Bolivia: presto in crisi come il Venezuela? Forse no, ecco perché

Viste le grandi difficoltà della Bolivia, molti si chiedono se il governo di Evo Morales, amico di quello di Maduro, farà la stessa fine. Spieghiamo perché ciò probabilmente non succederà, almeno non in tempi brevi.

Assistiamo negli ultimi due anni ad una grave crisi economica in Venezuela: le cronache ci raccontano di gravi carenze alimentari ed inflazione alle stelle.
Sappiamo anche che il governo socialista venezuelano già con Hugo Chàvez alla guida aveva stretto forte amicizia con il governo boliviano con impronta altrettanto socialista di Evo Morales, primo presidente di estrazione indigena nella storia di questo Paese.

Ancora, avvicinandoci a conoscere i modelli economici di questi due Paesi, scopriamo che entrambi si basano dall’esportazione di materie prime (petrolio nel caso venezuelano, gas naturale nel caso boliviano, ma nel Paese andino-amazzonico non mancano nemmeno riserve di “oro nero”), i cui proventi finiscono poi a finanziare imponenti strutture di welfare.

Queste caratteristiche vengono di solito riassunte con il termine neo-estrattivismo (che si ritiene essere stato coniato per la prima volta da Eduardo Gudynas nel 2009 in un articolo dal titolo “Diez tesis urgentes sobre el neo-exctractivismo: contextos y demandas bajo el nuevo progresismo sudamericano actual”): il timore che spesso viene espresso a riguardo di questo modello è che, una volta crollato il prezzo internazionale della materia prima venduta, l’intero Paese finisca a ramengo.

La Bolivia non farà la fine del Venezuela: ecco perché

Se nel caso del Venezuela la caduta del prezzo del petrolio che si è verificata da due anni a questa parte ha sicuramente contribuito a fomentare la crisi attualmente in corso, in Bolivia il discorso dovrebbe essere diverso. Due elementi danno a pensare questo.

Uno studio uscito a giugno presso la rivista scientifica Journal of Natural Gas and Engineering analizza gli scenari futuri riguardanti la vendita del gas boliviano a Brasile ed Argentina, a cui la Bolivia vende il 99% del gas che esporta: si prevede che i due Paesi tenderanno ad acquistarne sempre di più da qui al 2030, a meno che l’Argentina non decida di sviluppare l’estrazione, come già hanno fatto gli Stati Uniti da qualche anno, delle proprie riserve di shale gas. Questo scenario però è poco probabile, dato che i contratti stipulati con YPFB (la società statale boliviana responsabile, insieme a partner stranieri, dell’estrazione di gas naturale) terminano nel 2027 e possono essere disdetti solo a costo di penali molto alte. Dunque difficilmente l’Argentina potrebbe arrischiarsi a rompere gli accordi, a meno che non scopra che il gioco valga la candela (ovvero, che sarebbe più profittevole estrarre da subito o comunque presto per poi consumare internamente o esportare il gas dalle rocce, nonostante le penali ). Inoltre, la Bolivia dovrebbe incrementare il consumo interno.

Altro aspetto riguarda proprio il petrolio. Si dà il caso che, secondo i contratti stipulati, il prezzo del gas boliviano venduto ad Argentina e Brasile viene regolato secondo gli andamenti del prezzo dell’oro nero (in particolare, secondo gli andamenti del prezzo di tre prodotti petroliferi negli accordi con il Brasile e quattro negli accordi con l’Argentina) nei sei mesi precedenti alla vendita del gas (fonte: Revista Jubileo). Questo ha permesso alla Bolivia, in particolare tra il 2008 e oggi, di vendere il proprio gas ad un prezzo superiore a quello internazionale, anche negli ultimi due anni in cui il prezzo del petrolio si è abbassato; ciò ha permesso che il Paese non smettesse di ricevere forti proventi, per quanto appunto inferiori nell’ultimo anno.

Ora, stando ad alcune previsioni, il prezzo del petrolio dovrebbe presto risalire, anche se non potrebbe non superare la soglia dei 60$ dollari a barile se così l’OPEC dovesse decidere. Di conseguenza, si alzerebbe anche il prezzo del gas venduto dalla Bolivia.

Dunque, se da una parte la quantità di gas naturale venduto dalla Bolivia aumenterà, e dall’altra aumenterà anche il prezzo (come conseguenza del rialzo di quello del petrolio), potremmo concludere (con il beneficio del dubbio, in quanto stiamo qui considerano solo alcune variabili) che il modello neo-estrattivista boliviano dovrebbe reggere ancora.

Altro discorso ancora, che rimandiamo ad altra occasione, è però quello sulla giustezza di questo modello, perché rendere un Paese dipendente solo dalla vendita di materie prime evitando un progetto di più robusta industrializzazione è sicuramente rischioso a prescindere.

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