Bonus 2.500 euro under 30 nel 2027, come funziona il premio tassato all’1% e quanto resta in busta paga

Giacomo Astaldi

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Meloni lo ha presentato come un premio per i giovani che iniziano a lavorare, il comunicato del governo lo descrive come una tassazione all’1% sugli aumenti in busta paga degli under 30. Ecco chi può averlo, cosa cambia tra dodici rate e pagamento unico e quanto resta in tasca nei due scenari possibili.

Bonus 2.500 euro under 30 nel 2027, come funziona il premio tassato all'1% e quanto resta in busta paga

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Per un ragazzo al primo contratto, 2.500 euro in più l’anno possono fare la differenza tra restare a casa dei genitori e pagare la caparra di un affitto. È con questa promessa che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato, nella conferenza stampa del 28 ottobre sulla legge di Bilancio 2027, il nuovo premio per i lavoratori under 30, «2.500 euro tassati all’1%», da ricevere in dodici mensilità o in un’unica soluzione, con l’obiettivo dichiarato di convincere i giovani che per costruirsi un futuro non serve fare le valigie.

Dietro lo slogan c’è però un meccanismo più preciso, e meno automatico, di quanto l’annuncio lasci immaginare. Il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri non parla di un bonus versato dallo Stato ma di un’imposta sostitutiva dell’1% sugli incrementi del reddito da lavoro dipendente dei giovani lavoratori, da applicare per il 2027 «entro specifici limiti di reddito e di importo». Il testo del disegno di legge non è ancora disponibile, e diversi dettagli decisivi li conosceremo solo da lì. Vediamo cosa si sa, cosa manca e quanto può valere davvero.

Cos’è il premio under 30 e come funziona

Le somme in più che un giovane dipendente riceverà in busta paga nel 2027 non saranno tassate con l’Irpef, che parte dal 23%, ma con un’imposta sostitutiva dell’1%, entro i limiti di importo che fisserà il testo e che secondo l’annuncio di Meloni corrispondono a 2.500 euro. In pratica, su 2.500 euro il prelievo fiscale si ferma a 25 euro, per un netto di 2.475 euro.

Perché l’agevolazione scatti, serve che la retribuzione cresca e il testo dovrà chiarire quali aumenti contano, se solo quelli decisi dall’azienda o anche quelli legati a rinnovi contrattuali e promozioni. In ogni caso, la manovra rende più conveniente per il datore di lavoro riconoscere un aumento, perché quasi tutto l’importo finisce nelle tasche del dipendente. Il Governo non ha ancora spiegato rispetto a che cosa si misura l’incremento, se rispetto allo stipendio dell’anno precedente o in altro modo, né se debba trattarsi di un aumento stabile o anche di una somma una tantum. Sono i primi punti che il testo dovrà chiarire.

Chi ne ha diritto al bonus di 2.500 euro?

Secondo le informazioni disponibili, la misura riguarda i lavoratori dipendenti con meno di 30 anni, la soglia indicata da Meloni in conferenza stampa. Il comunicato parla genericamente di «giovani lavoratori» e di «reddito da lavoro dipendente», un riferimento che fa ritenere esclusi gli autonomi e le partite Iva.

Per sapere chi potrà davvero beneficiarne mancano però tre informazioni:

  • il limite di reddito, che il comunicato cita senza quantificarlo;
  • la tipologia di contratto, perché non è stato detto se valga solo per i contratti a tempo indeterminato o anche per quelli a termine e di apprendistato;
  • per chi compie 30 anni durante il 2027 non è chiaro se l’agevolazione si interrompa dal mese successivo o valga per tutto l’anno.

Meglio 12 mensilità o tutto insieme?

Meloni ha spiegato che il premio si potrà ricevere «tanto in 12 mensilità quanto in un’unica soluzione». Dal punto di vista fiscale la scelta non cambia nulla, perché l’aliquota è fissa all’1% e il prelievo resta lo stesso sia che la somma arrivi in dodici rate sia che arrivi tutta insieme.

La differenza è tutta nella gestione dei soldi, poiché le dodici rate portano 208,33 euro lordi in più ogni mese, un aiuto costante per chi deve far quadrare affitto e spese correnti. Il pagamento unico, invece, mette a disposizione una somma consistente in un colpo solo, più utile per un deposito cauzionale, l’acquisto di un’auto o un fondo di emergenza.

