Reddito 2.0 del M5S. Cosa prevede, quanto costa e cosa cambia rispetto all’ADI
Per Conte e i pentastellati “basterebbero” 3-4 miliardi in più - rispetto all'attuale assegno di inclusione - per ripristinare un rinnovato reddito di cittadinanza
Il reddito di cittadinanza torna al centro della scena politica. Non nella versione del 2019, archiviata dal governo Meloni, ma con un nome nuovo e un impianto rivisto: Reddito 2.0. È la proposta con cui il Movimento 5 Stelle si siede al tavolo del programma comune del campo progressista, in vista delle elezioni politiche del 2027.
Una bandiera storica dei pentastellati, rilanciata da Giuseppe Conte e accolta senza particolari barricate dagli alleati. Il conto stimato è di 9-10 miliardi di euro l’anno, ma qui bisogna fare attenzione ai titoli: la cifra comprende le risorse già spese oggi per Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro. I soldi davvero “nuovi” da trovare sarebbero 3-4 miliardi.
Ma cosa cambierebbe in concreto per chi oggi percepisce l’ADI? E quando potrebbe arrivare la misura? Ecco cosa si sa e, soprattutto, cosa resta ancora da scrivere.
Cos’è il Reddito 2.0 e chi lo propone
Il Reddito 2.0 è uno dei 20 punti elaborati dal M5S nel percorso di confronto interno Nova, la cui kermesse si è tenuta a Milano il 19 e 20 settembre. Nel capitolo dedicato al welfare si parla di una revisione integrale dell’Assegno di inclusione (ADI) e del Supporto per la formazione e il lavoro (SFL), le due misure introdotte dal governo Meloni al posto del vecchio sussidio.
La parte tecnica è affidata a Mario Turco, vicepresidente del Movimento e professore di economia aziendale. Il cuore del progetto sono le politiche attive del lavoro: formazione, a livello nazionale e regionale, e percorsi per i beneficiari in grado di lavorare, un ambito nel quale secondo i pentastellati le cose oggi non funzionano. L’idea è rafforzare il ruolo delle agenzie per il lavoro e coinvolgere direttamente imprese e Comuni. Pasquale Tridico, europarlamentare M5S ed ex presidente dell’INPS, ha indicato il nuovo strumento come la leva per combattere povertà ed esclusione sociale.
Il terreno su cui si muove la proposta è tutt’altro che marginale. Secondo il report Istat La povertà in Italia, nel 2025 le famiglie in povertà assoluta sono poco più di 2,1 milioni, per un totale di oltre 5,4 milioni di persone (il 9,3% dei residenti), mentre quelle in povertà relativa sono oltre 2,8 milioni, per quasi 8,7 milioni di individui. Tra i minori, la povertà assoluta tocca oltre 1 milione e 136mila ragazzi, il 12,5% del totale. Conte, ospite del Nove, ha parlato di “13 milioni di cittadini in povertà assoluta e relativa”: un dato da maneggiare con cura, perché i due indicatori si sovrappongono e non vanno sommati.
Cosa cambia rispetto a Reddito di cittadinanza, ADI e SFL
Per misurare la portata del Reddito 2.0 bisogna partire da oggi. Il reddito di cittadinanza è stato sostituito da due strumenti distinti: il Supporto per la formazione e il lavoro, partito a settembre 2023, e l’Assegno di inclusione, operativo da gennaio 2024.
| Misura | A chi si rivolge | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Reddito di cittadinanza | Persone e famiglie in difficoltà economica | Platea più ampia dell’attuale ADI, con obblighi di attivazione per gli occupabili |
| Assegno di inclusione | Nuclei con minori, disabili, over 60 o persone svantaggiate in programmi certificati | ISEE fino a 10.140 euro, più soglie di reddito e patrimonio |
| Supporto per la formazione e il lavoro | Persone tra 18 e 59 anni con i requisiti previsti | 500 euro al mese per 12 mesi, prorogabili di altri 12, legati a percorsi formativi |
| Reddito 2.0 | Platea più ampia, da definire | Revisione integrale di ADI e SFL, con più peso alle politiche attive |
Oggi l’Assegno di inclusione spetta solo ai nuclei con almeno un minorenne, una persona con disabilità, un componente di almeno 60 anni o una persona svantaggiata inserita in programmi di cura e assistenza certificati. Con la legge di Bilancio 2025 la soglia ISEE è salita da 9.360 a 10.140 euro. Il Supporto per la formazione e il lavoro, invece, è passato nello stesso anno da 350 a 500 euro mensili, con ISEE massimo innalzato da 6.000 a 10.140 euro.
