Book Calling #5: Da Zero alla Luna, in viaggio nella Blockchain con Gian Luca Comandini

Se è vero che “ogni cento metri il mondo cambia”, come diceva il poeta cileno Roberto Bolaño, pensate cosa potremmo scoprire se decidessimo di azzerare tutte le nostre convinzioni e partire solo con noi stessi e la nostra curiosità per un’avventura sulla luna. Missione: alla scoperta della Blockchain.

Il futuro non è mai stato così attuale e se continuiamo a non rendercene conto e a non innescare quel sano desiderio di conoscenza che indusse Ulisse a oltrepassare le Colonne d’Ercole, rischiamo di far passare minuti, ore e giorni e di trasformarlo in qualcosa di obsoleto e irraggiungibile. Il “futuro-presente” di cui parliamo si chiama Blockchain, una delle più grandi rivoluzioni culturali, sociali e tecnologiche degli ultimi anni. Da Zero alla Luna, primo libro di Gian Luca Comandini, edito da Dario Flaccovio Editore, parla proprio di questo ma con quel guizzo e quella spinta propulsiva in più che hanno l’obiettivo di movimentare le nostre sinapsi e scuoterci verso questo nuovo mondo di cui tanto si sente parlare ma con ancora poca cognizione di causa. L’autore ci chiede di rispettare un’unica condizione necessaria alla comprensione di quello che ci racconta: azzerare completamente la nostra mente, indipendentemente dalle nostre conoscenze pregresse in materia e per un motivo molto semplice. L’essere umano è uno strano animale e quando approccia al nuovo si difende da esso trincerandosi dietro convinzioni proprie o cercando situazioni simili a cui paragonarlo. Proprio tale atteggiamento rallenta l’innovazione e ci costringe a restare arenati nelle paludi del nostro pensiero invece di puntare liberi e leggeri alla luna.

Blockchain, Bitcoin e criptovalute: facciamo chiarezza

Non sapremo mai se 12 anni fa quando, all’alba di una delle crisi economiche più colossali dell’universo, Satoshi Nakamoto (in giapponese il nome significa “pensiero chiaro e veloce”) registrò il dominio bitcoin.org avrebbe mai immaginato la rivoluzione che stava creando a livello mondiale. Immaginiamo di sì, tant’è che l’identità di colui il quale è considerato il padre della tecnologia open source Bitcoin da cui ha preso il nome la criptovaluta è ancora ignota e avvolta nel mistero. Fatto sta che la sua “invenzione” aveva una chiara intenzione di intenti: scuotere un sistema finanziario prossimo al collasso attraverso una moneta elettronica in grado di risolvere due grandi problemi. Uno insito nel sistema stesso, ossia la necessità di scalzare una terza parte fiduciaria che nel nostro sistema economico e finanziario è rappresentato dalle banche e l’altro, invece, il double spending, ascrivibile al vulnus dei pagamenti elettronici.

Da lì in poi di strada ne è stata percorsa soprattutto tra addetti ai lavori con la conseguenza di poca evangelizzazione verso un pubblico più mainstream e una generale confusione nella terminologia propria di questa innovazione che non rende giustizia ai vari ambiti di appartenenza. Comprenderla è fondamentale per acquisirla fino in fondo. Un primo grande fraintendimento nasce nel rendere sinonimi non solo Bitcoin e Blockchain ma anche tra le criptovalute spesso si tende a omologare le monete elettroniche da quelle digitali emesse da banche o Governi. Facciamo un poco di chiarezza perché le parole sono importanti e afferiscono ad ambiti e concetti differenti.

Quando parliamo di Blockchain, “catena di blocchi”, ci riferiamo alla tecnologia su cui si basano i protocolli come Bitcoin. È un registro distribuito, un database decentralizzato all’interno del quale vengono archiviate in maniera immutabile e sicura tutte le informazioni che hanno a che fare appunto con quell’ecosistema e con tutti i protocolli annessi. Dentro questa tecnologia, possiamo avere diverse crittografie, tra cui bitcoin, che è stata la prima e ha dato il via a tante altre crtiptovalute. In cosa differiscono dalle valute digitali? La risposta è semplice, ossia dal mancato utilizzo della tecnologia blockchain e, quindi, della crittogtrafia, non essendo decentralizzate e quindi virtuali. Con le criptovalute condividono privilegi quali la velocità e l’istantaneità, la libertà nello spazio e nel tempo ma sono connotate da una centralità e da un controllo univoco che le allontanano di molto dalla genesi e dall’essenza delle criptovalute. Sarà perché queste ultime stavano funzionando fin troppo bene? E’ probabile di sì. Quando si perde il controllo, si rischia di perdere un potere dominante.

La Blockchain ci renderà migliori: corriamo il rischio?

La vera rivoluzione della tecnologia blockchain non è solo ascrivibile al mondo delle criptovalute ma anche e soprattutto a quello degli smart contract, ossia la trasposizione in un codice non modificabile di un contratto o di un accordo, senza lasciare spazio a equivoci o fraintendimenti fatti in buona o cattiva fede. Qui sta davvero il cuore, la mente e l’anima di un’innovazione che potrebbe renderci persone migliori attraverso un nuovo disegno di processi e di professionalità votate alla funzionalità e alla performance. Pensiamo ad esempio se applicassimo la nostra amata blockchain al mondo assicurativo, immobiliare o sanitario, tanto per citarne alcuni. Nel momento in cui risultassimo insolventi o, di contro, non ci venisse assicurato un servizio acquistato, in automatico l’esecuzione sarebbe sospesa senza perdite di tempo o passaggi infernali e costosi da avvocati e tribunali.

Applicare la blockchain attraverso gli smart contract a tutti quei lavori in cui sia prevista “un’intermediazione”, spiega Comandini, li renderebbe più efficienti e sicuri. Oggi circa il 65% delle professioni sono simili e se davvero questa innovazione prende piede corriamo il rischio da qui a due anni di azzerare tale percentuale e di avere un vuoto. C’è, però anche una lettura positiva: se corriamo ai ripari quel 65% di lavori simili può trovare un proprio posto nel mondo generando profitto e stabilità. Sicuramente tale aspetto, il più sottovalutato finora, è quello che spaventa di più ma anche il più affascinante, ma non abbiamo più molto tempo e ancora tanto da fare. E allora per tornare all’immagine iniziale del viaggio non possiamo fare altro che continuare a macinare chilometri per raggiungere il nostro obiettivo e magari anche la luna. Chissà come sarebbe poter vedere la Terra da lassù?

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