I mercati finanziari continuano a cercare di anticipare le mosse della banca centrale, che sembra essere diventata molto abile nel metterli in difficoltà. A seguito della comunicazione riguardante la decisione di politica monetaria del 14 settemebre, la bilancia pende da un lato verso un possibile abbassamento furturo dei tassi di interesse, favorito dalla deteriorata situazione economica nell’Eurozona, e dall’altro lato verso la possibilità di ulteriori rialzi, alimentata dalla preoccupazione per una potenziale ripresa dell’inflazione.
Il mercato cerca di anticipare questi sviluppi, interpretando ogni dato economico pubblicato dagli enti statistici, ma attualmente molti di questi dati risultano contraddittori, complicando ulteriormente la situazione.
In un contesto così complesso e difficile da interpretare, sorge la domanda se abbia senso aspettarsi una possibile interruzione dei rialzi (o un abbassamento) da parte della Banca Centrale Europea.
Rialzo dei tassi d’interesse: continua la lotta all’inflazione
Il 2022 passerà agli annali come la stagione dei rialzi, anno in cui, dopo un decennio di ribassi, la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea sono tornate nuovamente ad alzare in maniera considerevole il livello dei tassi d’interesse. Il 2023 non è da meno, specialmente per la BCE, la quale, con la giornata del 14 settembre, ha alzato i tassi sui depositi al 4% e quelli sui prestiti marginali al 4,75%. Il consiglio direttivo si è pronunciato sempre più determinato al raggiungimento del livello target, e l’innalzamento dei tassi di 25 punti base getta le basi per ulteriori possibili turbolenze economiche e finanziarie.
Le stime dell’inflazione, per quanto ribassate, sono viste al 2,1% solo nel 2025, lasciando intendere la possibilità che la BCE possa scegliere di mantenere inalterato il livello dei tassi per più tempo del previsto, alimentando il rischio economico nei Paesi dell’eurozona. Non a caso, nel comunicato della BCE si fa proprio riferimento al mantenimento di livelli di tassi d’interesse che, se mantenuti per un periodo «successivamente lungo», potrebbero combattere l’inflazione.
Le proiezioni per la crescita economica si sono sensibilmente ridimensionate allo 0,7% per il 2023, chiamata da molti una «non» crescita, uno scenario che non equivale a una recessione ma che neanche promette una robusta ripresa economica.
Presto la BCE inizierà a tagliare i tassi?
Sebbene sia stato specificato nel comunicato stampa e dalla stessa presidente della BCE, Christine Lagarde, che eventuali ulteriori rialzi nel livello del tasso d’interesse dipenderanno esclusivamente dai dati, evidenziando così la natura dipendente dai dati della banca centrale, al momento non si fa menzione di tagli, ma piuttosto di una possibile interruzione dei rialzi.
La Lagarde, al termine della riunione del consiglio direttivo, ha lasciato intendere che alcuni membri si sono mostrati favorevoli a un’interruzione nell’aumento dei tassi, facendo indirettamente presumere che l’idea abbia già iniziato a circolare all’interno del consiglio. Il mercato potrebbe infatti mettere in dubbio questa mossa e scommettere sull’effettiva possibilità di un’interruzione, data la debolezza economica che l’Europa sta attraversando in questo periodo storico.
EU50, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice EURO STOXX 50. Fonte: teletrader.com