Dove valutare di mettere 100 euro al mese? PAC, conti deposito al 4% e BFP a confronto.
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Iniziare a investire 100 euro al mese può rendere, in dieci anni, tra i 13.400 e i 15.700 euro netti a fronte di 12.000 euro effettivamente versati. La forbice dipende dallo strumento scelto e dall’orizzonte temporale, e nessuna delle cifre più alte arriva senza mettere in conto il rischio di mercato.
Su un conto deposito al 3% lordo si arriva a circa 13.422 euro, mentre con un piano di accumulo obbligazionario si può arrivare a circa 14.019 euro. Con un PAC azionario, ipotizzando un generoso rendimento medio del 7% lordo, si punta a circa 15.677 euro. Decidere di tenere gli stessi soldi fermi sul conto corrente significa, invece, ritrovarsi con 12.000 euro esatti, che tra dieci anni varranno però molto meno di oggi a causa dell’erosione dell’inflazione.
Su vent’anni, con 24.000 euro versati si può passare a 30.178 euro con il conto deposito e a 41.963 euro con il PAC azionario al 7%, con una differenza di quasi 12.000 euro, la metà di quanto si è versato.
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Quanto rende 100 euro al mese? La tabella di confronto
Calcoliamo il capitale finale al netto della tassazione ipotizzando versamenti costanti di 100 euro a fine mese e capitalizzazione mensile, con i risultati riassunti nella tabella che segue.
| Strumento | 5 anni | 10 anni | 15 anni | 20 anni |
|---|---|---|---|---|
| Capitale versato | €6.000 | €12.000 | €18.000 | €24.000 |
| Conto corrente (0%) | €6.000 | €12.000 | €18.000 | €24.000 |
| Conto deposito 3% lordo | €6.339 | €13.422 | €21.333 | €30.178 |
| Conto deposito 4% promozionale | €6.458 | €13.945 | €22.624 | €32.688 |
| PAC obbligazionario 3,5% lordo | €6.475 | €14.019 | €22.812 | €33.056 |
| PAC azionario 5% lordo | €6.580 | €14.495 | €24.013 | €35.465 |
| PAC azionario 7% lordo | €6.832 | €15.677 | €27.132 | €41.963 |
In questi calcoli di esempio ipotizziamo un versamento a fine mese, un rendimento costante per tutto il periodo, ritenuta del 26% sugli interessi per conti deposito ed ETF azionari, 12,50% per gli strumenti obbligazionari governativi. Non è considerata l’imposta di bollo dello 0,20% annuo, che riduce ulteriormente il guadagno netto. I rendimenti azionari e obbligazionari sono ipotesi di scenario, non costituiscono risultati garantiti.
Sui cinque anni la scelta dello strumento sposta poco, perché tra il conto deposito più prudente e il PAC azionario più ottimistico ballano meno di 500 euro, a fronte di un rischio incomparabile. Sui vent’anni le diverse scelte portano invece a risultati ben distanti, merito della capitalizzazione composta, che ha bisogno di tempo per dare il suo meglio.
1) Conto deposito
Alla fine di ottobre 2026 i conti deposito vincolati offrono rendimenti lordi annui compresi grosso modo tra il 2% e il 4%, con i tassi più alti concentrati sulle offerte promozionali e sui vincoli di durata medio lunga. Sui conti liberi, senza penali di prelievo, le proposte standard si collocano tra il 2 e il 3%.
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Prendendo il 3% lordo come riferimento realistico, la ritenuta del 26% lo riduce al 2,22% netto.
| Orizzonte | Versato | Capitale netto | Interessi netti |
|---|---|---|---|
| 5 anni | €6.000 | €6.339 | €339 |
| 10 anni | €12.000 | €13.422 | €1.422 |
| 15 anni | €18.000 | €21.333 | €3.333 |
| 20 anni | €24.000 | €30.178 | €6.178 |
Dopo due rialzi della BCE la concorrenza tra le banche resta vivace e le offerte al 4% lordo non mancano, anche se sono quasi tutte promozionali, condizionate e di breve respiro. BBVA riconosce il 4% per sei mesi sul conto remunerato, su una giacenza fino a 200.000 euro e senza obbligo di accreditare lo stipendio. Credem propone lo stesso tasso con un vincolo di sei mesi sul Deposito Più, mentre ING offre il 4% per dodici mesi sul Conto Arancio ai nuovi clienti che aprono anche il conto corrente e vi accreditano stipendio o pensione.
