Cina: lo yuan nuova valuta di riserva?

Raffaele Guerra

13 Marzo 2012 - 09:47

Cina: lo yuan nuova valuta di riserva?

Una recente mossa del governo cinese ha ancora una volta esaltato i guru dell’economia circa le prospettive della valuta di Pechino di rivaleggiare con il dollaro per ottenere lo status di nuova valuta di riserva.

Quando è iniziato tutto?

Le speculazioni sono iniziate un paio di anni fa, quando le autorità cinesi hanno espresso la loro preoccupazione per il fatto che il paese fosse troppo vulnerabile al dollaro statunitense. La Cina deteneva infatti circa 2 trilioni di dollari di valore in beni venuti dagli acquisti del Tesoro e dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. La loro preoccupazione era che, se il dollaro si fosse indebolito, la Cina avrebbe potuto finire per registrare perdite massicce.

Molti hanno anche considerato le osservazioni del capo della Banca Popolare Cinese (PBOC) Zhou Xiaochuan circa la sostituzione del dollaro come valuta di riserva internazionale, come il segnale che i funzionari cinesi vogliano che ad ottenere quel titolo sia lo yuan.
Naturalmente, il fatto che la Cina sia molto cresciuta arrivando ad essere seconda solo agli Stati Uniti ha alimentato questo tipo di discorsi.

Che cosa ha fatto la Cina da allora?

La Cina ha adottato una serie di piccoli provvedimenti per internazionalizzare lo yuan.

Per esempio, nel 2011 il governo ha varato un programma di prova che ha permesso le transazioni commerciali da regolare con lo yuan. I funzionari cinesi hanno anche allentato il controllo sulle obbligazioni in yuan a Hong Kong, facendo determinare il rendimento dalle forze del mercato, piuttosto che dalla PBOC.

Che cosa ha esaltato i guru economici adesso?

Le voci di corridoio circa il fatto che lo yuan voglia rivaleggiare con il dollaro come valuta di riserva mondiale ancora una volta hanno preso slancio dopo un rapporto che è stato pubblicato all’inizio della settimana scorsa, il quale diceva che la China Development Bank (CDB) firmerà un accordo che permetterà ai suoi omologhi degli altri paesi BRIC di acquisire i crediti in yuan. In cambio, le banche delle altre nazioni BRIC daranno anche alla Cina l’accesso a prestiti nelle rispettive valute.

Se vi ricordate, il BRIC (composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) è il gruppo reso famoso da Goldman Sachs nei primi anni 2000 con la previsione che, entro il 2050, i paesi del BRIC sarebbero stati più ricchi della maggior parte dei paesi attualmente sviluppati.

L’accordo della CDB ha lo scopo di migliorare le relazioni commerciali tra i paesi e promuovere l’uso dello yuan come valuta alternativa al dollaro. Se Goldman Sachs ha ragione, le relazioni commerciali tra i migliori paesi BRIC possono riflettersi sulla loro crescita economica e potrebbero quindi alimentare l’economia globale.

Un passo concreto nel percorso dello yuan per diventare la prossima valuta mondiale?

Molti vedono la mossa del governo cinese come un grande passo per rendere pienamente convertibile lo yuan, diventando così una valuta di riserva internazionale.

Molti guru dell’economia sono così eccitati che predicono che lo yuan diventerà la valuta di riserva maggiore nei prossimi dieci anni. Gli analisti di Deutsche Bank hanno detto che potremmo vedere la valuta cinese accaparrarsi il 15% delle obbligazioni di valuta di riserva globale entro il 2020 e determinare una caduta del dollaro dal suo livello attuale del 60% al 50%.

Ad ogni modo, non possiamo essere sicuri di queste previsioni almeno fino a quando non si vedrà il governo cinese lasciar fluttuare liberamente lo yuan, invece di dare pieno valore al controllo della PBOC. Perché ciò accada, è necessario che la Cina rinunci al vantaggio di avere una moneta sottovalutata, il che rende le sue esportazioni relativamente meno costose rispetto a quelle dei propri concorrenti.

Questo potrebbe anche non accadere. Dopo tutto, il governatore della PBOC Zhou ha osservato che rendere più convertibile lo yuan non significa rinunciare al controllo su di esso.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it – Fonte: Piponomics