3 titoli a Piazza Affari con upside oltre il 30%. Ma il consenso ne promuove solo uno

Claudia Cervi

25 Febbraio 2026 - 07:53

Questi titoli di Piazza Affari hanno un potenziale di crescita superiore al 30%. Ma solo uno è da comprare secondo gli analisti. Ecco perché.

3 titoli a Piazza Affari con upside oltre il 30%. Ma il consenso ne promuove solo uno

Basta leggere +30% su un report per credere che sia un’opportunità. E dopo il rally del 2025 e l’avvio d’anno ancora tonico, la tentazione prende forma.

Solo che il mercato, nel frattempo, ha già cambiato umore almeno due volte. La bolla sui software legati all’intelligenza artificiale si è sgonfiata più in fretta di quanto fosse salita, lasciando sul terreno valutazioni tirate e qualche certezza in meno. Subito dopo è arrivata la rotazione sul tema difesa, alimentata da tensioni geopolitiche e nuove priorità di spesa pubblica. Il risultato è che i multipli sono ancora tirati, ma c’è molta meno tolleranza verso chi non mantiene le promesse.

Un target potenziale del +30% è dunque una fotografia teorica, non una garanzia. Un conto è la distanza aritmetica tra prezzo attuale e obiettivo medio a 12 mesi. Un altro è la qualità del consenso che sta dietro a quel numero. Conta quanti buy sono convinti, quanti hold frenano, quanti sell segnalano rischio. È lì che si misura la probabilità, non solo il potenziale.

E infatti, tra tre titoli di Piazza Affari che sulla carta promettono oltre il 30% di potenziale, solo uno ha davvero il consenso dalla sua parte. Per gli altri c’è solo un target ambizioso.

1) Nexi

Nexi è il caso che ricorda perché fermarsi al numero può essere fuorviante. L’upside stimato intorno al 45% colpisce, ma il consenso è meno lineare. I buy non mancano, però convivono con un numero simile di hold e con qualche sell che tiene acceso il segnale di allerta. Non c’è una direzione unica, c’è un equilibrio instabile.

Sul piano industriale non si parla di un gruppo in difficoltà. Nei nove mesi 2025 l’EBITDA margin si è attestato al 52,8%, salendo al 56,8% nel terzo trimestre. Numeri che descrivono un modello ancora molto redditizio, anche in un mercato europeo dei pagamenti più competitivo e meno indulgente rispetto agli anni della crescita facile. Il punto, semmai, è la visibilità. Alcune rinegoziazioni bancarie e la pressione sui volumi hanno reso il breve termine più difficile da leggere. Ed è lì che il consenso si divide.

Anche le valutazioni spiegano perché il titolo resti sotto osservazione. Il P/E atteso per il 2026 intorno a 7 volte e un dividend yield stimato sopra l’8% lo collocano nella categoria dei titoli “a sconto” rispetto alla propria storia. È il motivo per cui Nexi torna ciclicamente nei radar quando il mercato cerca value con generazione di cassa.

Ma tra essere a sconto ed essere una scelta condivisa c’è differenza. L’upside è alto, i fondamentali tengono, ma non c’è un consenso unanime.

2) Fincantieri

Fincantieri è entrata nei radar degli investitori con il ritorno prepotente del tema difesa, ma qui il potenziale va letto con la lente giusta. L’upside stimato a dodici mesi supera il 30%, però il consenso non è compatto. I buy ci sono, ma convivono con una quota rilevante di hold. È un titolo che il mercato osserva con interesse, non con entusiasmo cieco.

La differenza la fanno i fondamentali, che negli ultimi mesi hanno iniziato a dare segnali più convincenti. Al Capital Markets Day di metà febbraio 2026 il gruppo ha alzato la guidance sul margine EBITDA 2025 al 7,4% e indicato ricavi attorno ai 9 miliardi, con un backlog nell’ordine dei 60 miliardi. Per il 2026 l’obiettivo di marginalità è stato indicato in ulteriore miglioramento, intorno al 7,5%. Numeri che raccontano una traiettoria in salita dopo anni complessi.

Fincantieri però vive di cicli lunghi e di execution. Il backlog è una promessa futura, non margini certi. Se l’asticella viene alzata, ogni trimestre diventa un esame. In questo senso l’upside non è la previsione di un’accelerazione immediata, ma la valutazione di uno scenario che deve essere costruito passo dopo passo.

Ecco perché gli hold accanto ai buy non sono una bocciatura industriale, ma sono un segnale di attesa. Gli analisti vedono il miglioramento, ma vogliono continuità prima di trasformare la prudenza in convinzione piena. Qui la partita non è sul potenziale teorico. È sulla capacità di rendere stabile quello che oggi appare ancora come una fase di transizione.

3) Lottomatica

Lottomatica è il caso più lineare dei tre, con un upside vicino al 40%, una delle valutazioni più elevate del Ftse Mib rispetto ai prezzi correnti.

Fin qui potrebbe sembrare una statistica come tante. La differenza, però, sta nella qualità del consenso dietro a quel potenziale. Su 19 analisti che coprono il titolo, tutti lo raccomandano come buy senza hold o sell a frenare.

I fondamentali aiutano. Margini solidi, crescita visibile, modello di business che genera cassa. Il P/E è più alto rispetto agli altri due e riflette aspettative di utili in espansione. Qui il mercato non sta scommettendo su una svolta, ma sta premiando un trend già avviato.

Non significa che il titolo debba fare +40%. Significa che, tra i tre, è l’unico in cui target e consenso vanno nella stessa direzione.

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