Apple: una Mela troppo grossa da inghiottire per il Dow Jones

Nadia Fusar Poli

30/09/2011

Apple: una Mela troppo grossa da inghiottire per il Dow Jones

APPLE- Gli operatori di mercato che si aspettano un imminente ingresso di Apple nel famoso indice azionario americano, il Dow Jones, potrebbero rimanere delusi. L’azione della Mela è diventata troppo costosa per il bilancio del Dow Jones.

«Non contateci!» In una nota ai clienti, la società di gestione aziendale e analisi finanziaria Bespoke Investment ha voluto smorzare gli entusiasmi e soffocare i rumors attualmente in circolazione a Wall Street: No, ribadiscono i responsabili, Apple non sarà incluso nel DJIA (Dow Jones Industrial Index). Dato il suo peso economico e la sua capitalizzazione di mercato (384 miliardi di dollari), la società di Cupertino, in California, non sarebbe degna, comunque, di essere anche parte del Dow Jones, uno degli indici di borsa più famosi e il più antico del mondo?

Naturalmente, dicono in sostanza i responsabili di Bespoke Investment. Ma sottolineano che il valore del DJIA è calcolato sulla base dei prezzi delle azioni che lo compongono, e non delle capitalizzazioni. Ora, il titolo Apple, che è cresciuto del 28,2% dall’inizio del 2011 nonostante la tempesta finanziaria che ha turbato e flagellato i mercati, è a 413,45 dollari. «Se il titolo entrasse nell’indice senza che fosse effettuata una divisione del valore nominale dell’azione (»stock split«), occuperebbe un peso sproporzionato»: il 22%, secondo i calcoli di Bespoke Investment.

Di conseguenza, «l’indice dovrebbe essere rinominato Dow Jones Industrial Apple», avvertono gli analisti dell’ azienda con sede a Harrison, nello Stato di New York. Exxon, la compagnia petrolifera statunitense che compete con Apple per il titolo di società che vale di più al mondo in termini di capitalizzazione di mercato, è membro del DJIA, ma la sua azione vale 74 dollari.
Gli analisti hanno hanno spiegato che sostituendo nel DJIA l’azione del gruppo alimentare Kraft Foods con quella di Apple, un altro gigante dell’ high tech americano, ovvero IBM, vedrebbe precipitare il suo peso nell’indice, fino al 9,2%, contro l’attuale 11,6%.

Tra l’annuncio nel 1997, da parte del quotidiano The San Francisco Chronicle, di un ritorno al timone di Apple di Steve Jobs e le sue dimissioni il mese scorso, il prezzo delle azioni del gruppo si è moltiplicato per 91. È per questo che l’operatore di borsa Nasdaq OMX, basato su una regola risalente al 1998 tesa a limitare il dominio dei titani dell’ alta tecnologia, ha deciso di ridurre artificialmente la quota occupata da Apple e di riequilibrane il peso del valore incluso nell’indice guida Nasdaq 100. Apple occupava il 20,5% dell’indice ma le regole del gioco impongono un ridimensionamento nel caso in cui uno dei titoli inclusi nell’indice assorba più del 20% della capitalizzazione complessiva dello stesso. Nasdaq 100 ha dunque alleggerito il peso della Mela, portandola al 12,33%. Anche se ad ali tarpate, il valore di Apple continua a volare in cima all’indice delle cento più importanti società non finanziarie del listino americano
Certo che al 20,5% il creatore dell’ iPad era un vero «mastodonte».