Rinnovabili, caos aree idonee. Cosa aspettarsi dal TAR?

Raphael Raduzzi

11/02/2025

Sulle aree idonee per impianti fotovoltaici a terra ed impianti eolici si è svolta l’udienza dinnanzi al TAR Lazio contro il decreto interministeriale. Ecco cosa sta succedendo.

Rinnovabili, caos aree idonee. Cosa aspettarsi dal TAR?

Lo scorso 5 di febbraio, dinnanzi al Tar del lazio, si è tenuta la tanto attesa udienza contro il decreto interministeriale sulle aree idonee.

Riavvolgendo il bandolo di questa vicenda intricata si potrebbe tornare fino al 2021, quando il governo Draghi emana il cosiddetto decreto semplificazioni, che tra le altre cose si occupa anche dei siti idonei per grossi impianti a terra di fotovoltaico ed eolico.

L’articolo 20 del decreto 199/2021 individua numerosi criteri secondo cui un terreno, anche agricolo, possa essere immediatamente idoneo ad ospitare grandi impianti ad energia rinnovabile. Tuttavia, il comma 1 dell’articolo citato, prevedeva anche un decreto interministeriale, concertato assieme agli enti locali entro 6 mesi, per prevedere ulteriori specifiche sulla definizione delle aree idonee.

I 180 giorni, come spesso capita, sono diventati anni, e dopo mesi di serrata trattativa con le regioni capitanate da Alessandra Todde, ex viceministro allo sviluppo economico durante l’era delle ‘semplificazioni’ draghiane e poi novella Presidente sarda contro le pale eoliche, nel luglio del 2024 viene approvato il decreto interministeriale.
Peccato che il contenuto del decreto interministeriale cozzi palesemente con le aree idonee individuate a livello nazionale col dl 199/2021. Con questo decreto le regioni tengono conto della possibilità di fare salve delle aree idonee già individuate, ed anzi, se vi sono siti di particolare interesse, le regioni possono circoscrivere un perimetro di non idoneità fino a 7 chilometri. Senza alcuna distinzione tra impianti fotovoltaici ed impianti eolici.

Questo il ‘peccato originale’, perché da qui si è avuto un duplice effetto.
In primo luogo, alcune regioni, ed in particolare la Sardegna, hanno sfruttato questo decreto interministeriale per limitare il più possibile le aree idonee. Al punto che il governo, alla fine del 2024 ha impugnato dinnanzi alla Corte Costituzionale la legge regionale sarda, che di fatto vietava sul 100% del proprio territorio nuovi impianti fotovoltaici su suolo o impianti eolici.

Dall’altro lato alcuni grossi operatori di mercato, come ERG, hanno subito impugnato il decreto interministeriale dinnanzi al TAR. Lo stesso, inizialmente ha rigettato il ricorso urgente con la motivazione che nessuna regione aveva ancora effettivamente legiferato in senso restrittivo rispetto ai criteri nazionali. Tuttavia, un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, aveva raggiunto l’esito sperato. Quest’ultimo aveva infatti data pienamente ragione ai ricorrenti, arrivando a sospendere in via cautelare la parte del decreto interministeriale confliggente con la normativa ministeriale ed aveva rimandato la palla al TAR per il giudizio di merito.

Così si arriva ad oggi o, meglio, all’udienza del 5 febbraio. Nelle oltre due ore pare si sia toccato anche il tema del dl agricoltura, che ha parzialmente modificato il decreto 199/2021, sempre rispetto alla sua legittimità costituzionale. Entro 45 giorni dovrebbe essere pubblicata la sentenza che, se verrà seguita la linea del Consiglio di Stato, potrebbe risultare in una sonora bocciatura del decreto interministeriale.

In questo senso, la politica ne uscirebbe nuovamente sconfitta: perché permettere alle regioni di porre altri vincoli alle aree idonee se poi si impugna la legge regionale della Sardegna? E perché aspettare che siano i giudici a fare le leggi?