Ci sono mesi che in Borsa vengono letti soprattutto con gli occhiali della macro, degli utili e dei tassi. Gennaio, invece, è uno di quei mesi che molti investitori osservano anche con un approccio diverso: la stagionalità. Non è magia e non è una regola, ma è una statistica che—se costruita con criteri chiari—aiuta a ragionare in termini di probabilità e di ampiezza dei risultati possibili.
Il punto è che la stagionalità, da sola, non basta. Dire che “un titolo ha buone chance a gennaio” è troppo vago se non si aggiunge una seconda domanda: quanto spesso quel titolo, proprio a gennaio, ha avuto una perdita davvero sgradevole? In altre parole: non conta soltanto la probabilità di chiudere in positivo, ma anche la probabilità di scendere oltre una soglia che molti considerano psicologicamente e operativamente critica, cioè una perdita superiore al 5%.
Per questo motivo il report usa due lenti: un profilo molto aggressivo, che privilegia rendimento medio e accetta più volatilità; e un profilo più prudente, che privilegia la riduzione del rischio di un “gennaio difficile” (perdita oltre il 5%), pur rinunciando a una parte del rendimento atteso. A completare il quadro, per ciascun titolo viene riportato il target price medio, massimo e minimo (consenso degli analisti pubblicato/aggiornato su basi recenti) così da confrontare la “stagionalità” con la fotografia corrente del mercato.
Come è stata costruita la classifica dei migliori titoli di gennaio
I dati forniti contengono, per ogni azione, tre informazioni riferite al mese di gennaio:
- Prob>0: probabilità storica che gennaio chiuda con rendimento positivo.
- Rendimento: rendimento medio di gennaio.
- Prob loss >5%: probabilità storica che gennaio chiuda con una perdita superiore al 5%.
Da qui sono stati definiti due criteri di selezione (non sono “previsioni”, ma filtri probabilistici):
- Profilo molto aggressivo: priorità al rendimento medio di gennaio e a una Prob>0 elevata, accettando una Prob loss >5% anche significativa se compensata da rendimento potenzialmente superiore.
- Profilo più prudente: priorità a una Prob loss >5% bassa (protezione dagli scivoloni), mantenendo una Prob>0 ragionevole; il rendimento medio resta importante, ma non è il primo driver.
Nella pratica, i “migliori” non sono quelli con un solo numero alto: sono quelli con una combinazione coerente con l’obiettivo del profilo. Un titolo con rendimento medio alto ma con rischio ricorrente di drawdown marcati può essere adatto all’aggressivo e inadatto al prudente.
Alcuni titoli compaiono in entrambe le liste: perché non è una contraddizione
Può capitare che la stessa azione rientri sia nel profilo molto aggressivo sia in quello più prudente, e non è una contraddizione. Succede quando un titolo risulta “efficiente” su più dimensioni contemporaneamente: mantiene una probabilità storicamente elevata di gennaio positivo, offre un rendimento medio interessante e, allo stesso tempo, presenta una probabilità relativamente contenuta di chiudere il mese con una perdita superiore al 5%.
In questi casi il titolo non è soltanto “difensivo” o “speculativo”, ma si colloca su una sorta di frontiera di efficienza statistica: è competitivo quando si premia soprattutto il rendimento (profilo aggressivo) e resta competitivo quando si dà priorità alla riduzione degli scivoloni (profilo prudente).
La differenza, semmai, non è nella presenza o assenza in lista, ma nel ruolo che quel titolo può avere: nel profilo prudente tende a funzionare come componente più “core” perché limita gli scenari peggiori; nel profilo aggressivo può agire come elemento di equilibrio che permette di cercare performance senza costruire un paniere composto solo da titoli con code di rischio più pesanti.
Profilo molto aggressivo: top 10 titoli per gennaio e target price degli analisti
Qui l’idea è: accettare più oscillazione per cercare più rendimento medio.
