Chi è Patrick Zaki e perché è in carcere in Egitto?

Elisa Corpolongo

03/06/2021

03/06/2021 - 00:06

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Patrick Zaki, lo studente in prigione in Egitto dal 7 febbraio del 2020, rischia davvero molti anni di reclusione. Vediamo chi è e perché è in carcere al Cairo.

Chi è Patrick Zaki e perché è in carcere in Egitto?

Ormai è trascorso più di un anno da quando il giovane studente dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, è in carcere in Egitto (precisamente al Cairo).

Fermato dalle autorità egiziane il 7 febbraio del 2020 sulle basi di un mandato di cattura risalente all’anno prima, il ragazzo rientrava nel suo Paese natale quando è stato incarcerato. Il caso ha ricevuto un’attenzione mediatica non indifferente in Italia, anche all’interno della politica.

Vediamo chi è Patrick Zaki nel dettaglio e perché è in carcere al Cairo.

Chi è Patrick Zaki?

Patrick George Zaki è uno studente di 29 anni egiziano che si era impegnato in un corso post-laurea a Bologna inerente gli studi di genere e delle donne. Parallelamente al percorso da studente, Patrick Zaki è stato per molti anni attivista per i diritti umani in prima linea.

In aggiunta, il ragazzo ha ricoperto anche il ruolo di organizzatore nella campagna delle elezioni presidenziali del suo Paese natale nel 2018 a favore di Khaled Ali, rivelando in quell’occasione un forte attivismo politico.

In Italia, per di più, il ragazzo lavorava per l’organizzazione Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR) come ricercatore sui diritti umani e di genere.

Di cosa è accusato Patrick Zaki

Patrick Zaki è accusato di terrorismo e diffamazione dello Stato attraverso l’utilizzo dei mass media: ecco perché si trova in carcere. Nonostante le numerose richieste di scarcerazione, a oggi, non si sa con certezza quando Patrick Zaki potrà essere rilasciato.

Il regime egiziano (Paese natale dello studente) è estremamente rigido riguardo alle tematiche di diffamazione statale. Zaki è accusato, in tal senso, di aver pubblicato sui suoi social notizie false con il fine ultimo di disturbare la pace sociale del Paese.

Secondo quanto riportato dall’Amnesty International, per aver danneggiato lo Stato e gli interessi nazionali, Zaki rischia di dover rimanere in carcere anche per tutto il prossimo decennio e oltre.

L’arresto di Patrick Zaki

Patrick fu arrestato il 7 febbraio del 2020 durante il ritorno in patria durante un viaggio di vacanza e pausa tra gli studi.

Durante la sua prigionia per propaganda sovversiva che dura ormai da più di un anno, molte sono state le mobilitazioni per richiedere al governo egiziano la scarcerazione del ragazzo attivista.

Per il momento, i giudici del tribunale egiziano hanno decretato che la custodia cautelare sarà prolungata di altri 45 giorni. Per questo, il futuro dello studente attivista è ancora incerto, ma per ora sembra continuare a prevedere il carcere prolungato.

Cosa dicono Europa e Italia su Patrick Zaki

Non molto tempo fa era stata presentata in Senato la mozione riguardante la richiesta di dare a Patrick Zaki la cittadinanza italiana.

Questa mozione, presentata dal senatore Francesco Verducci, aveva incontrato 208 voti favorevoli, nessun voto avverso e 33 astenuti appartenenti al gruppo di Fratelli d’Italia. Nel testo si richiedeva di sollecitare la liberazione del giovane attivista politico con rapporti diplomatici da intraprendere con il Governo egiziano.

In tal senso, anche l’Europa, secondo le leggi per la tutela dei diritti umani nei Paesi dove le violazioni tutt’oggi persistono, è stata particolarmente attiva. Ad ottobre dello scorso anno, ventisei europarlamentari avevano anche scritto all’ambasciata italiana al Cairo per avviare rapporti diplomatici.

Patrick Zaki e la città di Bologna

Il 16 giugno sarà il compleanno di Patrick Zaki.

In quell’occasione, come espressione commemorativa di solidarietà nei confronti del giovane attivista e studente universitario della città, a Bologna apparirà una sua gigantografia sotto i portici che vanno da Saragozza all’arco del Meloncello.

Un gesto per ricordare, quello di Bologna nei confronti di Patrick Zaki; un gesto per non dimenticare la sua vicenda e quella di tutti coloro che sono oggetto di reati di espressione che ancora permangono, anche nel secondo ventennio del 2000.

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