Sticker, l’allarme della polizia postale: sono pericolosi

Sono ricorrenti in tutte le chat ma rischiano di diffondere contenuti violenti o discriminatori: l’allarme della polizia postale sugli sticker

Sticker, l'allarme della polizia postale: sono pericolosi

Arriva l’allarme della polizia postale sugli sticker: sono pericolosi.

Ricorrenti in ogni tipo di chat - da WhatsApp a Messenger passando per Telegram e Instagram - sono potenzialmente un problema quotidiano, possibili diffusori di contenuti antisemiti o pedopornografici.

La raccomandazione per gli utenti, quindi, è quella di utilizzarli con attenzione, specie i giovani e i giovanissimi. Gli adesivi, nella maggior parte dei casi gratuiti anche nelle forme personalizzabili, possono infatti vantare un utilizzo globale, e agevolare la diffusione di immagini dal contenuto offensivo, razzista o violento.

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Sticker, l’allarme della polizia postale: sono pericolosi

Per la polizia postale il pericolo con gli sticker è vivo e va combattuto in primis facendo caso a cosa si invia o si pubblica; principio riassumibile grossomodo nella raccomandazione “postate con la testa”, rivolta agli utenti nei giorni scorsi.

Il comparto investigazioni ha evidenziato come accanto agli sticker classici e più innocui sia nato un ampio sottobosco di adesivi ricavati da immagini o foto personalizzate, che in più casi possono rivelarsi offensivi, violenti, razzisti, persino pornografici:

“Negli ultimi mesi anche WhatsApp, sulla scia dei competitor, ha offerto agli utenti la possibilità di utilizzare - accanto a emoji, gif e pacchetti di stickers messi a disposizione dall’applicazione stessa - anche contenuti personalizzati, ricavati da fotografie reali, tramite diverse App gratuite, disponibili per iOS e Android, che ne consentono la modifica”.

Un servizio come molti altri, che però - considerata la sua natura pervasiva, specie tra giovani e giovanissimi - può consentire la diffusione massiccia di contenuti illeciti, tra cui non mancano persino immagini pedopornografiche.

Circostanze che - proseguono dalla Polizia postale - non sono affatto da prendere sottogamba anche in virtù del profilo penale a cui possono essere ricondotte:

“Questi comportamenti possono configurarsi come reati gravi. Il consiglio è pertanto di sensibilizzare i ragazzi a un uso consapevole della rete e, in particolare, dei sistemi di instant messaging come WhatsApp, Telegram e altri; viigilare sul materiale (video, foto, stickers) che i ragazzi condividono e rivolgersi alle forze dell’ordine per segnalare situazioni riconducibili a tale fenomeno”.

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