Traduciamo dal Financial Times il resoconto del market mover più importante per l’economia Cinese: la pubblicazione dei dati sul Pil e dunque le previsioni e le stime sulla crescita del paese.
Crescita: il momento è pessimo
La crescita della Cina rallenta ancora, del 7.6% nel secondo trimestre di quest’anno, raggiungendo il livello più basso dal 2009. Un pessimo momento per il mercato immobiliare e la caduta delle esportazioni spingono la seconda economia mondiale verso il basso.
Come prova evidente di questo «slowdown», il governo ha attuato politiche pro-crescita durante gli ultimi due mesi e gli analisti concordano sulla possibilità di una ripresa da parte dell’economia nella prossima metà dell’anno.
Le possibilità di ripresa
«C’era quasi la sicurezza di un peggioramento nella seconda metà dell’anno, tuttavia, gli investimenti fatti sembrano avere risvolti risolutivi. Significa che la politica attuata sta dando i suoi frutti», sono le parole di Ken Peng, economista presso BNP Paribas di Pechino.
Negli ultimi 12 mesi i dati sugli investimenti sono passati dal 20.1% di maggio al 20.4% di giugno, indicando un forte aumento nel settore degli investimenti, sulla scia delle iniziative del governo per stimolare l’economia.
La banca centrale cinese, la PBoC, la scorsa settimana ha tagliato i tassi di interesse per la seconda volta in un mese. Wen Jiabao, il Premier Cinese, ha anche detto che il governo lavorerà per aumentare gli investimenti pubblici, al fine di stabilizzare l’andamento positivo dell’economia.
A strapiombo sull’inflazione
Il picco poco più alto del 2%, rispetto al 7% dell’anno scorso ha aperto la strada ad un maggiore atteggiamento aggressivo nella politica monetaria.
Gli ultimi dati riguardo ai prestiti della PBoC confermano il tentativo del governo di spingere e sostenere la crescita. I prestiti, infatti hanno raggiunto i 920 miliardi di yuan a giugno, aumentando rispetto a quelli di maggio (793 mld di yuan) e alle stime previste dagli analisti.
Tuttavia, dai vertici dell’economia cinese fanno sapere che non verranno attuati piani tanto aggressivi e pericolosi, come è stato fatto nel 2008 all’inizio della crisi: quel boom nelle spese e nei prestiti bancari ha lasciato spazio a preoccupazioni riguardo al debito, timori che la Cina sta ancora tentando di tenere sotto controllo.
Finirà il down economico della Cina?
Se la prossima metà dell’anno dovesse davvero portare alla fine di questo down economico per la Cina, avrebbero sicuramente qualche rivincita i commentatori che avevano descritto questo momento come un semplice rallentamento e non come l’avvio di una catastrofe.
Dal 2010 ad oggi, il picco tra i valori massimi e minimi è di 4.5 punti percentuali. Ben diverso dal divario degli 8 punti percentuali registrati tra il 2007 ed il 2009.
Il principale mercato della Cina, lo Shanghai Composite, dopo il rilascio dei dati sul PIL ha iniziato a rialzo, ma le transazioni sono andate verso il ristagno. Ad Hong Kong, invece, l’indice Hang Seng ha registrato livelli leggermente più alti.
Traduzione per Forexinfo.it a cura di Federica Agostini - Fonte: Financial Times