BERLUSCONI. Il primo ministro Silvio Berlusconi deve dimostrare oggi di avere ancora abbastanza sostegno in Parlamento per rimanere al potere e ad attuare le misure di austerità per ridurre la montagna di debito del Paese, il secondo dell’ Eurozona, e ridurre i costi finanziari da record.
La Camera dei Deputati si esprimerà alle 15:30 a Roma in un voto di routine sul piano di bilancio dello scorso anno che rivelerà se Berlusconi dispone ancora della sua maggioranza sui 630 seggi del Parlamento. E’ il primo test da quando tre membri del partito hanno disertato per unirsi all’opposizione e altri sei hanno pubblicamente invitato il premier a dimettersi. Se Berlusconi non riuscisse a raccimolare i 316 voti utili, dovrebbe probabilmente affrontare un voto di fiducia che deciderà il suo destino.
«L’esito peggiore per il mercato sarebbe probabilmente se Berlusconi rimarrà al potere» ha detto Peter Schaffrik, capo dell’ European rates strategy presso RBC Capital Markets a Londra. Le voci di ieri sulle imminenti dimissioni di Berlusconi, subito smentite dallo stesso Premier, hanno caratterizzato l’andamento dei mercati finanziari. Piazza Affari ha archiviato la seduta in territorio positivo ma lo spread tra il Btp e il Bund tedesco si è attestato sui massimi storici, sfiorando la soglia dei 500 punti. La giornata di contrattazioni era cominciata in profondo rosso per le borse e i titoli di Stato italiani. Poi la netta inversione di tendenza sulle voci di dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il Ftse Mib ha chiuso con un +1,32% dopo aver segnato un progresso di quasi il 3% a metà seduta.
Berlusconi dopo la smentita dei rumors sulle dimissioni, ha annunciato un voto di fiducia, forse la prossima settimana, per assicurare l’approvazione di un pacchetto di austerità che mira a stimolare la crescita nella terza più grande economia dell’ eurozona e a ridurre i 1.900 miliardi di euro (2.600 miliardi di dollari) del debito. Berlusconi, al quotidiano Libero, ha dichiarato di voler usare il voto di fiducia per «guardare negli occhi coloro che cercano di tradirmi». L’inclinazione dei mercati è abbastanza chiara. La domanda è: cosa verrà dopo, se Berlusconi dovesse fallire?
La coalizione di Berlusconi si sta sfilacciando, proprio nel tentativo di dipanare una complicata matassa. Le tensioni si sono acuite dopo le crescenti pressioni da parte degli alleati dell’Unione e della Banca centrale europea, trasformatisi in moniti e minacce per ottenere ulteriori misure di austerità, necessarie per ottenere il pareggio di bilancio e cercare di stimolare la crescita in un’economia che, da oltre un decennio, è ferma, indietro rispetto alla media europea.
«E ’indispensabile ora che l’Italia persdegua i suoi obiettivi di bilancio, assicuri la loro attuazione e intensifichi le riforme strutturali», ha dichiarato ai giornalisti Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici e monetari, prima di una riunione dei ministri delle finanze della zona euro a Bruxelles. Giulio Tremonti ha abbandonato il meeting questa mattina per tornare a Roma, in tempo per il voto.
La BCE ha cominciato ad acquistare obbligazioni italiane l’8 agosto, dopo l’annuncio di Berlusconi di voler adottare misure per cancellare il deficit di bilancio entro il 2013, un anno prima di quanto precedentemente previsto. Il Premier ha consegnato all’Italia, e all’UE, un piano di 45,5 miliardi di euro che include alcune, tra le altre misure, maggiori imposte e tagli alla spesa. Dissensi e malcontenti all’interno della sua coalizione ne avevano ritardato l’approvazione, fiaccando la fiducia degli investitori nella capacità dell’Italia di implementare le modifiche apportate.
Proprio per cercare di riacquistare la fiducia perduta, anche a livello europeo, Berlusconi si è presentato al summit dei leader europei di questo mese con un calendario, una sorta di tabella di marcia per attuare le parti di governo. E si tratta proprio del programma su cui Berlusconi porrà il voto di fiducia la prossima settimana, in Parlamento, sempre che le votazioni di oggi non gli riservino già oggi un brutto scherzo.
I membri dei partiti di opposizione si si asterranno o voteranno contro il provvedimento di oggi , almeno secondo quanto riferito dagli stessi leader politici. Se Berlusconi non dovesse raggiungere la soglia dei 316 voti, o dovesse perdere al primo colpo, l’opposizione chiederebbe a gran voce un voto di sfiducia, per cercare di rovesciare il leader che ha governato l’Italia per metà dei 17 anni in cui è in politica, da quando vi è entrato nel 1994.«Temo che non abbiamo più la maggioranza in Parlamento» ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni.
La pressione e l’attenzione sull’operato di Berlusconi aumentano. Il Cavaliere, nel tentativo di salvare la faccia, o almeno la fiducia, ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale il monitoraggio degli sforzi dell’Italia per ridurre il debito. La Commissione europea ha inviato una missione in Italia questa settimana, per assicurare che il governo si stia muovendo nella direzione delle riforme promesse e della loro attuazione.
Nel caso in cui Berlusconi non riuscisse ad ottenere la maggioranza in entrambi i voti di fiducia, il governo cadrebbe e il presidente Giorgio Napolitano dovrebbe quindi consultarsi con i partiti politici, per valutare la concreta possibilità di formare un altro governo di maggioranza.
Napolitano potrebbe anche provare a costruire il supporto per un cosiddetto governo tecnico guidato da una figura di spicco, incaricato di attuare la revisione economica e, infine, di preparare il paese a nuove elezioni. Se Napolitano non riuscisse a plasmare un nuovo governo, sarebbero indette nuove elezioni che, probabilmente, avrebbero luogo due mesi dopo la fine delle consultazioni.
«L’unica possibilità è quella di formare un nuovo governo di unità», guidato da qualcuno al di sopra della politica di partito e “in grado di restituire credibilità all’Italia e proseguire lungo la strada delle riforme", ha scritto in una nota agli investitori Lavinia Santovetti, economista di Nomura International a Londra.
Mario Monti, candidato a coprire questo ruolo, sarebbe probabilmente sostenuto dai partiti d’opposizione - il Partito Democratico e l’Unione dei centristi - così come da molti membri del Partito della Libertà.
Nel caso in cui Berlusconi sopravviva al voto di fiducia la prossima settimana, dovrebbe probabilmente dimettersi in ogni caso e cercare di trovare un accordo con Napolitano per elezioni a gennaio, invece di negoziare un nuovo governo, ha dichiarato in un’intervista Giuliano Ferrara.
La popolarità di Berlusconi è al minimo storico. L’Italia vende più di 200 miliardi di euro di titoli ogni anno. I suoi 1900 miliardi di euro di debito rappresentano il 120 per cento del prodotto interno lordo ed è più grande di quello di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo messi insieme.