Se il premio viene pagato mese per mese insieme allo stipendio, chi lascia il lavoro durante l’anno riceverà dal datore solo le rate dei mesi lavorati, salvo regole diverse nel testo. Resta infine da capire se a scegliere tra le due modalità sarà il lavoratore o l’azienda, perché in conferenza stampa non è stato specificato.

Quanto resta di netto?

Il netto dipende da un’informazione che ancora manca, cioè se sul premio si pagheranno i contributi previdenziali. Gli aumenti in busta paga di norma li scontano, e per un dipendente del settore privato la quota a suo carico è di circa il 9,19%. Per questo mettiamo a confronto due scenari.

Se il premio fosse esente da contributi, sui 2.500 euro si pagherebbero solo 25 euro di imposta e resterebbero 2.475 euro netti, cioè 206,25 euro al mese su dodici mensilità. Se invece i contributi fossero dovuti, l’imponibile scenderebbe a 2.270,25 euro, l’imposta all’1% sarebbe di 22,70 euro e il netto si fermerebbe a 2.247,55 euro, circa 187,30 euro al mese.

Il confronto con la tassazione ordinaria aiuta a capire quanto vale lo sconto. Nello scenario con i contributi, la stessa somma tassata con l’Irpef lascerebbe 1.748,09 euro netti a chi è nel primo scaglione, quello al 23%, e 1.521,07 euro a chi è nel secondo, al 33%. Il vantaggio della nuova imposta va quindi da circa 499 a circa 726 euro l’anno.

ScenarioImponibileImpostaNetto annuoNetto mensile (12)
Premio all’1%, senza contributi 2.500 euro 25 euro 2.475 euro 206,25 euro
Premio all’1%, con contributi 2.270,25 euro 22,70 euro 2.247,55 euro 187,30 euro
Irpef ordinaria al 23%, con contributi 2.270,25 euro 522,16 euro 1.748,09 euro 145,67 euro
Irpef ordinaria al 33%, con contributi 2.270,25 euro 749,18 euro 1.521,07 euro 126,76 euro

Nei calcoli non sono considerate le addizionali regionali e comunali. Non sappiamo ancora se l’imposta sostitutiva le sostituisca, come avviene per il 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali. Resta da chiarire anche se queste somme conteranno nel calcolo del reddito per le detrazioni, per l’Isee o per l’accesso ad altri bonus.

Fringe benefit fino a 2.000 euro per gli under 30

Per i giovani c’è anche una seconda novità, meno annunciata ma già scritta nel comunicato. Il limite di esenzione dei fringe benefit per i lavoratori con età non superiore a 30 anni sale a 2.000 euro. Oggi la soglia esentasse è di 1.000 euro e arriva a 2.000 solo per chi ha figli a carico, quindi la manovra raddoppia il tetto per gli under 30 anche senza figli.

Anche in questo caso la decisione spetta all’azienda, che deve riconoscere buoni spesa, rimborsi o altri benefit. Per un giovane con aliquota al 23%, i 1.000 euro in più esentasse valgono fino a 230 euro di Irpef risparmiata. Sommato al premio all’1%, il pacchetto può arrivare a 4.500 euro di somme agevolate in un anno, sempre che il datore di lavoro scelga di riconoscerle.

Quando arriva il premio?

L’agevolazione è prevista per il 2027, ma non scatterà prima che la legge di Bilancio sia approvata dal Parlamento, entro il 31 dicembre, e solo dopo che le norme avranno fissato limiti di reddito, importi e modalità. Durante l’esame parlamentare la misura potrebbe anche cambiare.
Aggiorneremo questo articolo appena sarà disponibile il testo del disegno di legge.

Attenzione: le informazioni di questo articolo si basano sul comunicato del Consiglio dei ministri n. 195 e sulla conferenza stampa del 28 ottobre 2026. Il testo della legge di Bilancio 2027 non è ancora disponibile. Gli esempi sono stime elaborate da Money.it su un dipendente del settore privato, con contributi a carico del lavoratore pari al 9,19%, e non comprendono le addizionali regionali e comunali.

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