Nuovo limite per gli studenti stranieri in classe: cosa può cambiare con l’approvazione del decreto Meloni.
L’ascesa di Roberto Vannacci nei sondaggi sembra aver spinto Giorgia Meloni a contendere al generale il consenso dell’elettorato più a destra. In questa chiave si può leggere anche l’annuncio di un limite, fissato per legge, al numero di studenti stranieri in classe, con cui la presidente del Consiglio riporta al centro del dibattito il rapporto tra scuola e integrazione.
Una proposta che ha già sollevato le perplessità dei presidi, preoccupati soprattutto dalle difficoltà di applicarla nei quartieri con un’elevata presenza di famiglie straniere, ma che, alla prova del testo, potrebbe avere una portata meno restrittiva di quanto lascino intendere le dichiarazioni della premier.
In attesa del provvedimento, infatti, c’è una distinzione fondamentale da chiarire: secondo quanto riportato dai principali organi di stampa, nel calcolo della soglia non rientrerebbero tutti gli alunni con cittadinanza straniera, in quanto sarebbero esclusi quelli con cittadinanza di un altro Paese dell’Unione europea e quelli di seconda generazione con una buona conoscenza dell’italiano.
Una distinzione che potrebbe ridurre la platea interessata dal limite e che dovrà essere confermata dal testo.
Per capire quanti studenti stranieri potranno esserci in una classe bisognerà quindi attendere il provvedimento, distinguendo le novità annunciate dalle indicazioni già previste dalla circolare del 2010.
Quanti stranieri possono esserci oggi in classe
Prima di scendere nel dettaglio di cosa potrebbe cambiare con il “decreto Meloni”, facciamo chiarezza sulle indicazioni già previste per il numero di studenti stranieri in classe.
Il riferimento è la circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, emanata dall’allora ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini durante il governo Berlusconi.
Il documento riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana, senza escludere quelli provenienti da altri Paesi dell’Unione europea. La circolare stabilisce che questi studenti non debbano superare, di norma, il 30% degli iscritti in ciascuna classe: per esempio, 6 alunni su 20.
Si tratta però di un criterio organizzativo che ammette deroghe, non di un tetto assoluto. Il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale può infatti alzare la soglia quando gli alunni possiedono adeguate competenze linguistiche, come può accadere per chi è nato e cresciuto in Italia.
Può anche ridurla in presenza di una conoscenza dell’italiano insufficiente o di particolari complessità documentate.
Già oggi, quindi, la conoscenza della lingua incide sull’applicazione del limite. La stessa circolare ministeriale precisa inoltre che queste indicazioni servono a organizzare l’offerta scolastica e la composizione delle classi: non costituiscono vincoli posti ai genitori che iscrivono i figli.
Cosa può cambiare con il provvedimento annunciato da Giorgia Meloni
Ma se una circolare del 2010 prevedeva già un limite del 30%, cosa può cambiare con il provvedimento annunciato dalla presidente del Consiglio? La questione è che quel tetto non ha trovato piena applicazione, soprattutto nei quartieri con un’elevata presenza di famiglie straniere dove la distribuzione degli iscritti ha reso necessario il ricorso alle deroghe.
L’intenzione del governo è quindi fissare il numero massimo di studenti stranieri per classe attraverso una disposizione di legge, con l’obiettivo di rendere effettivo un limite che finora le scuole non sono sempre riuscite a rispettare. A questo si aggiungerebbero il divieto di indossare burqa e niqab negli istituti e l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico.
Per quanto riguarda la composizione delle classi, secondo le ultime indiscrezioni sul provvedimento, l’ipotesi è mantenere la soglia del 30%, escludendo però dal calcolo alcune categorie di studenti. Non verrebbero conteggiati gli alunni con cittadinanza di un altro Paese dell’Unione europea e quelli di seconda generazione con una buona conoscenza della lingua italiana.
Il limite, quindi, non riguarderebbe indistintamente tutti gli studenti senza cittadinanza italiana. Un bambino nato e cresciuto nel nostro Paese, con competenze linguistiche adeguate, potrebbe restarne escluso anche senza avere il passaporto italiano.
Ovviamente per adesso si tratta di anticipazioni: il testo dovrà chiarire i criteri di esclusione e, soprattutto, come verrà valutata la conoscenza dell’italiano.
Su questo aspetto emergerebbe una differenza rispetto alla circolare Gelmini: oggi le competenze linguistiche possono giustificare l’autorizzazione a superare il 30%; nella nuova impostazione anticipata, determinerebbero invece l’esclusione dal conteggio degli alunni interessati.
Rimane però il problema che ha ostacolato l’applicazione della precedente disposizione. Come rispettare il tetto nelle zone con un’alta concentrazione di famiglie straniere senza mandare i bambini in scuole lontane da casa? È la principale perplessità dei presidi, soprattutto per l’infanzia e la primaria, dove la vicinanza dell’istituto assume particolare importanza.
Valditara ha indicato una possibile soluzione nel coordinamento degli uffici scolastici territoriali, chiamati a distribuire gli studenti tra le classi e le scuole di vicinato, con la collaborazione degli enti locali anche sul fronte delle politiche abitative, per quanto abbia comunque ammesso che non si possono costringere gli alunni a studiare a diversi chilometri di distanza.
Il problema applicativo, quindi, esiste: vedremo in che modo il governo intenderà superarlo, conciliando il rispetto del tetto con il diritto allo studio e la possibilità per i bambini di frequentare una scuola vicina a casa. È su questo terreno che si misurerà la differenza tra l’annuncio e ciò che cambierà davvero nelle classi.