2 titoli di Piazza Affari da evitare ora secondo gli esperti

Claudia Cervi

30 Giugno 2025 - 16:23

Piazza Affari in rally, ma due titoli non convincono gli analisti. Ecco perché è meglio non averli in portafoglio.

2 titoli di Piazza Affari da evitare ora secondo gli esperti

Il rally di Piazza Affari sembra non voler rallentare e l’indice Ftse Mib continua a flirtare con i massimi annuali grazie a una spinta corale di banche, energia e industriali. Tuttavia, in questo clima di euforia diffusa, non tutti i titoli brillano allo stesso modo.

Alcune società, pur solide nel lungo termine, stanno mostrando segnali di affaticamento legati alle specificità dei rispettivi settori. È il caso di due nomi noti e storicamente performanti, ma oggi sotto osservazione da parte di più case d’analisi per via di prospettive di crescita nel breve periodo meno entusiasmanti del previsto.

Ecco i 2 titoli di Piazza Affari da evitare ora, secondo gli esperti.

1) Moncler

Moncler è uno dei titoli di Piazza Affari da evitare ora. Il downgrade di Goldman Sachs ha riacceso l’attenzione sul comparto del lusso, che dopo anni di crescita esplosiva inizia a dare segnali di rallentamento. A essere colpita non è tanto la struttura di business, che nel caso di Moncler resta solida e ben posizionata, quanto lo scenario macro e le dinamiche specifiche del settore. Il 2024 è stato un anno particolarmente favorevole, soprattutto grazie all’effetto trainante del mercato cinese e all’iniziativa Moncler Genius, che ha spinto i ricavi oltre le attese. Tuttavia, questi elementi straordinari non sono facilmente replicabili nell’anno in corso.

Grafico azioni Moncler Grafico azioni Moncler Fonte Tradingview

Secondo l’analista di Goldman, il primo semestre 2025 si apre con ostacoli concreti, tra cui l’assenza di nuovi catalizzatori forti e un confronto anno su anno penalizzante, che mettono pressione sulle performance. Per tale ragione gli analisti hanno rivisto al ribasso le stime sull’Ebit 2024-2027, con una crescita media annua attesa ora al +2% contro il +5% precedente. Anche i ricavi per il secondo trimestre del 2025 sono stimati sotto le attese, con un -8% rispetto al consenso e un calo del 4% del retail.

La valutazione del titolo resta in linea con i multipli storici (21 volte gli utili stimati per il 2026) ma senza un’accelerazione visibile all’orizzonte, gli analisti non vedono al momento margini per una sovraperformance. Anche Equita ha abbassato il target price in vista della trimestrale del 29 luglio, anche se come altri (Barclays e Banca Akros) continua a mantenere un giudizio positivo sul lungo termine. La sensazione diffusa è che il titolo resti “buono” ma privo, al momento, di appeal.

2) Amplifon

Anche Amplifon, nonostante un recente rimbalzo a Piazza Affari, si trova in una fase di revisione al ribasso delle attese. Il titolo si prepara a pubblicare i risultati del secondo trimestre e del primo semestre il prossimo 29 luglio, ma gli analisti si mostrano cauti. Il mercato americano ha mostrato segnali contrastanti, con aprile positivo, ma giugno in calo, e le previsioni aggregate parlano di una crescita piatta o appena positiva su base annua.

Grafico azioni Amplifon Grafico azioni Amplifon Fonte Tradingview

Più problematico lo scenario europeo. A parte la Francia, dove si attende una crescita del 10% nell’anno, il resto dell’area Emea continua a evidenziare consumi deboli. Equita ha tagliato la stima di crescita organica da +4,1% a +3,4% per l’intero 2025, limando anche le previsioni su ricavi ed Ebitda. Le attività wholesale in Cina, recentemente cedute, contribuiscono a un quadro meno brillante anche nell’area Apac. Il risultato è un target price ridotto da 29 a 28 euro, pur mantenendo il rating buy.

Barclays e Banca Akros confermano fiducia nel medio termine, ma anche loro sottolineano che molto dipenderà dai risultati del secondo trimestre. Le previsioni vedono ricavi sotto il consenso, un Ebitda margin in miglioramento ma ancora distante dai livelli attesi dal mercato, e un sentiment generale ancora fragile, specie in Europa. Amplifon resta la preferita del settore per Barclays, ma lo sconto di valutazione rispetto ai competitor (22 volte il P/E 2025 contro le 24 del settore) non basta da solo a invertire la tendenza nel breve. Serve una svolta nei numeri, e il tempo stringe.

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