Per novembre non sono attesi stravolgimenti. Se giovedì 29 ottobre la BCE lascerà i tassi fermi, come si aspetta la gran parte degli analisti, ma terrà aperta la porta a un nuovo rialzo a dicembre, le banche avranno pochi motivi per ritirare le promozioni in corso. Diverso sarebbe il caso di un segnale di fine della stretta, che spingerebbe gli istituti a limare i tassi già nelle settimane successive.
Al 4% lordo (2,96% netto) i dieci anni varrebbero 13.945 euro invece di 13.422. Sono 523 euro in più, significativi, è vero, ma la riga della tabella ipotizza che quel tasso resti invariato per dieci anni, mentre nella realtà le promozioni durano da quattro a dodici mesi e poi si torna al tasso base.
Attenzione poi all’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul saldo, che sui quindici anni erode qualche centinaio di euro rispetto alle cifre in tabella. Occhio anche alla scadenza della promozione, perché se il conto non viene rinegoziato o spostato il rendimento crolla senza che nessuno lo comunichi.
2) Buoni Fruttiferi Postali
Il prodotto di riferimento del risparmio postale è oggi il Buono 3x4 con premio, emesso da Cassa Depositi e Prestiti, collocato da Poste Italiane e garantito dallo Stato italiano. Le condizioni in vigore dal 24 luglio 2026, ancora valide a fine ottobre, prevedono dodici anni di durata suddivisi in quattro trienni, con tassi crescenti riconosciuti alla fine di ciascuno, come riassunto qui sotto.
| Periodo di possesso | Rendimento effettivo annuo lordo |
|---|---|
| alla fine del 3° anno | 1,00% |
| alla fine del 6° anno | 1,50% |
| alla fine del 9° anno | 2,00% |
| alla fine del 12° anno | 2,50% + premio dell’8% |
Portato a scadenza con il premio, il rendimento effettivo annuo lordo è del 2,99%, che grazie alla tassazione agevolata al 12,50% corrisponde a circa il 2,67% netto. In pratica, ogni 100 euro sottoscritti a novembre diventano circa 137 euro netti nel novembre 2038.
Qui però il calcolo cambia natura, perché questo strumento non funziona come un piano di accumulo. Ogni buono ha un proprio orologio di dodici anni che parte dalla data di sottoscrizione, e il premio dell’8% spetta soltanto sul valore nominale effettivamente portato a scadenza. I 100 euro sottoscritti a novembre maturano il premio nel novembre 2038, quelli di dicembre un mese più tardi, quelli del prossimo autunno nel 2039. Non esiste una data unica in cui l’intero accumulo arriva al traguardo.
C’è un secondo vincolo, ancora più rilevante per chi versa piccole somme, perché prima del compimento del terzo anno non viene corrisposto alcun interesse. Chi riscatta prima recupera esattamente il capitale versato, senza nulla in più.
Il 3x4 rimane un buon strumento per una somma singola destinata a restare ferma dodici anni. Per l’accantonamento mensile, i piani di risparmio postali sono costruiti proprio per quello scopo.
3) PAC obbligazionario
Il BTP decennale ha aperto la settimana, lunedì 26 ottobre alle 8.32, con un rendimento del 4,54% lordo, in leggero calo rispetto al 4,56% della chiusura di venerdì, quando il Bund tedesco si era fermato al 3,34%. Lo spread oscilla intorno ai 120 punti base, dopo aver superato quota 126 nella mattinata di venerdì 23 ottobre, e resta lontano dagli 89 punti di appena un mese fa. Sul movimento pesa anche il clima teso attorno al debito francese, con il decennale di Parigi che resta sopra il 5%, e così il paradosso di un’Italia che si finanzia a costi inferiori a quelli della Francia non solo regge, ma si allarga.
