Un 17enne di origini afghane ha assaltato un treno in Baviera ferendo con un’ascia diversi passeggeri. L’ISIS ha rivendicato l’attentato: “E’ un nostro soldato”.
Attentato in Germania: Muhammad Riyad, 17enne afghano richiedente asilo, il 18 luglio intorno alle 22 è salito sul treno regionale da Treuchtlingen a Wurzburg, Baviera, brandendo un’ascia con cui ha aggredito diversi passeggeri.
5 delle 14 persone presenti sul vagone sono state ferite mentre i restanti versano in stato di shock:
“C’era sangue ovunque. E’ stato spaventoso”.
I malcapitati hanno riportato ferite “profonde e molto gravi” secondo la polizia locale, tanto che due persone sono ora in pericolo di vita. Riyad dopo l’assalto ha tentato la fuga senza successo ed è stato ucciso poco dopo la tentata strage dagli agenti.
L’attentato in Germania è stato subito rivendicato dall’ISIS tramite un comunicato diramato dall’agenzia di stampa Amaq che opera per conto del sedicente Califfato:
“L’autore dell’operazione di accoltellamento in Germania è un combattente dello stato islamico ed ha compiuto questa operazione in risposta agli appelli a colpire la coalizione che combatte lo stato islamico”.
Dopo la strage di Nizza sulla Promenade des Anglais, l’Europa viene di nuovo scossa da un altro insensato attacco alla sua sicurezza agitato da risentimento e messo in pratica da un minorenne auto-indottrinato.
Di nuovo come scenario dell’agguato figura un luogo affollato, pieno di civili indifesi e ignari. Tranne la polizia locale non erano naturalmente presenti autorità competenti in materia di intelligence e security anti-terrorismo.
Ecco allora tutto quello che sappiamo fin’ora sull’attentato in Germania.
Attentato Germania: il video poche ore prima dell’attacco
Prima ancora che l’ISIS reclamasse la paternità dell’attentato, è stato diffuso dai terroristi sull’App di messaggistica Telegram un video di 20 secondi in cui Muhammad Riyad annunciava l’agguato solo poche ore prima di salire sul treno come minore non accompagnato con un’ascia:
“Farò un attentato suicida in Germania. Vi combatterò fino a quando il sangue mi scorrerà nelle vene [...] E’ nato il Califfato Islamico in Iraq, Siria, Korasan, Libia e Yemen e con il volere di Allah i soldati del Califfato arriveranno da voi e vi sgozzeranno nelle vostre case”.
Il 17enne afghano si esprime in lingua pashtu, dialetto tipico di alcune realtà tribali afghane da tempo terreno fertile per il reclutamento di jihadisti, mostrando molto odio nei confronti dell’occidente e parlando con termini definitivi brandendo un coltello da cucina tra le mani.
Aveva intenzione di compiere l’attacco per vendicare la morte di un suo amico avvenuta pochi giorni prima in Afghanistan, come hanno riferito le forze dell’ordine tedesche in conferenza-stampa.
Dopo la pubblicazione del filmato sono arrivate le conferme sulla sua presunta affiliazione all’ISIS. Non solo l’agenzia di stampa al servizio del Califfato rafforza la tesi dell’ennesimo “lupo solitario” rivendicando l’attentato, ma altre indiscrezioni trapelano proprio dal video in cui Riyad si autoproclama “Soldato del Califfato”, promettendo la morte agli “infedeli”.
La sera stessa avrebbe assalito con violenza i passeggeri del treno al grido di “Allah akbar” per completare il suo piano tristemente annunciato.
Attentato In Germania: chi era l’attentatore?
Il giovane Riyad era un minore afghano registrato come richiedente asilo e viveva con una famiglia di Ochsenfurt, nella provincia di Wuezburg a cui era stato affidato.
Da poco aveva concluso uno stage nel settore pubblico lavorando come apprendista panettiere, ottenendo molto supporto dalle istituzioni nel suo percorso di inserimento in società.
Un 17enne in condizioni precarie di vita, ma pur sempre sostenuto dal Paese accogliente, per questo le autorità si sono stupite del gesto. Probabilmente nell’ultimo periodo si era profondamente radicalizzato, come si apprende da varie indagini e sopralluoghi nella camera dell’adolescente e anche la famiglia affidataria ha sottolineato come il giovane fosse diventato molto taciturno dopo aver saputo della morte del suo amico afghano.
Il ragazzo era diventato un fervido simpatizzante dell’ISIS sulla cui dottrina si era documentato da solo, disegnando anche una bandiera a mano trovata appesa sul muro della sua stanza.
Altro non era che il vessillo del sedicente Califfato in nome del quale ha compiuto la sua missione in qualità di foreign fighter sapendo che era un suicidio dal principio, come testimoniato da un biglietto d’addio lasciato a suo padre prima di uscire di casa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA