Brexit, ecco le prossime tappe. E se Londra rimanesse nella Ue?

Antonio Atte

29/06/2016

Brexit, quali sono le prossime tappe? E se Londra rimanesse nella Ue? Ecco i 4 casi in cui potrebbe verificarsi la clamorosa retromarcia.

Brexit, ecco le prossime tappe. E se Londra rimanesse nella Ue?

Brexit: ecco le prossime tappe - E’ passata quasi una settimana dallo storico referendum del 23 giugno, con il quale i cittadini del Regno Unito hanno deciso di dire addio all’Unione europea.

Ma il divorzio tra la Gran Bretagna e il resto del Vecchio Continente, com’è noto, avverrà gradualmente. Quali sono dunque le prossime tappe?

Brexit, le prossime tappe: l’articolo 50

Prima di tutto occorre dare uno sguardo all’articolo 50 del Trattato di Lisbona del 2007 che regola le procedure per l’uscita di un Paese dalla comunità Ue: fondamentale per capire le prossime tappe della Brexit.

Stando all’articolo 50, la Gran Bretagna dovrà comunicare al Consiglio europeo la propria scelta di abbandonare l’Unione, in modo da attivare la procedura di uscita.

Una volta ricevuta la notifica di questa decisione, il Consiglio europeo creerà le basi per il negoziato tra Londra e Bruxelles ma sarà la Commissione europea a prendere in mano il negoziato, entrando nel dettaglio delle modalità di uscita.

Il Consiglio Ue deciderà chi prenderà parte all’accordo negoziale e dovrà dare il via libero all’accordo a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo (non è previsto il veto dei Parlamenti nazionali).

Brexit, prossime tappe: uscita in 2 anni

Arrivati ad un accordo sull’uscita di Londra dalla Comunità, i trattati europei non saranno più applicabili al Regno Unito: ma per arrivare a tutto questo ci vorranno 2 anni.

Entro questi 2 anni la Ue e la Gran Bretagna dovranno accordarsi sulle modalità di uscita. In caso contrario, scaduti i due anni, il Regno Unito cesserà di colpo di essere un membro effettivo della Ue.

Una terza ipotesi sul tavolo prevede un prolungamento dei due anni, ma sarà necessario il consenso unanime di tutti i 27 Paesi restanti.

Brexit, prossime tappe: si preme per un’uscita rapida

L’intenzione generale è di stringere i tempi e mettere Londra alla porta quanto prima, come dimostra il voto di ieri del Parlamento Ue.

In occasione della seduta plenaria straordinaria convocata per affrontare l’esito del referendum britannico, a maggioranza (395 sì e 200 voti contrari) è stata approvata una risoluzione bipartisan che chiede alla Gran Bretagna di attivare immediatamente l’articolo 50 per uscire dall’Ue e avviare subito i negoziati, per evitare un’incertezza che potrebbe mettere ulteriormente a repentaglio l’integrità dell’Unione.

Brexit, prossime tappe: Cameron temporeggia

David Cameron - nonostante il chiaro indirizzo espresso dall’Europarlamento - nel corso del suo ultimo Consiglio europeo di ieri (oggi si prosegue a 27, senza il premier britannico) ha ribadito che non sarà lui ad avviare la procedura per il divorzio dalla Ue, ma il suo successore, che verrà designato dai Tories il prossimo 9 settembre.

Dilazione dei tempi che non piace al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il quale vorrebbe un’uscita rapida di Londra dalla Ue.

La cancelliera tedesca Angela Merkel - alla luce dei forti interessi commerciali che legano la Germania al Regno Unito - è però interessata a concedere più tempo ai britannici per definire le future relazioni col resto del Continente.

Brexit, prossime tappe: le 4 ipotesi per una clamorosa retromarcia

Ad ogni modo, la decisione di uscire dall’Ue dovrà essere comunicata alle autorità europee solo dopo la ratifica del Parlamento britannico, in cui la maggioranza dei membri era favorevole al remain.

E dal momento che il referendum sulla Brexit ha un mero valore consultivo, all’orizzonte si profilano quattro soluzioni che consentirebbero al Regno Unito di rimanere clamorosamente nella Ue, ovvero:

  • Londra ignora l’esito del referendum, che non è vincolante;
  • La Gran Bretagna usa come pretesto la Scozia: l’uscita dalla Ue dovrà essere ratificata anche dai Parlamenti di Scozia, Galles e Irlanda del Nord. E la prima ministra scozzese Nicola Sturgeon ha manifestato la sua intenzione di condurre una battaglia per la permanenza nella Ue;
  • Londra rifà il referendum;
  • Londra riapre le trattative con Bruxelles senza attivare l’articolo 50. Ma sia Juncker che i principali leader europei hanno messo le cose in chiaro: se non si attiva l’articolo 50, niente negoziato.
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