Ipotizzando un rendimento medio del 3,5% lordo su un paniere di titoli governativi area euro, ipotesi oggi ancora più prudente di un mese fa rispetto ai livelli del decennale italiano, la tassazione agevolata al 12,50% (solo se il PAC è composto esclusivamente da titoli di Stato soggetti alla tassazione agevolata) lascia un 3,06% netto, che si traduce nei valori della tabella.
| Orizzonte | Versato | Capitale netto | Interessi netti |
|---|---|---|---|
| 5 anni | €6.000 | €6.475 | €475 |
| 10 anni | €12.000 | €14.019 | €2.019 |
| 15 anni | €18.000 | €22.812 | €4.812 |
| 20 anni | €24.000 | €33.056 | €9.056 |
La BCE ha alzato i tassi due volte nel 2026, l’11 giugno e il 10 settembre, portando il tasso sui depositi al 2,50%, e torna a riunirsi giovedì 29 ottobre. Le attese convergono su una pausa, con i mercati che attribuiscono a un rialzo immediato una probabilità inferiore al 10%, ma l’appuntamento che conta davvero per novembre è la conferenza stampa di Christine Lagarde. Secondo gli economisti di Intesa Sanpaolo, la presidente potrebbe lasciare aperta la strada a una nuova stretta il 17 dicembre, quando arriveranno anche le nuove proiezioni macroeconomiche, perché lo shock energetico appare troppo ampio e persistente per essere ignorato dalla politica monetaria.
Quando i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni già in portafoglio scende e il valore della quota del fondo scende con esso. Chi versa ogni mese compra quindi a prezzi progressivamente più bassi, mentre il gestore sostituisce i titoli in scadenza con emissioni nuove che pagano cedole più alte. Il rendimento medio del portafoglio migliora versamento dopo versamento, e per chi comincia a novembre la prospettiva di un altro rialzo entro fine anno finisce per giocare a favore.
Questo, tuttavia, vale solo per chi accumula. Chi ha già investito un capitale in obbligazioni lunghe vede il controvalore scendere quando i tassi salgono, e non ha versamenti futuri con cui mediare il prezzo di carico.
4) PAC azionario
Sull’azionario nessuno può indicare un rendimento certo, e i numeri vanno quindi letti come scenari e non come promesse. I due riferimenti più usati sono un 5% lordo annuo, prudente, e un 7% lordo, in linea con la media storica di lungo periodo di un indice azionario globale. Su entrambi, ricordiamo, grava la ritenuta del 26%.
| Orizzonte | Versato | Scenario 5% lordo | Scenario 7% lordo |
|---|---|---|---|
| 5 anni | €6.000 | €6.580 | €6.832 |
| 10 anni | €12.000 | €14.495 | €15.677 |
| 15 anni | €18.000 | €24.013 | €27.132 |
| 20 anni | €24.000 | €35.465 | €41.963 |
Si tratta di una simulazione semplificata del rendimento netto, non della fiscalità effettiva di un determinato ETF.
Anche in questo caso i numeri vanno calati nel loro contesto, che in un mese è cambiato parecchio. A settembre Piazza Affari viaggiava a ridosso dei massimi, mentre venerdì 23 ottobre il FTSE Mib ha chiuso a 48.558,86 punti, circa il 9,6% sotto il record di chiusura di 53.717 punti del 7 agosto, al termine di una settimana in cui ha lasciato sul terreno il 2,6%. Oltreoceano il Nasdaq ha incassato la seconda settimana consecutiva in calo, chiudendo a 25.955 punti dopo la pioggia di vendite sui semiconduttori di giovedì 22, con il petrolio sopra i 110 dollari a riaccendere i timori sull’inflazione.
Le banche centrali, intanto, non hanno abbassato la guardia. La Fed, che ha alzato i tassi il 16 settembre, si riunisce il 27 e 28 ottobre e dovrebbe restare ferma in attesa di un probabile rialzo a dicembre, lo stesso copione che il mercato si aspetta dalla BCE. Nella stessa settimana arrivano le trimestrali di Alphabet, Microsoft e Amazon, i cui piani di spesa nell’intelligenza artificiale saranno passati al setaccio, e il mese di novembre si annuncia così tutt’altro che tranquillo.
