36 miliardi l’anno. Il vero costo nascosto della transizione tedesca

Sergio Giraldo

15 Aprile 2026 - 15:49

Reiche chiede realismo sui costi energetici. Politica e imprese contestano. Il nodo resta come bilanciare sicurezza, prezzi e transizione.

36 miliardi l’anno. Il vero costo nascosto della transizione tedesca

Il dibattito sulla politica energetica tedesca si è riacceso dopo l’intervento della ministra dell’economia Katherina Reiche sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung del 7 aprile scorso, in cui ha messo in discussione l’impostazione seguita negli ultimi anni. Il punto di partenza è la crisi energetica innescata dalle tensioni nel Golfo e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha riportato al centro il tema dei costi e della sicurezza degli approvvigionamenti. Secondo Reiche, la Germania sta pagando il prezzo di una politica costruita su obiettivi ambiziosi ma poco ancorati alla realtà del sistema.

I numeri che cita sono netti. A fronte di una domanda energetica di energia primaria di circa 2.900 terawattora, le fonti rinnovabili coprono meno di un quinto dei consumi totali. Anche dove il loro peso è maggiore, cioè nella produzione elettrica, resta il problema dei costi complessivi del sistema. Tra sussidi, gestione della rete, riserve e compensazioni, il conto supera i 36 miliardi di euro l’anno. Una parte non trascurabile di queste risorse viene impiegata per gestire inefficienze strutturali, come la necessità di ridurre la produzione rinnovabile quando la rete non è in grado di assorbirla.

Da qui la critica di fondo. Una transizione energetica che ignora i costi di sistema rischia di compromettere la base industriale del Paese. L’energia , sottolinea la ministra, è diventata troppo cara, con effetti evidenti su imprese e famiglie e con segnali di perdita di competitività. Per questo propone un cambio di approccio. Le rinnovabili restano centrali, ma devono essere integrate in un sistema economicamente sostenibile. Chi produce dovrebbe contribuire maggiormente ai costi di rete e assumersi parte del rischio legato alla congestione. Allo stesso tempo, serve una maggiore attenzione alla sicurezza dell’offerta, con capacità di generazione programmabile, sistemi di accumulo e un ruolo esplicito per il gas, anche attraverso contratti di lungo termine per ridurre la dipendenza dal mercato spot del gas naturale liquefatto. [...]

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