La Commissione europea approva il piano italiano per i prestiti Safe sulla difesa: poco più di 8 miliardi, quasi la metà dei 14,9 previsti. Come funziona il programma e quando arrivano i fondi?
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La Commissione europea ha dato il via libera al piano italiano per i prestiti Safe, lo strumento dell’Unione per finanziare gli investimenti nella difesa. Il piano aggiornato vale poco più di 8 miliardi di euro, poco più della metà dei 14,9 miliardi che Bruxelles aveva inizialmente riservato all’Italia. Per diventare operativo serve ancora l’approvazione definitiva del Consiglio dell’Ue.
La conferma è arrivata oggi, 13 ottobre, da Thomas Regnier, portavoce della Commissione, durante il briefing quotidiano con la stampa. «Posso confermare che la Commissione ha approvato il piano Safe italiano aggiornato, per un valore di poco superiore agli 8 miliardi di euro», ha dichiarato, definendolo «un passaggio molto importante sia per noi che per l’Italia, considerato il ruolo che l’industria della difesa italiana svolge in Europa e per l’Europa».
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I prossimi passi: Consiglio, accordo di prestito e prima tranche
Come ha spiegato lo stesso Regnier, il Consiglio dell’Ue deve approvare la versione aggiornata del piano. Solo dopo la Commissione potrà firmare con il governo l’accordo di prestito ed erogare una prima tranche pari al 15% dell’importo, cioè poco più di 1,2 miliardi di euro. Il restante 85% arriverà in più rate, legate all’avanzamento dei programmi.
Lo stesso schema è già stato seguito dagli altri Paesi che hanno aderito al programma: la quota iniziale viene versata alla firma, il resto per obiettivi raggiunti.
Che cos’è Safe e come funzionano i prestiti
Safe, acronimo di Security Action for Europe, è il primo pilastro del piano di riarmo europeo presentato dalla Commissione a marzo 2025, poi ribattezzato «Readiness 2030». Il regolamento è stato adottato dal Consiglio il 27 maggio 2025 e mette a disposizione degli Stati membri fino a 150 miliardi di euro di prestiti.
Il meccanismo è quello già visto con il Next Generation Eu. La Commissione raccoglie i fondi sui mercati emettendo titoli con il rating dell’Unione, più elevato di quello di molti Stati membri, e li presta ai governi a lunga scadenza. Per i Paesi che pagano tassi più alti sul proprio debito, come l’Italia, il vantaggio principale è proprio il minor costo di finanziamento. Restano però prestiti, non sovvenzioni: andranno restituiti e si sommano al debito pubblico.
I fondi devono finanziare l’acquisto di armamenti, munizioni e sistemi di difesa, con una preferenza per gli appalti comuni fra più Paesi. Una regola chiave riguarda la filiera: almeno il 65% del valore dei componenti deve provenire da imprese dell’Unione, dei Paesi dello Spazio economico europeo e dell’Efta o dall’Ucraina.
Da 14,9 a 8 miliardi. Com’è cambiata la richiesta italiana
L’importo approvato oggi è il risultato di mesi di trattativa. Nella ripartizione provvisoria della Commissione, all’Italia erano stati riservati 14,9 miliardi, una delle quote più alte dopo quella della Polonia, che con 43,7 miliardi è il primo beneficiario del programma.
Con la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, la posizione del governo è cambiata. A fine maggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva avvertito che non si poteva dire ai cittadini che «ci sono soldi solo per la difesa», mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva anticipato una richiesta inferiore ai 15 miliardi previsti, spiegando che «non è il momento di attingere così tanto a quel prestito».
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A fine luglio, davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, Tajani aveva invece annunciato che l’Italia avrebbe chiesto l’intera somma entro fine anno. Nella stessa audizione il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva precisato che Safe è «un meccanismo per finanziare la spesa militare, non aggiuntivo rispetto a quella prevista in bilancio»: i prestiti servirebbero cioè a coprire a costo più basso spese già programmate.
La svolta è arrivata a fine agosto, con la lettera inviata dal governo a Bruxelles. Le fonti di governo indicavano 8 miliardi, mentre Tajani, al Meeting di Rimini, aveva parlato di 8,9 miliardi, motivando la riduzione con la necessità di investire di più in sanità e politiche sociali dopo la crisi legata alla guerra in Iran. La cifra approvata oggi, «poco superiore agli 8 miliardi», chiude la questione. La quota non utilizzata potrà essere riassegnata ad altri Paesi.
L’Italia non è l’unica a ridimensionare
Il ridimensionamento italiano non è un caso isolato. A fine settembre anche l’Ungheria ha ridotto la propria richiesta a 5,4 miliardi, contro gli oltre 16 miliardi chiesti dal governo di Viktor Orbán, dopo che il nuovo esecutivo di Péter Magyar ha rivisto il piano. La Germania, invece, non ha mai aderito al programma.
Nel frattempo il Consiglio ha già approvato i finanziamenti Safe per 18 Stati membri, e diversi Paesi hanno ricevuto il prefinanziamento: la Polonia, per esempio, ha incassato a maggio 6,56 miliardi di euro.
La decisione sul piano Safe arriva a pochi giorni da un altro passaggio rilevante per i conti pubblici italiani. L’8 ottobre la Commissione ha dato parere favorevole all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità, che consente di escludere entro certi limiti le maggiori spese per difesa ed energia dal percorso di spesa concordato con Bruxelles. Anche in questo caso la parola finale spetta al Consiglio, che ha un mese di tempo per decidere.
Commenti
1finalmente un passo avanti per il settore della difesa italiana! 8 miliardi non sono pochi, ma è strano che Bruxelles abbia ridotto il piano originale. sarà interessante vedere come si muoveranno ora le istituzioni per l’approvazione finale. speriamo che questi fondi possano realmente contribuire a rafforzare l’industria della difesa nel nostro paese e in Europa!