Chi ha investito in Leonardo per coprire il portafoglio dalla guerra potrebbe aver sbagliato due volte: a) a pensare che il prezzo delle azioni LDO dipendesse direttamente dall’escalation bellica; b) a scommettere in Borsa sulla base della geopolitica.
Il cessate il fuoco annunciato dopo appena 12 giorni di conflitto potrebbe aver chiuso (momentaneamente?) uno scenario potenzialmente devastante, ma che, per molti analisti, avrebbe potuto riaprire i rubinetti della spesa pubblica in armamenti. Se questa “pausa” dovesse consolidarsi, che ne sarà delle azioni Leonardo? E più in generale, di tutto il comparto difesa in Europa?
Ecco cosa si domanda il pubblico borsistico: ma ha davvero senso fare questi ragionamenti?
La reazione del mercato: tutto tranne che ovvia
Chi pensava che un conflitto armato avrebbe fatto volare le azioni Leonardo (LDO.MI) è rimasto deluso. Dal giorno dello scoppio delle ostilità, il titolo ha registrato una contrazione superiore al -8%, con volumi in aumento e momentum negativo.
LDO, 1D
Grafico a candele giornaliere del titolo LDO. Fonte: baha.com
La spiegazione? Il mercato aveva già prezzato in anticipo i maggiori ordini da parte dei governi europei. Già nel corso del 2024 ed inizio 2025, la spesa militare aggregata in Europa ha toccato livelli record: 586 miliardi di dollari, +13% rispetto all’anno precedente. Ma lo sprint è dovuto alle aspettative legate all’annuncio della Germania del grande piano di spesa pubblica che include sia infrastrutture che investimenti militari che riguarderà i prossimi anni.
E giustamente, Leonardo è stata una delle principali beneficiarie di questo scenario, tanto che il suo titolo era salito di oltre il 70% dai minimi di aprile fino al top del 2025. Ma questo rally si è esaurito ben prima che esplodesse il nuovo conflitto. Il mercato aveva già fatto il suo corso.
La geopolitica è un pessimo driver di investimento
Qui entra in gioco il secondo punto: investire sulla base della geopolitica è come giocare alla roulette. La dichiarazione di Trump sulla “guerra dei 12 giorni”, con il conseguente congelamento delle ostilità, dimostra quanto sia fragile ogni tentativo di ragionamento lineare causa-effetto nel comparto difesa.
Trump è lo stesso presidente che ha alternato strette sui dazi e aperture nel giro di 48 ore. E anche stavolta, il mercato si è ritrovato in balia dell’incertezza. Ma attenzione: il comparto della difesa, nonostante il nome, non è sempre un settore “difensivo” in senso finanziario.
Infatti, l’andamento delle azioni LDO mostra una decongelazione apparente nei momenti di panico: mentre oro e dollaro si rafforzano, Leonardo spesso scende. E persino il Bitcoin, in questa occasione, ha mostrato una capacità di assorbire la tensione geopolitica superiore al settore militare.
I fondamentali contano ancora, più della guerra
Il punto è che le azioni difensive non si comportano come asset rifugio. Il mercato, nel breve, può reagire agli shock con volatilità, ma è sul lungo periodo che i fondamentali fanno la differenza.
Leonardo ha un order backlog importante, una marginalità in miglioramento e una crescita attesa nel business aerospaziale, non necessariamente legata alle bombe. Parliamo anche di radar, elicotteri, cybersecurity.
Gli shock geopolitici sono solo rumore, mentre la costruzione di valore richiede tempo, investimenti e visione industriale. E il mercato questo lo sa.
Quindi?
Chi investe in difesa non compra guerra: scommette su una narrativa di lungo periodo fatta di tecnologia, budget pubblici e alleanze strategiche.
Ma se si pensa che serva una guerra per far decollare il titolo, si dimentica la regola numero uno dei mercati: non si compra la notizia, si compra il trend. E i trend, a differenza delle guerre lampo, si costruiscono con il tempo.