Premi di produttività all’1% anche nel 2027. Chi ne ha diritto (e quanto si risparmia)

Emanuele Di Baldo

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Premi di produttività 2027, tassazione all’1% fino a 5.000 euro: requisiti, limite di reddito, calcolo del risparmio e tutte le novità della Manovra 2027.

Premi di produttività all'1% anche nel 2027. Chi ne ha diritto (e quanto si risparmia)

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Una delle novità della Manovra riguarda i cosiddetti premi di produttività. Il conto è presto fatto: su un premio di produttività da 5.000 euro, nel 2027 il Fisco ne tratterrà appena 50. E non si tratta di una novità della Legge di Bilancio 2027 ma di un’agevolazione già scritta nella Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199 del 30 dicembre 2025), che ha fissato l’imposta sostitutiva all’1% per i premi erogati nel biennio 2026-2027. La partita vera, semmai, si gioca sul dopo. Ma chi ne ha diritto e quanto vale davvero in busta paga?

Come funziona la tassazione dei premi di produttività nel 2027

In condizioni normali un premio aziendale si somma allo stipendio e viene tassato con le aliquote IRPEF ordinarie, più le addizionali regionali e comunali. Per un lavoratore che rientra nello scaglione del 33%, ogni 100 euro di premio ne valgono 33 di sola IRPEF.

Il regime agevolato previsto dall’articolo 1, comma 182, della legge 208/2015 ribalta la prospettiva: sul premio si applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF e addizionali. L’aliquota strutturale è del 10%, già ridotta al 5% fino al 2025. Il comma 9 dell’articolo 1 della legge 199/2025 l’ha poi portata all’1% per i premi e per le somme di partecipazione agli utili erogati nel 2026 e nel 2027, alzando contestualmente il tetto agevolabile da 3.000 a 5.000 euro lordi.

In altre parole, per il 2027 l’agevolazione è già operativa e non ha bisogno di proroghe.

Chi ha diritto alla detassazione dei premi aziendali

Qui il discorso si fa più selettivo. L’imposta all’1% spetta ai dipendenti del settore privato che nell’anno precedente hanno percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro: per i premi incassati nel 2027 conta quindi il reddito del 2026. Può accedervi anche chi, nell’anno precedente, non aveva redditi da lavoro dipendente.

Non basta però chiamare «premio» una somma in più. L’importo deve essere legato a incrementi misurabili di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione ed essere erogato in esecuzione di contratti aziendali o territoriali sottoscritti da sindacati comparativamente più rappresentativi, RSA o RSU, e regolarmente depositati. Il classico bonus discrezionale deciso dal datore di lavoro resta fuori e sconta la tassazione ordinaria. Il tetto di 5.000 euro, inoltre, va calcolato su tutti i premi percepiti nell’anno, anche se arrivano da contratti o datori di lavoro diversi.

La platea è importante, come testimoniato dal recente report del Ministero del Lavoro aggiornato al 15 ottobre 2026 conta 18.951 contratti attivi (erano 17.936 un mese prima) e 5.015.819 lavoratori indicati come beneficiari. Le misure di welfare compaiono in 12.549 contratti, superando gli obiettivi di redditività (12.131). Il dato riguarda i beneficiari indicati nei contratti depositati, non i premi effettivamente pagati.

Fino a 5.000 euro: quanto si risparmia davvero

Numeri alla mano, il vantaggio è netto. Su un premio agevolabile di 5.000 euro l’imposta sostitutiva all’1% vale 50 euro. Con l’aliquota strutturale del 10% si arriverebbe a 500 euro: una differenza di 450 euro a parità di base imponibile. Se lo stesso importo fosse tassato con IRPEF ordinaria al 33%, il prelievo salirebbe a 1.650 euro, addizionali escluse.

Più vicino alla realtà della maggior parte dei lavoratori è il caso del premio medio. Secondo il Ministero del Lavoro, al 15 giugno 2026 il valore annuo medio era di 1.812,36 euro: con l’1% l’imposta si ferma a circa 18 euro, contro i circa 181 che si pagherebbero con il 10%.

Attenzione, però, a chi supera la soglia. Con un premio da 6.000 euro i primi 5.000 restano all’1% (50 euro), mentre i 1.000 eccedenti tornano a IRPEF e addizionali ordinarie: con un’aliquota marginale del 33% sono 330 euro di sola IRPEF. Si tratta di simulazioni illustrative: il risparmio effettivo dipende dalla posizione fiscale di ciascun lavoratore.

Premi di risultato convertiti in welfare: cosa cambia

Esiste poi una strada alternativa, che per molti lavoratori risulta persino più conveniente: convertire il premio, quando il contratto lo prevede, in beni e servizi di welfare aziendale, come il rimborso delle spese scolastiche o i contributi alla previdenza complementare e all’assistenza sanitaria integrativa. In questo caso, entro i limiti propri di ciascuna voce, la quota scelta sotto forma di benefit non sconta nemmeno l’1%.

Restava un dubbio: il nuovo tetto di 5.000 euro valeva anche per la quota convertita? La risposta è arrivata con la risoluzione n. 22/E del 9 giugno 2026 dell’Agenzia delle Entrate, che ha esteso il limite anche ai premi trasformati in welfare. Il plafond resta però unico: la somma tra parte in denaro e parte in benefit non può superare 5.000 euro.

Cosa prevede la Manovra 2027 sui premi di produttività

Il disegno di legge di Bilancio approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026 non modifica le regole sui premi per il prossimo anno, che restano quelle della legge 199/2025. Le ricostruzioni delle misure collocano l’imposta all’1% tra le conferme, accanto alla detassazione al 5% degli aumenti da rinnovo contrattuale, e Giorgia Meloni ha stimato che la sola detassazione dei premi possa valere oltre 1.000 euro l’anno.

La novità per i lavoratori è un’altra: il premio da 2.500 euro per gli under 30 tassato all’1%, misura distinta dai premi di produttività. Resta aperto il nodo del 2028: senza un nuovo intervento, il regime tornerebbe al 10% con tetto a 3.000 euro. Sarà l’esame parlamentare, da chiudere entro il 31 dicembre, a chiarire se l’1% verrà allungato oltre il 2027.

Premi di produttività 2027, domande frequenti

L’1% si applica a tutti i bonus in busta paga?

  • No. Solo ai premi previsti da contratti aziendali o territoriali depositati e collegati a incrementi misurabili; i bonus discrezionali seguono la tassazione ordinaria.

Il limite di 5.000 euro è netto o lordo?

  • Lordo: è l’importo massimo del premio su cui si applica l’imposta sostitutiva.

La detassazione vale anche per i dipendenti pubblici?

  • No, l’agevolazione è riservata ai lavoratori dipendenti del settore privato.

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