Gli italiani spendono quanto una mensilità per il tragitto casa-lavoro tra carburante, parcheggi e manutenzione del veicolo. Ecco come calcolare quanto costa davvero il tuo, chilometro per chilometro
Prendere lo stipendio per poi spenderlo per andare a prenderlo. È il paradosso quotidiano di milioni di cittadini che ogni mattina salgono in auto per raggiungere un posto di lavoro che, nel frattempo, si è allontanato da casa. Non per scelta (o almeno non sempre): con i prezzi degli immobili fuori portata nei grandi centri, affittare o comprare in periferia è spesso l’unica opzione praticabile. E dopo il covid questa esigenza si è trasformata presto in una tendenza.
C’è però un rovescio della medaglio importante, che si ripercuote soprattutto nel portafoglio personale. Secondo l’analisi della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) di metà 2026, tra carburante, manutenzione, pneumatici e parcheggi si spendono circa 2.000€ l’anno solo per il tragitto casa-lavoro. E oggi la cifra è già superata: il 15 settembre l’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit ha rilevato una media self service sulla rete stradale di 2,120€/litro per la benzina e 2,231€/litro per il gasolio, con il diesel oltre 2,3€ in autostrada. Un dato che certifica ulteriori aumenti proprio nel mese di rientro in ufficio.
Quanto costa andare al lavoro in un anno
Il meccanismo che la Cna fotografa è semplice e spietato: oltre la metà del beneficio ottenuto sull’affitto rischia di essere assorbito dai costi necessari per raggiungere il luogo di lavoro. Una famiglia che risparmia 300€ al mese di canone ne restituisce buona parte alla pompa di benzina, dal meccanico e al parcometro. A rendere obbligata la scelta dell’auto è la mancanza di una rete di trasporto pubblico adeguata sulle direttrici periferia-città.
Il saldo cambia molto a seconda di dove si vive. A Milano il risparmio teorico su un’abitazione fuori città è di circa 5.400€ all’anno, ma oltre 2.300€ vengono assorbiti dalla mobilità: il vantaggio reale scende a poco più di 3.000€. A Roma il risparmio sfiora i 4.800€, gli spostamenti costano oltre 2.200€ e restano circa 2.600€. Firenze e Bologna si muovono sugli stessi valori.
Nelle città medie il quadro si capovolge. A Bari, Napoli, Perugia e Ancona la mobilità si mangia oltre due terzi del risparmio. Più a Sud, tra Potenza, Catanzaro, Salerno e Lecce, fino all’85-90% del vantaggio sul canone viene azzerato dalle spese di spostamento quotidiano. In sostanza, quindi, in questi centri ci si allontana per risparmiare e si finisce in pareggio.
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La simulazione: fai il conto del tuo tragitto
Il calcolo si fa in tre passaggi. Si moltiplicano i chilometri giornalieri andata e ritorno per i giorni lavorativi (qui 220). Si divide il totale per il consumo reale dell’auto (ipotesi 15 km/litro) e si moltiplica per il prezzo Mimit aggiornato (dati del 15 settembre 2026 per la simulazione). Infine si aggiunge tutto ciò che il carburante non copre: assicurazione, bollo, pneumatici, tagliandi, usura e svalutazione. Per questa seconda parte il riferimento ufficiale sono le tabelle ACI, qui usate a un valore indicativo di 0,45€/km, che varia per ogni modello.
| Tragitto A/R | Km annui | Solo carburante | Costo pieno (ACI 0,45 €/km) |
|---|---|---|---|
| 20 km/giorno | 4.400 | 622€ | 1.980€ |
| 40 km/giorno | 8.800 | 1.243€ | 3.960€ |
| 60 km/giorno | 13.200 | 1.864€ | 5.940€ |
Pedaggi e parcheggio restano fuori da qualsiasi tabella chilometrica e vanno sommati a parte. Il confronto con il treno o l’autobus diventa impietoso già sui 40 km al giorno: un abbonamento annuale regionale sta quasi sempre sotto i 250€, cioè meno di un quinto della sola benzina.
Le tabelle ACI 2026 e l’equivoco del rimborso
Le tabelle ACI 2026 sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 23 dicembre 2025 e valgono dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Indicano il costo chilometrico di esercizio per ogni modello, calcolato su una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui, e si consultano gratuitamente sul sito ACI previa registrazione selezionando categoria, marca e alimentazione. Il rimborso si ottiene moltiplicando il costo km per i chilometri percorsi.
Qui nasce una sorta di equivoco: il tragitto casa-lavoro non è una trasferta. L’indennità chilometrica esente riguarda gli spostamenti effettuati per conto dell’azienda, non il pendolarismo ordinario. E copre solo gestione e usura del mezzo: pedaggi e parcheggi vanno rimborsati separatamente, come spese documentate.
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Cosa può rimborsare l’azienda, cosa recupera il lavoratore
| Voce | Chi la copre | Regola |
|---|---|---|
| Abbonamento TPL pagato dal lavoratore | Contribuente | Detrazione Irpef 19% su max 250€, fino a 47,50€ (art. 15 TUIR) |
| Abbonamento TPL erogato o rimborsato dall’azienda | Datore di lavoro | Non concorre al reddito (art. 51 c. 2 lett. d-ter TUIR) |
| Trasferte con mezzo proprio | Datore di lavoro | Tabelle ACI, esente fuori Comune |
La detrazione vale per abbonamenti locali, regionali e interregionali, anche per familiari a carico, e richiede pagamento tracciabile dal 1° gennaio 2020. Restano esclusi biglietti singoli, carnet e alta velocità. Sul fronte aziendale, oltre agli abbonamenti compaiono nei piani di welfare convenzioni con i parcheggi e giornate fisse di lavoro da remoto: misure reali, ma quasi sempre limitate alle imprese medio-grandi. Chi lavora nelle piccole realtà, nel commercio o nella logistica continua a pagare il prezzo pieno, spesso con orari spezzati che raddoppiano gli spostamenti.
Partite IVA e artigiani: il lavoro si svolge in movimento
Per chi si muove tra cantieri, fornitori e clienti la mobilità non è un costo accessorio ma, anzi, fa parte del lavoro stesso. La Cna ha fatto i conti in tasca ad alcune categorie:
- un serramentista percorre mediamente 20.000 km all’anno, con costi superiori a 4.500€ per veicolo;
- un elettricista spende circa 5.600€ all’anno per spostarsi sul territorio;
- termoidraulici e manutentori, intorno ai 30.000 km, arrivano a 6.700€;
- gli installatori di impianti, fino a 35.000 km annui, sfiorano gli 8.000€ per ogni mezzo operativo.
Con benzina e gasolio stabilmente sopra i 2€ al litro, sono cifre che pesano sul margine di ogni commessa.
Il tempo, la voce che non entra in busta paga (ma sul work-life balance sì)
Restano le ore. Il pendolarismo è un lavoro dentro il lavoro: tempo non retribuito che incide su sonno, cura dei figli e gestione della casa. Su questo fronte, però, l’Italia non è il fanalino di coda europeo: secondo la ricerca SD Worx di settembre 2026 la media continentale è di 48 minuti al giorno, mentre Italia e Slovenia si fermano intorno ai 35 minuti, contro i 61 del Belgio e i 57 della Svezia. Il nodo italiano è il costo per chilometro, non la durata del viaggio.
«Casa e lavoro stanno diventando due poli sempre più distanti, servono risposte coordinate», ha commentato il presidente Cna Dario Costantini, chiedendo interventi sulle infrastrutture e sulla qualità del trasporto pubblico locale. Nel frattempo, il conto lo anticipano i lavoratori.