Il private equity è entrato con forza nelle dinamiche del calcio europeo e la sua espansione sembra essere solo all’inizio con conseguenze sul medio lungo periodo che non sono facilmente immaginabili. Tra investimenti in singoli club e operazioni che coinvolgono interi campionati in Europa, i fondi stanno modificando con rapidità e decisione quelli che erano equilibri e assiomi che si pensava fossero acquisiti e difficilmente scalfibili. I club, nella maggior parte dei casi, erano di proprietà di una singola figura, un presidente proprietario che aveva voce in capitolo su tutti quelli che erano gli aspetti sportivi e operativi di una squadra di calcio. Oggi invece per molte realtà sportive del calcio europeo non è più così, con i fondi di investimento che fiutato un potenziale affare dal ritorno economico pronosticabile non hanno perso grande tempo. In tutto questo gli anni del Covid hanno avuto un ruolo dirompente.
Alla fine del 2023 più di un terzo delle squadre dei cinque maggiori campionati europei beneficia del sostegno di fondi
La pandemia infatti ha dato uno scossone violentissimo a un sistema che in troppi casi si reggeva su squilibri economici che sul medio lungo periodo non avrebbero potuto reggere. Eppure fino a che in qualche modo si è riusciti ad andare avanti nessuno, o pochi, si sono posti il problema di quello che sarebbe potuto essere in futuro. Le conseguenza del Covid invece si sono abbattute con vigore sui conti e sui numeri del calcio europeo, lasciando molte situazioni alle prese con buchi e voragini economiche che un singolo imprenditore, presidente o proprietario difficilmente avrebbe potuto gestire. Ecco che allora i fondi in pochi anni sono diventati da novità curiosa a realtà sempre più consolidata nella proprietà di squadre di calcio europee.
Secondo un rapporto pubblicato alla fine dello scorso anno dalla società di dati finanziari PitchBook, citato da Associated Press, più di un terzo delle squadre dei cinque maggiori campionati europei attualmente beneficia del sostegno finanziario di private equity, venture capital o società di debito privato. Tutte queste realtà, in totale, hanno investito circa 5 miliardi di euro in Spagna, Francia, Italia, Germania e Inghilterra, rispetto a meno di 66 milioni di euro nel 2018. C’è chi ha voluto «esagerare» diventando per esempio proprietario di più realtà calcistiche: è il caso per esempio di 777 Partners, con sede a Miami, che è entrato nel business della proprietà di club alcuni anni fa e oggi ha partecipazioni nel Genoa in Italia, nel Vasco da Gama in Brasile, nello Standard Liege in Belgio, nella Red Star in Francia, nel Melbourne Victory in Australia, nell’Hertha Berlino in Germania e Siviglia in Spagna. In Italia poi ci sono i casi molto visibili delle proprietà di RedBird con il Milan e da pochi giorni di Oaktree con l’Inter.
C’è chi investe direttamente sui campionati
Non solo investimenti in singole squadre, magari su più campionati diversi tra loro. C’è anche chi ha risalito l’immaginaria piramide calcistica di alcuni paesi arrivando a iniettare somme importanti direttamente ai vertici del pallone. É per esempio il caso di CVC che ha investito quasi 2 miliardi di euro nel campionato spagnolo all’interno di in un accordo a lungo termine con La Liga. Non sono mancati voci, pesanti, di dissenso su questo accordo. Real Madrid e Barcellona hanno rifiutato l’accordo con CVC affermando che era più sensato dal punto di vista finanziario per gli investitori che per i club. Anche l’Athletic Bilbao si è tirato fuori e, insieme al Real Madrid, ha fatto causa alla Liga.
Diverso quello che è successo in Bundesliga, da sempre un caso particolare quando si tratta di proprietà dei club o investimenti sul campionato stesso. I tifosi, infatti, secondo le regole del calcio tedesco, hanno ancora un ruolo importante nei processi decisionali dei club e sono dei veri azionisti delle squadre, non solo le persone che riempiono lo stadio nei giorni delle partite. Così quando la lega di calcio tedesca DFL ha tentato di coinvolgere un investitore di private equity per la commercializzazione globale della Bundesliga i tifosi hanno protestato, temendo un’eccessiva influenza da parte degli investitori su questioni come gli orari del calcio d’inizio delle partite. Il piano non è riuscito a ottenere la necessaria maggioranza dei due terzi tra i 36 club che compongono la prima e la seconda Bundesliga e dell’accordo non se ne è più fatto nulla.
Perché i fondi investono nel calcio
Questi sono solo alcuni esempi che però lasciano intravedere con chiarezza che c’è una strategia dei fondi per intervenire sul calcio europeo. I motivi sono presto detti: Nicolas Moura, analista di Morningstar PitchBook, spiega: «Le società calcistiche rappresentano la tipologia di business ideale per i fondi di private equity: sono spesso fortemente indebitate, offrono l’opportunità di migliorare la gestione, presentano una struttura di costi molto pesante che necessita di essere razionalizzata (in primis gli ingaggi dei giocatori), operano in un settore con elevate barriere all’ingresso, quindi, con una concorrenza limitata, e hanno un alto potenziale di crescita. Questo business tende a essere poco correlato con l’economia in generale, dato che le entrate derivanti dai diritti televisivi e dai biglietti sono influenzate solo leggermente dalla congiuntura, e completamente de-correlato dalle altre attività finanziarie». Insomma, investimento iniziale «relativo» che ha buone possibilità di vedere importanti multipli economici in un arco di tempo ridotto per le logiche di un fondo di investimento. Il calcio, insomma, trattato come un’azienda. Può intrigare oppure può distruggere ogni fantasia da tifoso. Si tratta, però, della realtà dei fatti.