Austerità: possibile dietrofront dell’Europa «è ora di pensare al futuro»

Michael Stagnitto

16 Novembre 2012 - 14:30

Austerità: possibile dietrofront dell’Europa  «è ora di pensare al futuro»

L’austerità accende il dibattito sul migliore mix tra tagli alle spese e maggiori imposte, in un mondo dove l’economia cresce poco e la popolazione invecchia.

Il Rapporto dell’Fmi

In origine si ha il rapporto dell’Fmi, che sottolinea quanto sia stato sottovalutato l’impatto dell’austerity sul Pil degli stati, attraverso la combinazione di minori spese e maggiori entrate. Si insegue l’aggiustamento del bilancio pubblico, senza mai raggiungere un risultato tangibile. I conti pubblici non migliorano in misura significativa, perché le entrate si riducono di entità direttamente proporzionale al Pil interno.

Il risultato finale è che il decifit non si riduce come ci si attendeva e da cià scaturisce un aumento del debito più di quanto desiderato.

Naturalmente, ne è conseguito un dibattito acceso, che si è concluso per forza di cose, contestando nel merito lo stesso rapporto del Fmi.

La Commissione Europea difende il Fiscal Compact

Sulla questione Fiscal Compact si pronuncia in posizione fortemente difensiva la Commissione Europea.

Nel suo Rapporto sostiene che l’impatto del moltiplicatore fiscale, (in origine si pensava che, per ogni euro in meno di minori spese e maggiori imposte, si avesse mezzo euro in meno di contrazione del reddito nazionale) è stato maggiore di quanto atteso, perché le politiche di austerità non sono state prese abbastanza sul serio, ossia queste non sono state in grado di ribaltare la dinamica del debito.

Di fatti, i mercati finanziari non sono stati in grado di abbattere a sufficienza il premio di rischio stabilito sul debito di alcuni paesi, e ciò si è tradotto in una sprecata opportunità di far risollevare la situazione del credito per i paesi in situazioni scomode come quella della Grecia.
L’andamento dei titoli degli stati più disagiati ha portato nella medesima situazione tutti gli stati che vantavano una posizione più forte.

L’austerità comincia a perdere la propria credibilità

Da quanto affermato, non è facile dedurre in che misura l’austerity sia stata sopravvalutata nell’efficacia e nelle reali conseguenze per l’economia.
Mentre la Commissione ribadisce la posizione di Berlino, in Europa inizia a fare breccia l’idea comune dell’inefficacia delle norme di austerità e rigore attraverso un ridimensionamento degli interventi in tale direzione.

Se i bilanci pubblici, invece di avere in futuro un tetto del debito sul Pil del 60%, lo avessero dell’80%, le manovre sarebbero più morbide, dando segno di una maggiore stabilità.

L’Italia ha fatto i giusti passi perseguendo l’austerity

L’Italia non ha bisogno di ulteriori passi indirizzati verso una maggiore austerità, con il debito italiano in una posizione alla lunga migliore di quanto si creda.
A differenza di molti altri paesi, il tesoro italiano non rischia affatto di dover assorbire le passività temporanee delle banche, divenute col tempo crediti inesigibili, quindi non dovrebbero raggiungersi livelli di deficit oltre il livello caratteristico.

Nel prossimo periodo è prevedibile una forte riduzione della corsa ai Bond dal rendimento negativo, grazie alla stabilizzazione dei mercati di Eurolandia.

Quindi, il Btp dovrebbe registrare teoricamente un premio sui rischi inferiore, ossia dovrebbe rendere meno. Ciò si tradurrebbe in un prezzo maggiore per i titoli di stato emessi.

L’ultimo passo in tale direzione, potrebbe essere per l’Italia, l’elezione di un governo non propenso alle riforme di Austerità.