Chi è Mohammed bin Salman, il principe saudita celebrato da Renzi

Riccardo Lozzi

29/01/2021

29/01/2021 - 10:47

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Mohammed bin Salman è il principe saudita celebrato da Matteo Renzi in un’intervista a Riad, ritenuto il principale responsabile dell’assassinio brutale del giornalista Khashoggi.

Chi è Mohammed bin Salman, il principe saudita celebrato da Renzi

In queste ore Matteo Renzi è al centro di una bufera mediatica a causa di un video in cui elogia il principe Mohammed bin Salman e afferma che l’Arabia Saudita possa essere il luogo in cui possa nascere un nuovo rinascimento.

Tra le parole più contestate dell’ex premier, anche le battute sul costo del lavoro a Riad, su cui Renzi ha dichiarato da italiano di essere geloso, e sul volume degli investimenti previsti nel Paese mediorientale di circa 1,4 trilioni di dollari, “circa la metà del debito pubblico italiano”.

Il senatore di Rignano era già stato criticato per aver partecipato all’evento di Riad percependo, secondo alcuni, un gettone di presenza da 50 mila euro, smentito dal suo ufficio stampa.

Inoltre, sarebbe riuscito a tornare in fretta in Italia per partecipare in qualità di leader di Italia Viva alle consultazioni del presidente Mattarella, per la crisi di Governo in atto, di cui è il principale artefice, grazie a un jet privato messo a disposizione dallo Stato saudita.

Durante l’intervista Renzi è apparso a molti remissivo rispetto allo sceicco che aveva davanti, prodigandosi in diversi complimenti e senza toccare nessuno degli argomenti più scottanti che lo vedono protagonista.

Già perché Mohammed bin Salman Al Sa’ud, questo il suo nome completo, oltre a essere membro della famiglia reale saudita e principe ereditario, secondo diverse ricostruzioni è ritenuto il principale responsabile dell’uccisione brutale del giornalista Jamal Khashoggi.

Chi è bin Salman, il principe saudita celebrato da Renzi

Bin Salman è accusato di essere stato il mandante di quella che è stata definita da un rapporto dell’ONU “un’esecuzione deliberata e premeditata”, che il 2 ottobre 2018 ha causato la morte del dissidente del regime all’interno dell’ambasciata saudita di Istanbul, fatto poi a pezzi per non permettere il ritrovamento e le indagini sul corpo.

In un documentario sulla vicenda, il principe ha ammesso solo una minima responsabilità sull’accaduto, sostenendo come fosse impossibile da parte sua controllare l’operato di 3 milioni di persone impiegate in ruoli governativi.

Non solo. Su quello che viene considerato attualmente l’uomo più potente dell’Arabia Saudita, grava anche l’accusa da parte di Saad al Jabri, un ex membro dei servizi segreti della nazione, il quale nell’agosto 2020 ha dichiarato di essere finito nel mirino del Governo.

Al Jabri ha sostenuto in quell’occasione come bin Salman abbia inviato nel 2018, a pochi giorni dalla scomparsa di Khashoggi, dei sicari in Canada, dove viveva in quel periodo, per ucciderlo.

Per convincere l’ex funzionario a tornare in patria, inoltre, avrebbe fatto incarcerare due suoi figli e torturato diversi familiari.

Il principale responsabile della morte di Khashoggi secondo l’ONU

Matteo Renzi ha quindi avuto occasione di intervistare bin Salman durante la partecipazione alla conferenza internazionale Neo-Renaissance organizzata dal Future Investment Initiative Institute, think tank controllato dal fondo sovrano saudita, da cui percepirebbe uno stipendio annuale di 80 mila euro, senza entrare in nessuna di queste vicende.

Una responsabilità grave per un senatore della Repubblica Italiana e membro della commissione Difesa di Palazzo Madama.

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