Dal 2013 a oggi gli Ice Stupa, i ghiacciai artificiali, hanno fatto fiorire l’agricoltura nel deserto indiano del Ladakh, una delle zone più aride della Terra
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Il Ladakh, noto anche con il soprannome di “Piccolo Tibet”, è un deserto freddo dell’India settentrionale, incastonato tra Himalaya e Karakorum, ed è uno dei luoghi meno adatti all’agricoltura al mondo. Le precipitazioni medie annue si fermano intorno ai 100 millimetri e la gran parte degli agricoltori locali dipende dall’acqua prodotta dallo scioglimento dei ghiacciai.
I ghiacciai, però, hanno i loro tempi: rilasciano il grosso delle acque tra giugno e luglio, quando la stagione della semina, concentrata tra aprile e maggio, si è già chiusa. È proprio nelle settimane cruciali della primavera che i villaggi restano a secco.
Per colmare questo vuoto, da tredici anni a questa parte, nella regione si costruiscono gli Ice Stupa, i ghiacciai artificiali ideati dall’ingegnere ladakho Sonam Wangchuk: coni di ghiaccio che accumulano l’acqua d’inverno e la restituiscono ai campi quando serve.
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Perché sono nati gli Ice Stupa
L’intuizione arrivò osservando, in pieno maggio, una massa di ghiaccio sotto un ponte che resisteva al caldo perché riparata dai raggi diretti del sole. Se il ghiaccio poteva sopravvivere fino all’estate anche alle quote più basse del Ladakh, ragionò Wangchuk, bastava dargli la forma giusta per conservarlo. Da lì l’idea dei ghiacciai artificiali da costruire a ridosso dei villaggi più aridi.
Il progetto, lanciato nell’ottobre 2013 con gli studenti del Secmol, la scuola alternativa fondata dallo stesso Wangchuk, portò nell’inverno successivo al primo prototipo: un cono alto 6 metri che conteneva circa 150mila litri d’acqua, costruito a Leh in pieno sole e senza alcuna protezione. Nonostante temperature superiori ai 20 gradi, il ghiaccio non si sciolse del tutto fino al 18 maggio 2014.
La strada era tracciata. Negli anni successivi la tecnica è stata perfezionata fino alla struttura attuale. L’acqua viene captata a monte e condotta a valle in tubature interrate: la differenza di quota genera la pressione necessaria a farla zampillare in verticale, senza pompe né elettricità. A contatto con l’aria gelida delle notti invernali, che in Ladakh scende abitualmente ben al di sotto dei -20 gradi, le goccioline congelano e si depositano strato su strato, in un processo simile a quello dei cannoni sparaneve.
La forma conica, che ricorda gli stupa buddisti da cui la struttura prende il nome, riduce la superficie esposta al sole e rallenta lo scioglimento. Il secondo Ice Stupa, costruito a Phyang, ha raggiunto i 20 metri di altezza e immagazzinato circa 2 milioni di litri. Secondo le stime di Wangchuk, un cono di 40 metri di altezza potrebbe arrivare a conservarne fino a 16 milioni: una riserva preziosa sia per l’agricoltura sia per l’approvvigionamento idrico delle comunità.
L’utilità degli Ice Stupa per i territori
Secondo Nishant Tiku, che ha guidato il progetto presso l’Himalayan Institute of Alternatives Ladakh (Hial), in dieci anni gli Ice Stupa hanno immagazzinato più di 67 milioni di litri d’acqua in 24 villaggi. Il caso simbolo resta quello di Phyang, villaggio del distretto di Leh affacciato su un vasto altopiano desertico, dove il ghiacciaio artificiale ha fornito acqua sufficiente a irrigare 5mila alberi.
L’obiettivo è crescere ancora. Per il deserto di Phyang i progettisti hanno previsto una cascata di 80-90 Ice Stupa in grado di accumulare un miliardo di litri: abbastanza per coprire i circa 600 ettari dell’area con una piantagione di 2 milioni di alberi.
La vera domanda, in un mondo sempre più caldo e arido, è se l’idea di Wangchuk, premiata nel 2016 con il Rolex Award for Enterprise, sia replicabile anche fuori dal Ladakh. I primi riscontri sono incoraggianti. Nel nord del Pakistan il primo Ice Stupa è sorto nel 2019 e oggi la tecnica è stata adottata da una ventina di villaggi, dove oltre 16mila persone fanno affidamento su queste riserve nei mesi più secchi. Gli stessi promotori, però, ricordano che si tratta di un tampone stagionale: gli Ice Stupa possono far guadagnare tempo, non sostituire i ghiacciai veri.
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