Perché OpenAI rimanda l’IPO? Per Altman rischio estinzione inaccettabile, sell off su azioni AI

Laura Naka Antonelli

14/09/2026

Niente IPO per OpenAI nel 2026. Lo ha annunciato Altman, definendo inaccettabile il rischio di un’estinzione. Vendite su titoli AI, mentre c’è anche nuovo alert Anthropic.

Perché OpenAI rimanda l’IPO? Per Altman rischio estinzione inaccettabile, sell off su azioni AI

Non ci sarà nessuna IPO di OpenAI, società che ha creato ChatGpt, nel 2026.

Ad annunciarlo è stato il CEO di OpenAI Sam Altman, citando ragioni di sicurezza legate all’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI), che rendono “inaccettabile” il rischio del 10% che l’AI finisca per provocare l’estinzione degli esseri umani entro la fine del decennio.

Niente IPO OpenAI nel 2026, l’annuncio di Altam. “Non è il momento più adatto”

Il rinvio dello sbarco in Borsa di OpenAI sta provocando reazioni immediate sulle borse di tutto il mondo: cadono le azioni del settore hi-tech, soprattutto i titoli AI.

In un’intervista rilasciata al magazine Fortune, Altam ha dato la seguente motivazione alla decisione di rimandare l’IPO di OpenAI: “Credo davvero che, considerando tutto quanto sta accadendo con la sicurezza, questo momento non sia il più adatto” per far sbarcare in Borsa il gruppo.

Altman ha continuato, aggiungendo che, d’altronde, OpenAI “non fa fronte ad alcuna pressione” per lanciare un’IPO.

Rischio estinzione umana entro 10 anni? Altman commenta alert Anthropic

Alla domanda se ci sia davvero il rischio del 10% di un’estinzione degli esseri umani a causa dell’AI, il CEO ha risposto di non sapere come sia stato possibile arrivare a elaborare una tale previsione, avvertendo tuttavia che la minaccia è talmente seria da dover indurre le società di AI e gli stessi governi ad agire in modo tale che un pericolo del genere venga scongiurato:

“Che si tratti del 10% o dell’8% o del 6%, la questione è che abbiamo tutti una responsabilità enorme, e non possiamo consentire al nostro ego o agli incentivi sui profitti o a qualsiasi altra cosa di mettersi in mezzo”.

Di conseguenza, “accogliamo con favore un quadro normativo federale che stabilisca requisiti di sicurezza uniformi per l’AI di frontiera”, ha scritto Sam Altman in un post pubblicato su X poco dopo la mezzanotte di lunedì, aggiungendo che “nessuna pressione competitiva da parte degli Stati Uniti può giustificare comportamenti irresponsabili ”.

Il manager ha presentato due possibili scenari in cui i progressi dell’AI potrebbero andare a finire “molto male”: da un lato, il rischio di perdere il controllo del futuro a favore dell’AI e, dall’altro, quello di un’eccessiva concentrazione del potere nelle mani di una singola persona o società.

Nuovo alert da Anthropic, la frase del CEO Dario Amodei

Sam Altman non è stato l’unico a far sentire la sua voce in questi ultimi giorni, dopo l’alert arrivato da Anthropic.

A parlare è stato anche Dario Amodei, CEO di Anthropic, che ha auspicato un rallentamento nello sviluppo dei modelli AI, sottolineando che, se le società del comparto non azioneranno il freno, nel giro di sei-dodici mesi l’IA potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti capace di prendere il controllo di Internet.

Tra le voci più autorevoli nel settore dell’IA, Amodei ha presentato con un un post sul proprio sito un piano per rafforzare i controlli sull’industria, spiegando che Anthropic, che tra l’altro contriariamente a OpenAI sarebbe pronta a fare il suo debutto in Borsa, si sta già muovendo in tal senso.

Così il numero uno di Anthropic:

“Credo che, se rallentare lo sviluppo ci consentisse di guadagnare anche solo uno o due anni prima che i modelli raggiungano livelli critici di capacità, e utilizzassimo quel tempo per fare progressi sul fronte dell’allineamento, potremmo ridurre significativamente il rischio che qualcosa vada davvero storto”.

Sell off sulle azioni AI, dall’Asia all’Europa. Male in premarket titoli Wall Street

E così, in una sessione per l’azionario globale caratterizzata di nuovo dall’effetto del rialzo dei prezzi del petrolio, vanno giù soprattutto le azioni del settore tecnologico, che scontano la paura delllo smorzarsi della febbre per l’AI.

In Asia, le azioni dei colossi sudcoreani SK Hynix e Samsung Electronics hanno chiuso in calo rispettivamente di oltre il 6% e il 4%.

In Giappone, le azioni di SoftBank, uno dei maggiori investitori di OpenAI, hanno sofferto un tonfo del 10%.

In Europa, anche i titoli dei semiconduttori e le altre azioni legate all’intelligenza artificiale hanno registrato forti ribassi nelle prime contrattazioni: ASML, colosso delle apparecchiature per la produzione di chip, perde più del 4%, Nokia arretra del 5%, mentre Infineon cede più del 6%.

Male anche le azioni di altre società coinvolte nello sviluppo delle infrastrutture per i data center, tra cui Siemens Energy e Schneider Electric.

Le vendite non risparmiano le principali azioni del comparto AI scambiate nelle contrattazioni pre-market negli Stati Uniti, come Micron, Intel e Nvidia.

Pressioni anche sui titoli degli hyperscaler come Microsoft, Amazon e Alphabet.