Bruxelles: raggiunto accordo su Fiscal Compact e fondo salva-stati

Raffaele Guerra

31/01/2012

Bruxelles: raggiunto accordo su Fiscal Compact e fondo salva-stati

Alla riunione fra i rappresentanti politici dei paesi europei, tenutasi ieri a Bruxelles, l’accordo è arrivato nella notte. E’ stata lanciata una politica di più stretta unione fiscale, basata sul Fiscal Compact, ed è stato raggiunto una accordo sul nuovo fondo salva-stati (European Stability Mechanism).

Il Patto di Bilancio prevede che i paesi firmatari inseriscano le norme sull’equilibrio dei conti all’interno del tessuto legislativo nazionale: direttamente nei testi costituzionali o attraverso leggi equivalenti. Nel caso in cui le norme non fossero rispettate, i governi nazionali si impegnano a far scattare delle sanzioni in maniera quasi autonoma e attraverso la Corte Europea di Giustizia. Le multe della Corte ammonteranno allo 0,1% del PIL. Per l’Italia, ad esempio, una sanzione del genere ammonterebbe a circa 2 miliardi di dollari. I paesi che hanno, ad oggi, un debito superiore al tetto massimo fissato dal Trattato di Maastricht al 60% del PIL , si impegnano a farlo rientrare con un rapporto annuo di 1/20. Sono previsti fattori attenuanti in merito alle misure e alla loro applicazione, riconoscibili sopra tutto in provvedimenti governativi volti a una politica di risanamento del debito sovrano e di stimolo della crescita. Le attenuanti, del resto, erano già state previste dal six-pack, ovvero nelle disposizioni per la nuova politica economica.
Il Fiscal Compact non ha però avuto l’unanimità: ad approvarlo sono stati venticinque paesi (i diciassette dell’eurozona più altri otto paesi membri) su ventisette, con l’esclusione di Gran Bretagna e Repubblica Ceca. L’approvazione è comuqnue stata travagliata: il Patto è infatti rimasto in stand by per ore a causa di una controversia tra la Francia e la Polonia appoggiata dalla Repubblica Ceca e da altri pesi dell’est europeo. Il compromesso a cui si è giunti prevede che i diciassette paesi dell’eurozona potranno riunirsi da soli, ma almeno una volta l’anno e quando sono in discussione gli assetti istituzionali dell’Unione dovranno aprire a tutti i paesi membri.

E’ stato lanciato il nuovo fondo salva-stati, vale a dire il permanente ESM che sostituirà del primo luglio l’EFSF. Sulle risorse da destinare al piano si è rimandata la decisione al primo marzo, quando i leader europei si riuniranno in un nuovo meeting. Per ora, la proposta tedesca è di 500 miliardi di euro, l’altra, invece, sostenuta da Italia, FMI e Commissione Europea chiede 750 miliardi.

Il caso greco è stato discusso informalmente a cena, a seguito delle polemiche suscitate dal documento tedesco che chiede un ulteriore commissariamento di Atene in merito alla destinazione delle entrate pubbliche. Si è anche vociferato di un possibile nuovo meeting europeo per la data dell’8 febbraio prossimo, interamente dedicato al caso greco. Le trattative di Atene con i creditori privati sono però ancora lontane dal risolversi, sebbene il premier greco Papadimos abbia annunciato in una conferenza stampa che andranno avanti anche per tutta questa settimana.

Nonostante l’ottimismo di Mario Monti e degli altri leader politici, alcuni analisti hanno avanzato alcune giustificate riserve sull’accordo. Innanzi tutto, il meeting non ha affrontato in maniera ufficiale l’haircut sul debito greco che la Banca Centrale Europea dovrà affrontare. In secondo luogo, hanno fatto notare che il meeting non ha realmente affrontato i problemi della crisi e del debito pubblico, oltre ad aver ratificato un accordo come il Fiscal Compact che prevede multe inconcepibili per paesi che hanno già grosse difficoltà economiche. Resta ancora una volta in sospeso l’accordo sui fondi da destinare all’European Stability Mechanism, che sembra legato ogni giorno di più alle trattative greche per la ristrutturazione del debito. Difficilmente la Germania cederà su questo punto, infatti, prima che Atene non abbia raggiunto una patto di oggettiva sicurezza.

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