1. Leonardo
Gennaio: Prob>0 70,97%, rendimento medio 8,02%, Prob loss >5% 19,35%. Target price degli analisti: medio 56,43, massimo 63, minimo 50.
L’attrattiva è evidente: rendimento medio molto alto, con una probabilità di gennaio positivo superiore al 70%. Il prezzo da pagare è un rischio non trascurabile di gennaio pesantemente negativo.
2. Azimut
Gennaio: Prob>0 76,19%, rendimento medio 5,77%, Prob loss >5% 9,52%. Target price degli analisti: medio 36,34, massimo 43, minimo 32,3.
Caso “aggressivo ma ordinato”: rendimento medio alto, probabilità positiva alta e rischio di perdita oltre il 5% relativamente contenuto.
3. Stellantis
Gennaio: Prob>0 64,52%, rendimento medio 5,36%, Prob loss >5% 19,36%. Target price degli analisti: medio 9,748, massimo 14, minimo 6.
Rendimento medio molto interessante, ma con distribuzione storica più larga: diversi gennaio sono stati davvero difficili.
4. Moncler
Gennaio: Prob>0 66,67%, rendimento medio 4,41%, Prob loss >5% 25,00%. Target price degli analisti: medio 58,77, massimo 70, minimo 49.
Profilo “performance vs percorso”: buon rendimento medio ma rischio di drawdown oltre il 5% elevato per un singolo mese.
5. STMicroelectronics
Gennaio: Prob>0 59,26%, rendimento medio 4,21%, Prob loss >5% 29,63%. Target price degli analisti: medio 46,42, massimo 56, minimo 34,94.
È un titolo che storicamente può dare gennaio molto forti, ma con probabilità significativa di scivoloni oltre il 5%.
6. BPER Banca
Gennaio: Prob>0 72,00%, rendimento medio 3,33%, Prob loss >5% 20,00%. Target price degli analisti: medio 6,67, massimo 8, minimo 4,5.
Buona probabilità di gennaio positivo e rendimento medio solido; la “coda sinistra” (perdita oltre il 5%) resta presente.
7. Buzzi
Gennaio: Prob>0 66,67%, rendimento medio 3,19%, Prob loss >5% 22,22%. Target price degli analisti: medio 52,57, massimo 58, minimo 44.
Rendimento medio coerente con un profilo aggressivo, ma con frequenza non rara di gennaio complicati.
8. Hera
Gennaio: Prob>0 77,27%, rendimento medio 3,04%, Prob loss >5% 9,09%. Target price degli analisti: medio 3,76, massimo 4,1, minimo 3,45.
È uno dei titoli più “efficienti” in tabella: probabilità positiva altissima e rischio di perdita oltre il 5% basso, pur mantenendo rendimento medio sopra il 3%.
9. Mediobanca
Gennaio: Prob>0 61,29%, rendimento medio 2,89%, Prob loss >5% 16,13%. Target price degli analisti: medio 19,525, massimo 21,75, minimo 17,5.
Meno esplosiva dei primi nomi, ma utile per alzare rendimento medio senza spingere troppo la probabilità di drawdown oltre il 5%.
10. FinecoBank
Gennaio: Prob>0 54,55%, rendimento medio 2,62%, Prob loss >5% 9,09%. Target price degli analisti: medio 22,85, massimo 26,5, minimo 19,2.
Rendimento medio discreto con rischio oltre il 5% basso. È “aggressivo light”, spesso usato per non concentrare tutto su profili più estremi.
Profilo più prudente: top 10 titoli per gennaio e target price degli analisti
Qui l’idea è: ridurre la probabilità di un gennaio “stressante”, accettando un rendimento medio inferiore.
1. Snam
Gennaio: Prob>0 70,83%, rendimento medio 2,30%, Prob loss >5% 4,17%. Target price degli analisti: medio 4,87, massimo 5,2, minimo 4,5.
È uno dei migliori “cuscinetti”: probabilità positiva alta e rischio di perdita oltre il 5% molto basso.
