generi alimentari, dove si scelgono e si prendono i prodotti, vanno indossati anche i guanti usa e getta oppure, in alternativa, vanno ben igienizzate le mani.

Alla cassa, poi, il POS per i pagamenti elettronici andrebbe igienizzato dopo ogni digitazione da parte del cliente. La vita dentro i negozi più ampi, andrebbe poi regolata nel flusso anche con una segnaletica sul pavimento e soprattutto in entrata e in uscita.

Clienti in negozio senza mascherina: cosa si rischia l’esercente

Il proprietario del negozio che non rispetti le regole per la riapertura rischia non poco – sottolinea l’avvocato Sinigaglia. Una sanzione amministrativa pecuniaria dai 400 ai 3.000 euro che godrebbe, si fa per dire, di una riduzione solo se fosse pagata in cinque giorni lavorativi. Non solo, ma soprattutto si rischia la sospensione dell’attività fino al ripristino di tutte le misure di sicurezza e di igienizzazione.

In più, in base alle regole violate, si potrebbe subire la chiusura dai cinque ai trenta giorni e questa decisione la può prendere subito il pubblico ufficiale che fa l’accertamento e che verbalizza, anche prima dell’ esito della eventuale contestazione, salvo poi lo scomputo dalla sanzione definitiva.

Come contestare le sanzioni

Le modalità per contestare esistono, ricorda Sinigaglia. Il ricorso amministrativo si può fare e va inoltrato al Prefetto oppure, in base alla norma, al presidente della Regione, ma il tempo della risposta può variare dai 180 ai 210 giorni. Trascorso quel periodo, con un silenzio-assenzo, l’istanza si intenderà accolta, ma, nel frattempo, si è subita la sospensione dell’attività.

Purtroppo, commenta Sinigaglia, la giustizia non è immediata ed anche per le questioni più gravi, in questo periodo pandemico, è stata di fatto sospesa e non è adeguata.

Cosa rischia il cliente

Se un cliente non intendesse rispettare le regole potrebbe essere multato solo da un pubblico ufficiale, perché le responsabilità sono e restano personali, ma potrebbe pagare anche il proprietario del negozio. Il commerciante, di certo, non è un pubblico ufficiale, ma in queste situazioni dovrebbe invitare, ma non costringere, il cliente a lasciare il locale.

Inoltre, in caso di multa, potrebbe difendersi dall’eventuale sanzione contestandola, individuando dei testimoni. Questi dovranno dichiarare per iscritto che il cliente è stato invitato a uscire, perché non rispettava le regole, ad esempio.

Infine, per difendersi, l’esercente dovrebbe dichiarare e motivare che, nel caso concreto, il rischio del contagio non c’è stato.

Di certo, questo è un onere che va a gravare sulle molte regole che già di per sé un’attività commerciale deve sostenere. Probabilmente – conclude l’avvocato Sinigaglia - sanzioni più equilibrate, ma ragionevoli, aiuterebbero.

Quello che consola, si fa per dire, è che, in base alle statistiche del Ministero degli Interni, i controlli effettuati risultano già molti ma le sanzioni, in proporzione, sono poche.

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