A Piazza Affari sembra andare tutto alla grande. Okei, forse un po’ di turbolenze oltreoceano, ma tutto sommato il clima delle borse europee sembra resistere, e Piazza Affari sta diventando lentamente un punto di riferimento importante. E tutti noi sappiamo che è anche considerata la patria dei dividendi.
Ma se questo fosse vero, quali sono i titoli dentro il Ftse Mib, quindi l’indice delle 40 società più capitalizzate, che oggi presentano un dividend yield superiore al 7% TTM? Eccone quattro che probabilmente già conosci, ma di cui forse non sai tutti i dettagli.
1) Banca MPS
Banca Monte dei Paschi di Siena è uno degli istituti più antichi del mondo e, negli ultimi anni, uno dei casi più discussi della finanza italiana. Oggi si presenta come una banca fortemente ristrutturata, con un modello di business che punta sulla riduzione del costo del rischio, l’efficientamento della rete e un capitale patrimoniale più robusto. Questa configurazione ha favorito una dinamica reddituale in netto miglioramento.
Il dividend yield TTM di MPS oggi si attesta intorno al 10,32%, una cifra estremamente elevata persino per gli standard del comparto bancario, che è storicamente uno dei segmenti più sensibili al tema dividendi. Una remunerazione di questa portata non passa inosservata, soprattutto considerando che nell’ultimo trimestre il titolo ha registrato una performance del 3,3%.
Il combinato tra yield e performance mostra un ritorno complessivo decisamente competitivo.
2) Banco BPM
Non sorprende trovare un’altra banca sul podio. Le banche, infatti, rappresentano uno dei comparti che più frequentemente distribuisce dividendi consistenti, perché il loro business model genera utili ricorrenti e cash flow relativamente stabili nelle fasi economiche favorevoli. Il core banking è intrinsecamente legato all’espansione del ciclo del credito, e quando i margini di interesse aumentano, la redditività si espande rapidamente.
Banco BPM si colloca esattamente in questo contesto. È uno dei principali istituti italiani, nato dalla fusione tra Banco Popolare e BPM, con un focus su retail banking, corporate lending e servizi finanziari a imprese di medie dimensioni. Oggi offre un dividend yield TTM dell’8,03%, sopra la media delle banche europee.
La performance a 3 mesi è del 7%, un dato che conferma un momentum solido nel comparto bancario tradizionale. Il settore beneficia di una curva dei tassi ancora remunerativa, di una riduzione delle sofferenze e di un cost-income ratio in miglioramento.
3) Stellantis
Stellantis è uno dei maggiori gruppi automobilistici globali, nato dalla fusione tra FCA e PSA. La società è attiva in un settore profondamente ciclico e oggi si confronta con due ostacoli significativi. Da una parte la concorrenza cinese, che ha ridotto drasticamente i margini del settore elettrico. Dall’altra le tensioni commerciali negli Stati Uniti, dove i nuovi dazi rischiano di creare un’ulteriore distorsione competitiva.
In questo scenario, Stellantis ha adottato una politica di dividendi estremamente generosa, sostenuta da una struttura finanziaria solida, cospicue disponibilità liquide e buyback consistenti. Il suo dividend yield TTM è del 7,54%.
Nonostante le difficoltà, negli ultimi tre mesi il titolo ha registrato una performance del 12%, segnale evidente di un rinnovato ottimismo. Una parte del mercato sembra ritenere che il peggio sia stato già prezzato e che la capacità del gruppo di generare cassa, nonostante la pressione competitiva, sia ancora sorprendente. Considerando anche il peso del dividendo nella redditività complessiva, gli ultimi mesi sono stati decisamente remunerativi.
4) Saipem
Saipem è uno dei titoli più controversi del Ftse Mib. Spesso presenta il più alto short interest del listino, e il motivo è chiaro. La società opera in un settore estremamente ciclico, legato al capex dell’oil & gas, con una volatilità strutturale e una storia recente di difficoltà finanziarie. Questo la rende terreno fertile per strategie ribassiste, soprattutto nei periodi in cui l’incertezza sulle materie prime aumenta.
Eppure Saipem si distingue anche per dividendi competitivi. Oggi il titolo presenta un dividend yield superiore al 7%, un dato che cattura l’attenzione in un settore che alterna fasi di espansione a momenti di forte contrazione.
La performance a 3 mesi è del -2%, ma qui entra in gioco l’effetto mitigante del dividendo.
A cosa fare attenzione?
Queste sono considerazioni indicative e non esaustive. Non c’è da stupirsi se spesso dividendi così alti sono accompagnati da payout elevati, talvolta portati al limite dal management proprio nelle fasi più espansive.
Il vero rischio emerge nei settori ciclici. Quando la fase contrattiva arriva, un payout troppo alto costringe spesso a tagliare il dividendo. Questa decisione, pur necessaria per preservare la solidità aziendale, genera quasi sempre una fuga degli investitori e quindi perdite in conto capitale. È un meccanismo ben noto, ma che vale sempre la pena ricordare.
Prima di scegliere un titolo a dividendo elevato è necessario valutarne la sostenibilità, la volatilità del settore e la qualità degli utili. I rendimenti elevati possono essere allettanti, ma non sempre raccontano l’intera storia.