Prima zona rossa in Italia, lockdown e chiusura degli impianti: «Una tragedia»

Emiliana Costa

18/01/2022

18/01/2022 - 16:13

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In Italia continua la corsa del virus. E c’è una regione «vessata» da Omicron che rischia la zona rossa e un lockdown di fatto. Con chiusure generalizzate. Entriamo nel dettaglio.

Prima zona rossa in Italia, lockdown e chiusura degli impianti: «Una tragedia»

In Italia, il virus spinto da Omicron continua la sua corsa. Il picco dei casi è vicino e dai dati iniziano a emergere primi segnali di frenata. La Lombardia ad esempio, sferzata nelle scorse settimane dalla variante sudafricana, sta registrando una riduzione di nuovi positivi.

Ma c’è anche una regione italiana che, al contrario, si sta avvicinando sempre più alla zona rossa. Si tratta della Valle d’Aosta, da lunedì 17 gennaio in zona arancione. La regione alpina ha già un parametro da zona rossa e rischia il lockdown di fatto. Il presidente Erik Lavevaz ha lanciato l’allarme: «Una tragedia». Entriamo nel dettaglio.

Valle d’Aosta a rischio zona rossa

La Valle d’Aosta è stata la prima regione italiana a tornare in zona arancione e adesso rischierebbe la zona rossa e il conseguente lockdown di fatto. A preoccupare particolarmente è la valanga di ricoveri nei reparti ordinari Covid. Il tasso di occupazione dei posti letto è al 52%. E nei giorni scorsi ha toccato il 68%.

Si tratta, in ogni caso, di un dato già da zona rossa. Per il passaggio nella fascia di rischio massimo, infatti, i parametri sono 40% tasso di occupazione dei reparti ordinari, 30% terapie intensive e un’incidenza di 250 casi ogni 100mila abitanti.

Per quanto riguarda, invece, i ricoveri in terapia intensiva il tasso di occupazione è ancora da zona arancione (24%), ma si teme che nei prossimi giorni possa raggiungere quota 30%. Quota che sancirebbe il passaggio in zona rossa.

L’allarme del presidente Lavevaz: «Una tragedia»

In un’intervista a Sky Tg24, il presidente della regione Valle d’Aosta Erik Lavevaz commenta il possibile passaggio in zona rossa e lancia l’allarme: «Siamo preoccupati che la situazione peggiori ulteriormente. Un passaggio in zona rossa per noi sarebbe la tragedia. Vorrebbe dire chiudere gli impianti di risalita in un momento in cui c’è un po’ di ripresa rispetto all’anno scorso».

E continua: «Siamo in zona arancione perché abbiamo piccoli numeri, abbiamo chiesto un conteggio puntuale per chi è ricoverato con sintomi e chi per altre ragioni ma è risultato positivo a un tampone. Per esempio ora abbiamo sette persone in terapia intensiva, di questi l’unica persona vaccinata è ricoverata per un politrauma, non ha nulla a che vedere con il Covid». Il presidente, dunque, insiste sulla possibilità di rivedere il bollettino quotidiano.

Cosa accade in zona rossa

Al momento, le regole di zona bianca, gialla e arancione non cambiano quasi per nulla per i vaccinati. Le restrizioni scattano infatti solo per coloro che non sono immunizzati. Diversa la situazione in zona rossa. In questo caso sono previste chiusure generalizzate per tutti. Anche per gli impianti di risalita.

Si tratta dunque di un lockdown di fatto. Un grosso colpo per il settore del turismo, già provato dalle chiusure delle scorso anno. Venerdì 21 gennaio, il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà l’ordinanza con i nuovi cambi di colore. La Valle d’Aosta potrebbe restare in zona arancione o passare in zona rossa. E a quel punto si aprirebbe lo scenario più temuto, il lockdown.

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