Analisi fondamentale: valutazioni Piazza Affari interessanti, Wall Street si conferma terreno insidioso

Money.it ha analizzato i principali mercati azionari attraverso la lente dei fondamentali. Ecco i risultati: Piazza Affari offre un interessante sconto rispetto alla sua media storica, maggior cautela a Wall Street dove le valutazioni dell’S&P 500 appaiono tirate

Analisi fondamentale: valutazioni Piazza Affari interessanti, Wall Street si conferma terreno insidioso

Con ieri si è concluso il primo semestre del 2018. Piazza Affari ha vissuto questi sei mesi da protagonista con gli investitori sempre attenti al fronte italiano dapprima con le elezioni del 4 marzo e poi con le vicende legate al nuovo Governo targato Lega-M5S.

In questo quadro l’indice FTSE Mib sembra aver ben ammortizzato le tensioni e a conti fatti porta a casa un bilancio tutto sommato positivo e insperato ad inizio anno. Se i principali indicatori di analisi tecnica suggeriscono cautela, con un pericolo di avvitamento delle quotazioni sui supporti di area 21.300 punti, noi di Money.it abbiamo provato a guardare Piazza Affari attraverso la lente dei fondamentali.

L’analisi storica del rapporto P/E in questo caso può aiutare l’investitore nel capire la valutazione relativa che il mercato assegna all’indice guida del mercato italiano dapprima rispetto agli ultimi 10 anni e poi in relazione agli altri mercati per poter intervenire in chiave tattica sulle proprie strategie di trading o di investimento.

Valutazioni Piazza Affari interessanti, Wall Street si conferma terreno insidioso


Elaborazione Ufficio Studi Money.it; fonte dati: Bloomberg

In prima istanza abbiamo analizzato i rapporti di forza fra Piazza Affari, il mercato tedesco con l’indice DAX e quello statunitense con l’indice S&P 500. L’analisi è stata condotta in chiave storica, confrontando quindi per ciascun mercato il rapporto P/E stimato dal mercato per il 2018 con la sua media degli ultimi 10 anni. In questa maniera possiamo valutare se un indice è sopra o sotto valutato dal mercato rispetto agli anni precedenti. Dal confronto trasversale fra i tre listini è possibile ricavare le medesime conclusioni in chiave relativa.

Dall’analisi della tabella di cui sopra possiamo innanzitutto osservare che l’indice FTSE Mib gode di un importante sconto rispetto alla propria media storica (circa il 50%). Se negli ultimi dieci anni il mercato italiano è stato considerato molto caro in termini di utili attesi, anche rispetto a DAX e S&P 500, oggi questa relazione è radicalmente cambiata.

La nuova percezione è che ora Piazza Affari sia tornata ad offrire valori a sconto rispetto ai mercati di riferimento e soprattutto verso Wall Street, dove l’S&P 500 già da qualche mese presenta valutazioni tiratissime.

Un altro aspetto che nel secondo semestre calamiterà l’attenzione degli operatori è legato al rialzo dei rendimenti sui Treasury americani, che inizia a far crescere il costo opportunità di detenere azioni. Molto probabilmente questo sarà uno dei grandi temi su cui andrà a focalizzarsi il mercato da qui a fine anno, con l’azionario globale che potrebbe cominciare a risentire di sostanziosi flussi in uscita.

Piazza Affari: i settori sotto stress e quelli da osservare con attenzione


Elaborazione Ufficio Studi Money.it; fonte dati: Bloomberg

A livello settoriale la situazione è descritta dalla seconda tabella, dove i settori sono stati classificati rispettando un ordine decrescente in base al peso che rivestono nella composizione del mercato azionario italiano. Possiamo vedere che il settore preponderante, il bancario, offre un buon sconto rispetto alla sua media storica, ma non è il migliore in assoluto.

Su base relativa, cioè confrontando in maniera trasversale i settori, si può notare che il settore meno caro è quello automobilistico. Ad oggi la performance da inizio anno del settore è positiva ma è doveroso ricordare che l’automotive rimane un settore delicato per quanto riguarda il tema dazi.

Secondo l’analisi fondamentale il comparto più interessante potrebbe essere quello delle telecomunicazioni, praticamente monopolizzato da Telecom Italia. Sia il settore che il titolo Tim hanno sofferto nei primi sei mesi dell’anno ed oggi le valutazioni appaiono più interessanti sia in chiave relativa che storica.

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