Tempi bui per chi ha BTP. Quali livelli possono aggravare la discesa?

Gerardo Marciano

24 Settembre 2026 - 10:24

Il BTP Future scende sotto i supporti. Tra rialzo dei tassi e decisione di Moody’s, ecco perché i titoli a lunga scadenza oscillano di più.

Tempi bui per chi ha BTP. Quali livelli possono aggravare la discesa?

Il BTP Future ha rotto al ribasso i supporti di breve periodo, compresa l’area di 114. La sequenza di massimi e minimi decrescenti prosegue e, nella rilevazione utilizzata per questa analisi, i prezzi sono intorno a 111,77. Sul grafico mensile torna così in primo piano 109,54, minimo del giugno 2024. La domanda per chi possiede titoli di Stato italiani è concreta: se lo spread resta relativamente contenuto, perché alcuni BTP stanno perdendo valore?

La risposta passa soprattutto dai tassi d’interesse e dalla durata dei titoli. Nella rilevazione considerata, lo spread tra BTP e Bund decennali è in area 93 punti base. Il differenziale misura quanto il mercato chiede in più per detenere il titolo italiano rispetto a quello tedesco, ma non misura da solo la pressione comune ai due mercati. Se salgono i rendimenti sia dei Bund sia dei BTP, i prezzi di entrambi possono scendere senza che lo spread aumenti in modo marcato.

Il contesto monetario aiuta a capire il movimento. Il 10 settembre la BCE ha alzato il tasso sui depositi al 2,50%. Il 16 settembre la Fed ha aumentato di un quarto di punto il proprio intervallo di riferimento, portandolo al 3,75–4,00%. Le decisioni sui tassi a breve non determinano meccanicamente i rendimenti dei BTP a lungo termine, ma incidono sulle aspettative con cui gli investitori valutano inflazione e obbligazioni. Oggi, nella nostra lettura, la tensione sui prezzi riguarda soprattutto i tassi; lo spread offre una fotografia incompleta.

Perché due BTP possono reagire in modo molto diverso

Quando il rendimento richiesto dal mercato sale, il prezzo di un’obbligazione a tasso fisso tende a scendere. Il BTP Future riflette questa pressione sul segmento dei titoli di Stato cui è collegato, ma non è il prezzo di ogni BTP in circolazione. Cedola e vita residua fanno sì che ciascun titolo reagisca in misura diversa.

La misura utile per leggere questa differenza è la duration modificata. Si considerino due BTP ipotetici, uno con duration modificata pari a 4 e l’altro pari a 8. Se il rendimento di entrambi aumentasse di 0,50 punti percentuali, il primo perderebbe approssimativamente il 2% di prezzo e il secondo il 4%, a parità delle altre condizioni. È un calcolo indicativo: la variazione effettiva dipende anche dall’ampiezza del movimento e dalle caratteristiche dei titoli. Mostra però perché una stessa fase di mercato possa apparire gestibile su una scadenza breve e molto più pesante su una lunga.

Una perdita registrata sul prezzo corrente va inoltre distinta dal risultato a scadenza. Un BTP ordinario mantenuto fino al rimborso continua a pagare le cedole previste e, salvo problemi di solvibilità dello Stato, rimborsa 100 per ogni 100 di valore nominale. Questo non cancella le oscillazioni subite nel frattempo e non significa che il risultato finale sia uguale per tutti: conta anche il prezzo al quale il titolo era stato acquistato. Chi vende prima della scadenza realizza invece il prezzo disponibile in quel momento.

Il giudizio di Moody’s e i livelli da osservare

Venerdì 25 settembre è attesa la valutazione di Moody’s sull’Italia. Mi aspetto una conferma del rating Baa2 con outlook stabile, dopo la promozione del novembre 2025. Più della conferma in sé, conteranno le indicazioni sulla capacità dell’Italia di consolidare il miglioramento dei conti pubblici e di ridurre il rapporto tra debito e PIL dal 2027. Moody’s aveva già indicato quell’anno come possibile inizio di una graduale discesa del peso del debito.

Un giudizio favorevole sulla traiettoria dei conti potrebbe sostenere la percezione del rischio Italia. Non garantirebbe, però, una risalita immediata dei BTP se nel frattempo continuassero a salire i rendimenti obbligazionari europei. È il motivo per cui, in questa fase, ritengo meno utile guardare soltanto allo spread: un differenziale intorno a 93 punti può convivere con perdite di prezzo, soprattutto sui titoli con duration elevata.

Il grafico del future, intanto, non mostra ancora un’inversione della sequenza di massimi e minimi decrescenti. 109,54 è il primo riferimento sul lungo periodo. Una rottura confermata di quell’area porterebbe l’attenzione, sul grafico trimestrale, verso 101,97, minimo dell’ottobre 2023. Non sono obiettivi certi né prezzi direttamente applicabili ai singoli BTP: sono livelli che permettono di verificare se la pressione sul future prosegue. Nel confronto tra minimi di anni diversi occorre inoltre usare una serie storica coerente, dato che i contratti future passano periodicamente da una scadenza alla successiva.

Per i grafici, mala tempora currunt. Per chi osserva il valore del proprio portafoglio, la differenza decisiva è quanto a lungo i titoli devono ancora vivere: più alta è la duration, più una variazione dei rendimenti può pesare sul prezzo. Il giudizio di Moody’s offrirà nuove indicazioni sul merito di credito dell’Italia; saranno l’andamento dei tassi e la tenuta dei livelli tecnici a chiarire se la fase di debolezza dei BTP si sta esaurendo.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.