2. Enel
Gennaio: Prob>0 57,69%, rendimento medio 2,05%, Prob loss >5% 7,70%. Target price degli analisti: medio 9,02, massimo 10, minimo 7,6.
Profilo difensivo classico: rischio di drawdown oltre il 5% contenuto.
3. Hera
Combinazione storica molto favorevole per chi vuole prudenza: probabilità positiva alta e rischio di perdita oltre il 5% contenuto, con rendimento medio comunque interessante. Target price degli analisti: medio 3,76, massimo 4,1, minimo 3,45.
4. Azimut
Nonostante sia “dinamica” come settore, la statistica di gennaio è sorprendentemente pulita: rendimento medio alto e rischio di perdita oltre il 5% sotto il 10%. Target price degli analisti: medio 36,34, massimo 43, minimo 32,3.
5. Terna
Gennaio: Prob>0 71,43%, rendimento medio 1,48%, Prob loss >5% 9,52%. Target price degli analisti: medio 9,138, massimo 10,2, minimo 8,2.
Meno rendimento medio, ma impostazione prudente coerente.
6. FinecoBank
Rendimento medio interessante con rischio di perdita oltre il 5% basso. Target price degli analisti: medio 22,85, massimo 26,5, minimo 19,2.
7. Poste Italiane
Gennaio: Prob>0 60,00%, rendimento medio 1,54%, Prob loss >5% 10,00%. Target price degli analisti: medio 21,178, massimo 24,5, minimo 16,5.
Statistica equilibrata: non è la più redditizia, ma limita gli scenari peggiori.
8. Mediobanca
Rischio oltre il 5% non minimo, ma più contenuto di molti titoli ciclici o ad alta volatilità. Target price degli analisti: medio 19,525, massimo 21,75, minimo 17,5.
9. BPER Banca
Entra nella lista prudente come scelta “di rendimento” con Prob>0 alta, pur accettando una Prob loss >5% al 20%. Target price degli analisti: medio 6,67, massimo 8, minimo 4,5.
10. Leonardo
Qui, in un’ottica prudente, è un titolo da peso ridotto: rendimento medio molto alto, ma rischio di drawdown oltre il 5% non trascurabile. Coerente solo se la prudenza è l’obiettivo principale e l’esposizione al titolo resta contenuta nel mix complessivo. Target price degli analisti: medio 56,43, massimo 63, minimo 50.
Indicazioni finali su come leggere queste liste
Un uso corretto di queste classifiche è probabilistico e disciplinato: servono a scegliere un paniere coerente con il proprio profilo, non a “indovinare” gennaio. Per un profilo molto aggressivo, la lista privilegia titoli dove il rendimento medio di gennaio è alto anche a costo di accettare una frequenza non rara di mesi molto negativi. In questo caso la gestione del rischio, più che la scelta del singolo nome, diventa la variabile decisiva: diversificazione tra più titoli e dimensionamento prudente delle posizioni riducono l’impatto degli outlier.
Per un profilo più prudente, l’obiettivo pratico è ridurre la probabilità di trovarsi in uno scenario di gennaio difficile. Qui il driver è la Prob loss >5%: Snam, Enel, Hera, Terna, Fineco e Poste hanno storicamente code sinistre più contenute rispetto ai titoli più ciclici. Il compromesso è un rendimento medio più basso, con l’eccezione di casi come Azimut e Hera che combinano (storicamente) rendimento e controllo del rischio.
Infine, i target price degli analisti (medio/massimo/minimo) sono utili come “termometro” del consenso: indicano quanto il mercato professionale veda spazio potenziale (o limiti) nel medio periodo. Ma non eliminano il punto centrale: la stagionalità è una statistica, non una garanzia. Il modo più rigoroso di leggerla è considerarla una mappa di probabilità storiche, da integrare con orizzonte temporale, tolleranza alle oscillazioni e gestione del rischio.