Chi avvia un PAC azionario a novembre entra quindi a prezzi più bassi di un mese fa, ma in un clima più nervoso e con banche centrali ancora orientate alla stretta. È una combinazione che storicamente tende a comprimere i rendimenti dei due o tre anni successivi rispetto alla media, ma che per chi accumula ha anche un rovescio della medaglia, perché ogni ribasso abbassa il prezzo medio di carico delle quote.
Il piano di accumulo attenua il problema ma non lo elimina, perché ogni versamento cattura il prezzo del giorno in cui viene eseguito e i 100 euro di novembre entrano ai valori di novembre. Il vantaggio è che le rate successive comprano più quote a prezzi inferiori, non che il rischio di prezzo scompaia. Vale però anche il contrario, perché restare liquidi in attesa di una correzione più profonda ha un costo certo, a fronte di un beneficio che potrebbe non arrivare mai. Su orizzonti oltre i dieci anni il mese di partenza incide poco, su orizzonti di tre o quattro anni incide moltissimo, e allora il nodo non è il timing ma il fatto che l’azionario non sia lo strumento giusto per quella scadenza.
Quanto pesano tasse e inflazione?
I numeri delle tabelle sono già al netto delle imposte, ma la vera convenienza emerge solo mettendoli accanto all’inflazione. A settembre l’inflazione dell’area euro è salita al 3,8%, dal 3,2% di agosto, secondo i dati definitivi diffusi da Eurostat il 16 ottobre, e in Italia l’indice NIC è balzato al 4,2%, il valore più alto da settembre 2023. A trainare i prezzi è ancora l’energia, con i beni energetici in crescita del 22,6% su base annua nel nostro Paese.
Sul fronte del petrolio la tensione, anziché allentarsi, è salita ancora. Dopo gli attacchi alle infrastrutture energetiche saudite e i timori di nuovi raid statunitensi sull’Iran, il Brent ha chiuso venerdì 23 ottobre poco sotto i 117 dollari al barile, per poi ripiegare poco sopra i 114 dollari nelle prime ore di lunedì 26. Uno degli appuntamenti chiave di novembre sarà la stima flash di Eurostat sull’inflazione di ottobre, in calendario il 4 novembre, e con il greggio su questi livelli è difficile immaginare un rientro rapido.
Un conto deposito al 3% lordo, che rende il 2,22% netto, ha quindi un rendimento reale nettamente negativo, di circa due punti rispetto all’inflazione italiana. Anche il Buono 3x4, con il suo 2,67% netto, resta ben sotto il dato corrente, pur collocandosi sopra le proiezioni di settembre della BCE, che indicano un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. Proiezioni costruite, va detto, con petrolio e gas su livelli ben più bassi di quelli attuali, e che a dicembre potrebbero essere riviste.
Gli strumenti a capitale garantito, in questa fase, proteggono il valore nominale del risparmio ma non il potere d’acquisto. Chi versa 100 euro al mese su un conto deposito non guadagna, perde soltanto più lentamente di chi lascia la liquidità sul conto corrente.
Conviene investire 100 euro al mese a novembre 2026?
100 euro al mese non cambiano la situazione finanziaria di nessuno nel giro di cinque anni, dato che la differenza tra lo strumento migliore e quello peggiore, su questo orizzonte, è inferiore agli 850 euro. Diventano invece un capitale rilevante su quindici o venti anni, dove la stessa scelta vale tra i 9.000 e i 18.000 euro di differenza.
Serve quindi chiedersi quanta volatilità si è disposti a sopportare per arrivare in fondo. Dopo anni in cui i mercati hanno abituato bene, la risposta che ci si dà a bocce ferme quasi mai coincide con quella che si dà quando il portafoglio perde il 20%, e il calo di quasi il 10% di Piazza Affari dai massimi di agosto ne offre già un piccolo assaggio. Chi vende nel momento sbagliato azzera qualsiasi rendimento teorico dello strumento che aveva scelto, e un mese come quello che si apre, con due banche centrali da decifrare e il greggio sopra i 110 dollari, è il banco di prova ideale per misurarsi con questa domanda prima di firmare.
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Articolo revisionato da Flavia Provenzani il
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