3 titoli sulla difesa per cavalcare la Trump-mania

Tommaso Scarpellini

9 Gennaio 2026 - 17:12

3 titoli che devi assolutamente conoscere dopo le recenti attività e dichiarazioni del presidente Donald Trump. Sappi che qualcosa non torna. Ma cosa?

3 titoli sulla difesa per cavalcare la Trump-mania

Le mosse geopolitiche di Donald Trump scombussolano il mondo, ma anche i mercati. È una dinamica che si percepisce chiaramente osservando l’improvvisa accelerazione dei titoli legati alla difesa, un movimento che appare quasi controintuitivo se si considera come l’intervento di Trump non richiami, almeno formalmente, a scenari di conflitto armato tradizionale.

In realtà, dietro le parole del presidente USA emergono prima di tutto preoccupazioni strategiche, legate alla sicurezza nazionale e alla stabilità delle aree di influenza americana. Ed è proprio da qui che nasce un rinnovato fabbisogno di investimenti strutturali in difesa, un fattore che il mercato ha immediatamente tradotto in rialzi decisi delle quotazioni azionarie.

Ma siamo di fronte a una crescita sostenibile oppure a una fase puramente speculativa? Per rispondere, è utile osservare da vicino tre titoli europei che oggi meritano particolare attenzione.

Il contesto geopolitico

Il comparto sul quale vale la pena concentrare l’analisi è quello della difesa. L’intervento di Trump in Venezuela, così come le tensioni latenti che coinvolgono l’America Latina e le recenti dichiarazioni sulla Groenlandia, hanno riacceso un tema che sembrava rimasto in secondo piano negli ultimi anni: la necessità per i governi di rafforzare la propria capacità militare e tecnologica.

Non si tratta di una guerra nel senso canonico del termine, ma di un contesto di competizione strategica permanente. Trump non ha mai cercato di nascondere questa impostazione, anzi ha più volte dichiarato la necessità di aumentare la spesa militare statunitense, suggerendo in modo neanche troppo velato che anche l’Europa dovrebbe fare la sua parte. Il mercato ha reagito anticipando uno scenario di crescita strutturale degli ordini per il settore, incorporando quello che può essere definito un vero e proprio war premium nelle valutazioni.

1) LEONARDO

Leonardo è il primo nome da analizzare. Il gruppo italiano opera nei settori dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza, con una forte esposizione a elicotteri, elettronica per la difesa, sistemi radar e cyber security. Ciò che colpisce immediatamente è la valutazione.

Un P E intorno a 31 volte per un gruppo industriale di questa natura appare storicamente elevato, segnale evidente della presenza di un war premium incorporato nei prezzi. Il motivo per cui il titolo piace al mercato risiede nelle attese, che sono progressivamente salite negli ultimi trimestri. Leonardo oggi mostra margini lordi intorno al 7,78% e un ROE vicino al 12%, numeri solidi ma non eccezionali se letti in isolamento. Dal punto di vista tecnico, la rottura dei massimi rappresenta un segnale di forza evidente, ma anche un punto in cui il rischio di ritracciamenti aumenta.

2) RHEINMETALL

Il secondo titolo è Rheinmetall, quotato sullo Xetra tedesco. Rheinmetall è uno dei principali player europei nella produzione di veicoli militari, munizioni e sistemi di difesa avanzati. Anche qui l’hype è evidente. Il titolo non è ancora sui massimi assoluti, ma la direzione è chiaramente quella. Il dato che più fa riflettere è il rapporto P E, che sfiora le 99 volte, una valutazione che in condizioni normali sarebbe difficilmente sostenibile.

Tuttavia, Rheinmetall presenta margini lordi intorno al 22% e un ROE di circa il 21%, livelli decisamente superiori alla media industriale. Il mercato sta prezzando un futuro di forte espansione degli ordini, soprattutto in Europa, dove il riarmo è tornato un tema centrale nelle agende politiche. Anche in questo caso, il premio pagato dagli investitori è elevato e rende il titolo estremamente sensibile a qualsiasi delusione sulle attese.

3) THALES

Il terzo nome è Thales, colosso francese specializzato in elettronica per la difesa, avionica, spazio e sicurezza digitale. Thales è anch’essa in una fase di forte rialzo, sostenuta da un profilo finanziario apparentemente molto solido. Il gruppo mostra un margine operativo intorno al 26% e un ROE di circa il 14%, dati che spiegano in parte l’ottimismo del mercato.

Tuttavia, anche qui le valutazioni risultano estremamente tirate, con un P E vicino a 80 volte. Il mercato sta premiando l’esposizione di Thales ai segmenti più innovativi della difesa, come la cyber security e i sistemi di comunicazione avanzata, considerati cruciali in uno scenario di competizione geopolitica prolungata.

Il war premium persiste

Cosa hanno in comune questi tre titoli? Prima di tutto il settore, poi la vicinanza ai massimi e soprattutto valutazioni spropositate. Tutti scambiano a multipli superiori sia alla loro media storica, sia alla media del comparto difesa, sia rispetto al segmento industriale tradizionale al quale formalmente appartengono. In sostanza, senza aspettative di crescita eccezionalmente forti legate all’espansione della spesa militare, questi titoli apparirebbero chiaramente sopravvalutati.

Un ritorno alla media non sarebbe affatto un evento anomalo. Ma il mercato oggi non ragiona in questi termini. Sta prezzando uno scenario in cui il war premium è giustificato dalla probabilità percepita che governi e istituzioni aumentino strutturalmente i budget per la difesa. Finché questa narrativa resterà dominante, la pressione rialzista potrebbe continuare.

Un ETF per monitorare il settore

Per chi preferisce un approccio meno concentrato sul singolo titolo, esistono strumenti utili per monitorare il comparto. Sul segmento industriale generale si può guardare all’Amundi STOXX Europe 600 Industrials UCITS ETF. Più specificamente sulla difesa, sono disponibili il WisdomTree Europe Defence UCITS ETF e il VanEck Defense ETF.

Mettendo a confronto questi strumenti, si nota come il gap di performance si sia ampliato sensibilmente a partire dall’inizio del 2025, periodo che coincide con il ritorno di Trump alla presidenza USA. Da quel momento, gli ETF specializzati sulla difesa hanno sovraperformato in modo netto, pur restando formalmente parte del comparto industriale.

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