La differenza potenzialmente più pesante riguarda proprio chi oggi resta fuori dall’ADI pur vivendo in difficoltà: gli occupabili. Secondo l’anteprima della proposta diffusa a settembre dal Sole 24 Ore e ripresa da QuiFinanza, si tratterebbe di circa 580mila persone, che riceverebbero lo stesso trattamento economico dell’attuale ADI (integrazione del reddito familiare fino a 6.500 euro annui, più un massimo di 3.640 euro per affitto o mutuo) in cambio di due obblighi: i Progetti utili alla collettività dei Comuni, per almeno 8 ore settimanali, e un patto per il lavoro e la formazione. All’impresa che assume a tempo indeterminato il beneficiario dopo il periodo di prova andrebbero 12 mensilità del sussidio sotto forma di sgravio contributivo. Parametri, va ribadito, che non sono ancora stati formalizzati nel programma comune.
Per chi percepisce già l’Assegno di inclusione, comunque, non cambia nulla: non esiste una nuova prestazione da richiedere e le regole applicate dall’INPS restano quelle attuali.
Quanto costa il Reddito 2.0: perché non sono 10 miliardi in più
È il passaggio su cui si gioca la credibilità della proposta. Le prime stime del M5S collocano il fabbisogno annuo complessivo tra i 9 e i 10 miliardi di euro. Il ragionamento, riportato dal Fatto Quotidiano, è semplice: se l’attuale sistema costa tra i 5 e i 6 miliardi, ne servirebbero altri 3-4.
Il costo stimato di 9-10 miliardi comprende le risorse già destinate ad ADI e SFL. Le risorse aggiuntive da reperire sono 3-4 miliardi l’anno, non 9-10.
Una distinzione tutt’altro che di lana caprina, visto che diversi titoli hanno presentato i 10 miliardi come spesa extra. Resta inoltre una stima politica preliminare, non una quantificazione contenuta in una relazione tecnica o in un provvedimento di legge. Conte, dal canto suo, accusa il governo di aver “fatto cassa” sulla misura, risparmiando a suo dire circa 1,4 miliardi.
Importi, requisiti e beneficiari: cosa resta da definire
Un testo normativo del Reddito 2.0 non esiste. Restano aperte proprio le questioni che interessano di più i potenziali beneficiari: l’importo mensile, il limite ISEE definitivo, le soglie di reddito e patrimonio, i requisiti di residenza, la composizione della platea, la durata dell’erogazione e le condizioni per mantenere il sostegno.
Non sono state definite nemmeno le modalità di gestione degli obblighi formativi, né le eventuali incompatibilità con altre prestazioni come NASpI e cassa integrazione. Tra le idee circolate c’è il rafforzamento della piattaforma SIISL, integrando i dati di Comuni, Centri per l’impiego, agenzie, imprese e percettori di altri sostegni. Ma il risultato, come sempre, dipenderà dalla capacità di trasformare i principi in regole, controlli e servizi funzionanti sul territorio.
Quali partiti sostengono il Reddito 2.0?
La sorpresa è che, almeno per ora, il nuovo reddito non divide il centrosinistra. Il Partito democratico è favorevole: per il capogruppo al Senato Francesco Boccia “il tema non è il nome, ma il principio”, da adattare al contesto attuale con una protezione sociale universale rivolta a giovani, disoccupati, lavoratori discontinui e pensionati sotto la soglia di povertà.
Via libera anche da Alleanza Verdi e Sinistra, con il co-leader Angelo Bonelli che considera la misura una priorità. La vera novità è l’apertura di Italia Viva, che nel 2022 minacciava un referendum per abolire il reddito di cittadinanza. La capogruppo al Senato Raffaella Paita si è detta disponibile a discutere, chiedendo però correttivi contro truffe e malfunzionamenti. Una disponibilità che, secondo QuiFinanza, potrebbe avere un prezzo: il sostegno a proposte care ai renziani, come l’abolizione degli anticipi IVA.
Quando arriverebbe il Reddito 2.0?
Il calendario dipende tutto dal confronto politico. La prima riunione dei tavoli per il programma comune del campo progressista è fissata per sabato 7 novembre 2026. “Usciremo di lì compatti”, ha assicurato la segretaria del Pd Elly Schlein. Sul tavolo, oltre al Reddito 2.0, anche un salario minimo intorno ai 10 euro lordi l’ora.
Il governatore della Campania Roberto Fico ha già messo le mani avanti: se il campo largo vincerà le elezioni, il Reddito 2.0 sarà realizzato perché parte dell’accordo di programma.
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