Bar e ristoranti in zona arancione possono effettuare solo l’asporto e consegne a domicilio. Quali sono le multe e cosa rischiano i titolari inadempienti e i clienti?
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Con il nuovo Dpcm del 16 gennaio sono state introdotte tante conferme e alcune novità per i cittadini. Inoltre, con l’ordinanza del Ministro della Salute Roberto Speranza l’Italia si è colorata per lo più di arancione. Da domenica 17 gennaio sono passate in zona arancione Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta, mentre sono rimaste in questa fascia anche Calabria, Emilia-Romagna e Veneto. Provincia autonoma di Bolzano, Sicilia e Lombardia, invece, sono entrate in zona rossa (non senza le polemiche).
Quello che cambierà saranno soprattutto le regole sugli spostamenti per i cittadini (che in zona arancione sono liberi solo all’interno del proprio Comune, mentre in zona rossa vanno tutti autocertificati) e sui locali. Infatti, i bar e i ristoranti in zona arancione e rossa sono chiusi, o meglio possono effettuare solo vendite d’asporto o consegne a domicilio.
Che cosa rischiano i titolari dei locali che non rispettano la normativa? Quali sono le novità del nuovo Dpcm per bar e ristoranti?
Zona arancione: le regole per bar e ristoranti
In zona arancione, come detto, i bar e i ristoranti devono restare chiusi al pubblico e non possono accogliere i clienti all’interno dei locali. I soli servizi che si possono eseguire sono le consegne a domicilio o le vendite da asporto. In quest’ultimo caso, dunque, il cliente può entrare nel locale solo per il tempo necessario per effettuare la prenotazione e l’acquisto. La consumazione dei prodotti acquistati non si può eseguire all’esterno del locale o nei parchi pubblici.
Inoltre, il nuovo Dpcm ha introdotto anche un’importante novità: dopo le ore 18, i bar non posso effettuare vendite da asporto. Il Governo con questa norma ha voluto evitare il formarsi di pericolosi assembramenti nelle vie o nelle piazze delle città.
Per i ristoranti, invece, gli asporti non subiscono variazioni e sono possibili fino all’orario di inizio del coprifuoco, ovvero alle ore 22. Dalle 22 è possibile solo effettuare consegne a domicilio. Sono possibili anche le consegne fuori dal Comune in cui ha sede l’attività.
A differenza di bar e ristoranti, i negozi sono aperti anche in zona arancione, ma devono rispettare tutte le regole sull’igienizzazione e sul numero massimo di accessi all’attività commerciale.
Multe e verbali per i titolari inadempienti
Trattandosi di veri e propri divieti (e non di raccomandazioni), per i titolari dei locali che non rispetteranno le norme anti assembramento e anti Covid sono previste multe salate.
I ristoratori che in zona arancione non rispetteranno la chiusura del locali, effettuando solo vendite d’asporto o consegne a domicilio, rischiano di vedere sospesa la loro attività da 5 a 30 giorni.
Inoltre, per ristoratori e baristi che non rispettano tutte le norme contenute nell’ultimo Dpcm sono previste multe da 400 euro fino a 1.000 euro (ma l’importo si riduce del 30% se la multa viene pagata entro 5 giorni dalla contestazione).
Infine, in caso di reiterazione dei comportamenti contrari ai divieti, la sanzione amministrativa viene raddoppiata, mentre quella accessoria è applicata nella misura massima.
L’esempio più clamoroso è proprio quello della protesta di #Ioapro, l’iniziativa di alcuni ristoratori che hanno voluto sfidare le norme del DPCM tenendo i locali aperti e accogliendo i clienti all’interno. Gli esercenti rischiano conseguenze penali se dalla loro apertura dovesse emergere un focolaio di coronavirus: in quel caso, infatti, sarebbe automatica l’attribuzione di colpa per negligenza in epidemia colposa, come previsto dal codice penale.
Cosa rischiano i clienti?
Una particolare attenzione è da dedicare anche al lato dei consumatori: non soltanto i titolari dei locali possono incorrere in pesanti sanzioni, ma anche gli stessi clienti che violano le norme del DPCM.
Infatti, i cittadini sono consapevoli delle normative in vigore contro la diffusione del coronavirus e non dovrebbero adottare comportamenti non conformi alle regole. Per gli inadempienti sono previste multe fino a 400 euro.
Un altro caso da portare all’attenzione - oltre all’iniziativa #ioapro, che non ha visto sanzioni per i consumatori, se non in casi particolari - è quello della festa di Capodanno nel resort sul Lago di Garda: in quel caso, infatti, tutti i partecipanti sono stati multati in quanto non rispettosi delle normative contro la diffusione del coronavirus.