In Cina i prezzi delle case sono scesi in un record di trentasette città sulle settanta monitorate dal governo nel mese di marzo. La ragione potrebbe risiedere nel fatto che il governo si sia impegnato a mantenere restrizioni sugli acquisti immobiliari che hanno indebolito la domanda degli acquirenti.
La città orientale di Wenzhou ha riportato dei cali, con un crollo complessivo del 9% rispetto all’anno precedente, mentre Pechino e Shanghai hanno registrato una flessione dello 0,8%, secondo i dati diffusi oggi dall’ufficio per le statistiche.
I dati resi noti oggi confermano alcune previsioni sulla crescita economica della Cina, che molti pensano andrà a rallentare ulteriormente in questo trimestre, dopo che il tasso ha raggiunto il livello più basso degli ultimi tre anni nel primo trimestre dell’anno.
Il benchmark Shanghai Composite Index è aumentato dell’1,6% alle 13:30 ora locale, partecipando al rally verificatosi in tutta l’Asia, dopo che il Fondo Monetario Internazionale ha potenziato le stime economiche globali e la Spagna ha venduto più titoli del previsto.
Il calo dei prezzi delle case nel mese di marzo si confronta con le ventisette città che hanno registrato una diminuzione nel mese di febbraio, secondo i dati diffusi oggi dall’ufficio nazionale di statistica.
«La tendenza al ribasso dei prezzi riflette le politiche governative, che non cambieranno quest’anno, il che scoraggia gli aquirenti», questo è quanto sostiene Dariusz Kowalczyk, strategist con sede a Hong Kong di Credit Agricole CIB. «Il mercato immobiliare», aggiunge, «è il rischio principale per l’atterraggio morbido della Cina: sarà controllata dal governo, ma dovrà anche essere strettamente sorvegliato dagli analisti».
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